Ci siamo presi una settimana, aspettando che la mente si raffreddasse prima di ragionare sulla retrocessione del Livorno. Nove giorni dopo il funesto 2-2 contro il Lanciano (che deve ancora confrontarsi con la giustizia sportiva), possiamo valutare la stagione degli amaranto, che si è conclusa nel modo peggiore e più impensabile fino ad almeno metà stagione. E’ stata una débâcle completa, un vertiginoso crollo che ha portato il Livorno ad una retrocessione bruciante, con una formazione che sulla carta poteva ambire ai playoff e che di sicuro aveva le carte in regola per mantenere la serie in una tranquilla metà classifica. Non è stato così, è arrivata la retrocessione in una partita che era in pieno controllo per i labronici, terminata invece con un pareggio rocambolesco, contro la diretta concorrente Lanciano. Una partita che sancisce il ritorno del Livorno in quella terza serie abbandonata nel 2002.

CHE CALO! – Eppure tutto era iniziato sotto i migliori auspici: cinque vittorie nelle prime cinque partite con il confermato Christian Panucci al timone della squadra, poi l’ambiente inizia a deteriorarsi, qualche frattura collettiva col Presidente Aldo Spinelli si trasforma in una vera propria falla che crea smottamenti continui, i quali portano ad una precipitosa discesa nelle gerarchie. La squadra entra in una crisi di gioco consistente, e gli esperti Vantaggiato, Fedato, Biagianti non fanno più la differenza, tant’è che nel tremendo girone di ritorno il giocatore che si distingue di più è il centrocampista classe 1995 Mattia Aramu, arrivato in prestito dal Torino per vagare in un deserto dove riesce però a farsi notare consacrandosi per la Serie B: 5 gol, due che stavano per risultare decisivi nel match clou contro il Lanciano (di cui uno su una bella punizione). Al contempo, Spinelli va nel pallone, e dopo la brutta flessione opta per l’avvicendamento in panchina di Panucci, cui subentra l’esperto Bortolo Mutti, che effettivamente lascia il segno, ma in negativo: 2 punti in 10 giornate. Il ritorno di Panucci non inverte la rotta e dopo la sconfitta contro il Trapani, il 19 marzo, arriva il secondo esonero, per puntare ancora su un uomo di esperienza: Franco Colomba, che dura fino al 16 aprile dopo quattro sconfitte in quattro partite. La quarta carta in panchina è la soluzione interna Ezio Gelain, già allenatore l’anno prima in sostituzione di Gautieri. La squadra è penultima con 33 punti e serve un miracolo che non era previsto. Ma come la Sampdoria che retrocesse in B dopo aver sfiorato la Champions, il Livorno non è pronto ad una salvezza che non aveva tenuto in considerazione, sebbene la squadra reagisca ottenendo risultati importanti: come prova d’orgoglio finale, alla vittoria col Latina segue un brutto 3-1 contro la sfidante per la salvezza Salernitana, poi due pareggi di cui uno contro il Cagliari, sino alla vittoria con l’Ascoli che riapre i giochi. Ora serve battere il Lanciano per agguantare almeno i playout.

INFERNO – Nel match dell’anno succede tutto quello che non deve succedere, e per i labronici sarà una partita maledetta (qui gli highlights). Aramu sale in cattedra nella prima parte della gara e porta il Livorno sul 2-0, trascinato dalla bolgia dell’Armando Picchi (di cui si è commemorata la morte venerdì 27 maggio, 45 anni dalla sua scomparsa, qui un approfondimento de Il Tirreno). Nel secondo tempo succede davvero di tutto: Ferrari simula in area ma Nasca estrae il rosso per il portiere amaranto Ricci, espulso. Entra Carlo Pinsoglio, già nel mirino dei tifosi dopo alcune prove sottotono e determinanti incertezze tra i pali. Il rigore nato da una simulazione permette al Lanciano di accorciare le distanze, ma il peggio deve ancora arrivare: con il peso della prestazione sulle spalle, Pinsoglio va a farfalle in uscita sugli sviluppi di una punizione spennellata in area. Il portiere non blocca il pallone che gli scivola tra le mani per arrivare al neo-entrato Turchi: è 2-2, per Pinsoglio e disperazione ed è l’errore decisivo per la retrocessione del Livorno, che fallisce il 3-2 con Vantaggiato.

Finisce con Spinelli incredulo (e chiamato a fare mea culpa), che poco tuonerà contro la terna arbitrale, responsabile di molti errori durante il corso della gara, ma non del violento calo di gioco dei labronici. Pinsoglio verrà letteralmente picchiato dagli inferociti tifosi che tutto potevano aspettarsi tranne che una retrocessione così amara, arrivata in 90’ con una serie di concause quasi divine: a nulla è servita la reazione nelle gare finali, nel match più importante il Livorno ha fatto un vero e proprio fa e disfa, sebbene la dea bendata si sia tenuta ben lontana dall’ Ardenza. In attesa di sviluppi della giustizia sportiva, il Livorno si rende protagonista di un record: prima squadra retrocessa sul campo dopo essere stata capolista solitaria. Gli altri casi simili, sono figli di questioni extra-sportive, alle quali i labronici ora devono aggrapparsi per non vedersi legittimata la retrocessione che li inserisce tra i bocciati della stagione.

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