Quel momento lo aveva sognato per anni. Tanti anni. Poi, come spesso accade nella vita, nel pieno delle storie più belle qualcosa va storto, come non doveva. Ma proprio in quel momento gli uomini dimostrano di essere tali e cominciano a ricostruire un percorso che li rende più forti, quasi inarrivabili per spirito e convinzione. Quella di Fabio Pisacane non è solo una delle tante storie di calcio, è una delle state storie nel calcio. Trent’anni compiuti lo scorso 28 gennaio, un’infanzia di grandi attenzioni nella sua Napoli e presto quel treno per realizzare il sogno di diventare calciatore. A 14 anni arriva la chiamata delle giovanili del Genoa, una gioia immensa che di lì a poco, però, viene avvolta dal mistero di una brutta malattia.

Una mattina qualunque, all’improvviso, la giovane promessa resta a letto e non riesce più a muoversi: la prognosi medica individua la sindrome di Guillain-Barrè, malattia rara che si manifesta con una progressiva paralisi agli arti e che può causare la morte se interessa i muscoli dell’apparato respiratorio e del sistema nervoso. Fabio non molla, lotta, come un vero campione. Fino a vincere la battaglia più importante della sua vita e tornare in campo, contrariamente a quanto prospettato dai medici. Il treno del grande calcio per lui sembra comunque passato e così resta nel giro dei campi di Serie C e B, in quel calcio di secondo piano nel quale, nel 2001, trova il coraggio di denunciare una proposta ricevuta per una combine: rifiuta 50 mila euro offerti dal direttore sportivo del Ravenna per avere la meglio sulla sua Lumezzane.

Fabio corre e di non lesina sacrifici, fino a conoscere Massimo Rastelli, con il quale si crea subito un forte legame tanto che il tecnico, credendo nelle sue potenzialità, gli promette di portarlo in Serie A. Alla quarta giornata di Serie A, con la maglia del Cagliari, la sua grande occasione, a trent’anni suonati: Fabio Pisacane, detto “il guerriero” ha collezionato la sua prima presenza in Serie A della sua carriera. Contro l’Atalanta quei novanta minuti sognati una vita intera, mentre la testa tornava inevitabilmente indietro di dieci anni ripercorrendo corsie di ospedali e scenari drammatici. A fine partita le lacrime in sala stampa spazzano via pensieri negativi, paure silenziose trattenute per anni: Fabio Pisacane in Serie A è un esempio per tanti.

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