28 maggio 2016. Sta per scoccare la mezzanotte quando Diego Pablo Simeone si presenta davanti ai microfoni per parlare con i giornalisti. Il ‘Cholo‘ ha appena perso la seconda finale di Champions League in tre anni, per giunta di nuovo contro gli odiati ‘cugini’ del Real Madrid. E’ una botta terrificante da digerire.

“Il mio ciclo con i ‘Colchoneros’ finito? Ci devo pensare. Intanto si va a casa a leccarsi le ferite. Abbiamo dato tutto, ho un gruppo di calciatori forti”. Per la prima volta, a partire da quel 23 dicembre del 2011 in cui il tecnico argentino è tornato nel ‘suo’ Atletico in veste di allenatore, si profila seriamente la possibilità che Simeone lasci il Vicente Calderon.

In un quinquennio, d’altronde, l’ex centrocampista di Lazio e Inter ha conquistato in biancorosso ben cinque trofei, tra cui la storica Liga del 2014 (giunta a distanza di diciotto anni dall’ultimo trionfo) contro le corazzate Barcellona e Real Madrid.

Il destino, invece, è stato ben più amaro riguardo alla più importante competizione europea per club: due finali perse contro il Real in modo incredibile. Nel 2014, ci pensò Sergio Ramos a tempo praticamente scaduto a frantumare i sogni di Simeone & co. mentre ora è la maledetta roulette dei rigori a trasformare ancora in un incubo una serata che poteva diventare storica per ogni tifoso dell’Atletico.

Il ‘Cholo’ riflette concretamente sull’idea di abbandonare i ‘Colchoneros’. Pensa che, probabilmente, oltre questi livelli sia difficile potersi spingere. Alla fine, tuttavia, il cuore prevale sulla ragione e Simeone decide di voler rialzare la testa insieme ai ‘suoi’ ragazzi e ai ‘suoi’ tifosi.

Il mercato estivo porta Gaitan, Vrsaljko ed il centravanti Kevin Gameiro. Tre colpi per ripartire di slancio in patria ed in Europa.

La prima giornata della Liga mette di fronte il nuovo Atletico di Simeone con la neopromossa Alavés. Davanti al proprio pubblico, i ‘Colchoneros’ dominano in lungo ed in largo, pur sembrando ancora lontani dalla condizione migliore, ma non riescono ad avere la meglio sugli avversari fino al minuto 93. Rigore per i padroni di casa e debutto con gol per Gameiro. Sembra fatta. Sarebbero tre punti fondamentali anche per il morale dopo il tremendo finale di stagione passato. Al 95′, però, Manu Garcia pareggia e fissa il punteggio sull’1-1. Una squadra di Simeone che si fa raggiungere in pieno recupero mentre è in vantaggio, per giunta in casa; sembra impossibile invece è proprio così.

La settimana seguente, l’Atletico Madrid si reca sul campo di un’altra neopromossa: il Leganes, vera e propria matricola della Liga, alla prima esperienza in massima divisione. E’ un altro flop: finisce 0-0.

I ‘Colchoneros’ sembrano essersi smarriti. Il ‘Cholo’ è rimasto al comando ma la macchina perfetta si è inceppata. Come se non bastasse, a gettare benzina sul fuoco arrivano le parole della stella francese Griezmann: “Non possiamo continuare a giocare così altrimenti finiremo a lottare per non retrocedere. Dobbiamo tutti dare molto di più, io in primis”.

Il 4-4-2, la garra tipicamente argentina, la compattezza difensiva ed il contropiede rapido: tutti elementi che hanno contraddistinto l’avventura cholista a Madrid sin dal principio e che ora paiono essere lontani anni luce dall’undici del tecnico albiceleste.

Urge ritrovarsi, dal momento che c’è ancora una Liga praticamente intera da disputare con il ruolo di protagonisti ed una Champions League in cui battagliare con gli altri top club europei.

D’altronde, sono passati soltanto pochi mesi da quando il cosiddetto cholismo veniva osannato sulle pagine dei giornali di mezza Europa mentre Guardiola ed il suo ‘tiki taka’ erano sbeffeggiati per la loro inconsistenza. Non può essere cambiato tutto in 90 giorni, o no?

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