Avendo commentato la finale tra Real ed Atletico, che partita è stata?

A mio parere, si è visto sul campo quello che ci aspettavamo. Si è trattato di una partita tirata. Sono convinto che quando si arriva in finale di Champions League non sia mai per caso ed ero consapevole del fatto che l’Atletico Madrid, pur inferiore tecnicamente rispetto ai cugini, se la sarebbe giocata alla pari. Il Real, invece, è tutt’altro che una squadra imbattibile e ciò è emerso anche nella finale di San Siro. Credo che non siano arrivate in finale le migliori squadre però si tratta del fascino della Champions; in questa rassegna, infatti, non vince sempre il più forte ma vanno valutati anche altri fattori. Ci vuole fortuna nei sorteggi, magari la presenza di errori arbitrali e, soprattutto, una grande condizione atletica quando si arriva in fondo.

Il Real Madrid, quindi, non è la squadra migliore in Europa

Secondo me no. Il Barcellona di Luis Enrique, il Bayern di Guardiola e, a tratti, anche la Juventus hanno dimostrato di essere migliori di chi ha vinto. Ci può stare, però. Una competizione lunga come il campionato tendenzialmente la vince la più forte mentre per la Champions è più complicato che ciò accada. A San Siro è stata una partita fondamentalmente decisa da episodi. I blancos hanno avuto molta fortuna e poi hanno grandi campioni. A mio avviso, non sono una squadra, non si muovono da squadra e non sono in possesso di una grande fase difensiva. Il Real ha mostrato molti limiti, tuttavia Zidane ha avuto il merito di riportare serenità nello spogliatoio rispetto a Benitez. Il francese è entrato in sintonia coi campionissimi rispetto all’ex tecnico del Napoli e ha gestito meglio lo spogliatoio. Il resto, poi, lo hanno fatto i campioni. Quando ci sono loro, alla fine, le partite le vinci, anche se non stiamo parlando di grandissimi livelli di calcio.

Tiki taka vs Cholismo: da che parte sta?

Propenderei per una terza via, se dovessimo schematizzare il tutto. Il tiki taka di Guardiola mi annoiava molto e se per cholismo intendiamo una tattica conservativa non può appassionare. Bisognerebbe sintetizzare entrambi in ciò che reputo più giusto per una squadra; l’importante è saper trarre il meglio dai giocatori che si hanno a disposizione. In questo senso, scelgo Simeone. L’argentino è in grado di trasformarsi secondo la richiesta negli impegni di partita in partita. L’Atletico Madrid non è solo difesa. Io ho visto molte partite in cui i colchoneros attaccavano e aggredivano gli avversari. Simeone è pragmatico, si adegua e conosce i limiti della propria squadra. Ritengo che con i suoi stessi giocatori uno alla Guardiola non andrebbe mai in finale. L’allenatore dell’Atletico, invece, lo può fare e lo ha dimostrato con i fatti. Come qualità di gioco, mi piace più il Barca attuale di Luis Enrique, rispetto a quello di Guardiola, o il Bayern che era di Heynckes: squadre che giocano in modo aggressivo e vanno rapidamente in verticale. Non amo il tiki taka prolungato, non mi attrae e poi è limitativo: lo puoi fare solo con grandi palleggiatori. Nel tiki taka sei schiavo dei giocatori mentre un allenatore bravo deve saper confrontarsi con tutto ciò che ha. Direi, quindi, che se per cholismo intendiamo pragmatismo, è meglio il cholismo. Ripeto: il concetto base è che Guardiola coi giocatori di Simeone non arriva mai in finale mentre Simeone con quelli di Guardiola sa adattarsi e magari la vince.

Come vede l’Italia di Conte?

Sono un grande estimatore di Antonio Conte e credo che lui, proprio come Simeone, saprà fare il meglio in riferimento a quello che ha a disposizione. Va detto, però, che il materiale posseduto non è di grossa qualità. Gli infortuni hanno falcidiato un centrocampo potenzialmente ottimo ed in attacco c’è poco talento. Il punto di forza è ancora il blocco difensivo della Juventus, una delle poche certezze della squadra. A centrocampo, infatti, bisognerà arrangiarsi mentre davanti, con tutta la simpatia per Graziano Pellè, non mi sembra che siamo a livelli alti. Conte però è bravo e dipenderà anche da fattori imponderabili. Ci vuole, proprio come in Champions, anche un po’ di fortuna. Ad ogni modo, mi sorprenderebbe se l’Italia arrivasse anche solo in semifinale.

Qual è la favorita per l’Europeo?

Si tratta di un vero e proprio terno al lotto a mio parere. Non vedo una squadra nettamente superiore alle altre. Ci sono Francia, Belgio e Germania che forse svettano su tutte. Non escludo, però, una sorpresa tipo l’Inghilterra di Hodgson, proprio perché non c’è una nazionale molto più forte delle restanti. Il livello è medio e diffuso. La Germania è forte ma la vedo logora. C’è la Spagna che sta rinascendo ma si tratta di una rifondazione e, conseguentemente, troviamo diversi punti interrogativi. Potrebbe spuntarla il Belgio, che non è più una sorpresa, però è difficile fare un solo nome.

Mourinho è l’uomo giusto per la rinascita United?

Direi di sì. Mourinho è uno dei 4-5 allenatori di prima fascia e quindi se uno può permetterselo è giusto puntarci sempre. Il portoghese poi ama stare in Inghilterra, ama quel clima e quelle situazioni che si creano in Premier. Non scordiamoci, inoltre, che Mourinho è da sempre un estimatore dei Red Devils e che Sir Alex Ferguson lo aveva designato come suo erede naturale. Trova, quindi, l’ambiente ideale per rinascere e far rinascere i rossi di Manchester. Ci sono tutte le premesse. La mazzata del Chelsea forse è stata anche utile a Mourinho perché gli è servita a ritrovare un po’ di umiltà.

Come nasce la storia della sciabolata?

Tutti i termini che utilizzo durante la telecronaca e che ormai leggo come impazzino sul web, nascono spontaneamente. Per le telecronache mi rifaccio a uno dei miei miti: Dan Peterson. Lui era competente, tecnicamente inappuntabile. A fine partita, il suo ‘mamma butta la pasta’ era divertentissimo per me perché la telecronaca deve essere anche divertente. Non stiamo parlando di argomenti seri ma di gioco del calcio e si deve essere secondo me professionali ma anche in grado di intrattenere il pubblico. Io ci metto tre giorni a preparare una partita e quello è la base però poi se so che il pubblico può sdrammatizzare il tono spesso serioso di una gara mi fa piacere contribuire a rendere il tutto più leggero con qualche termine particolare. Qualcuno mi critica perché, a suo modo di vedere, dico sempre le stesse cose ma io esploro il vocabolario da 40 anni alla ricerca delle espressioni migliori. Vado a cercare i termini più adatti perché durante le partite ci sono spesso situazioni ripetitive; di tanto in tanto, quindi, ti imbatti in espressioni che trovi efficaci. Il mio primo obiettivo in sede di cronaca, da diversi anni, è quello di ridurre il numero di parole per rendere la telecronaca il più essenziale possibile. ‘Sciabolata’ o ‘mucchio selvaggio’ per me funzionano perché ci sono meno parole che il telespettatore deve stare ad ascoltare. Non faccio uso di certe espressioni per finire sui social, le uso perché sono funzionali per la partita. La gente non si accorge che ‘mucchio selvaggio’ lo dico una volta all’interno di una partita magari, non sempre. Fiorello, nel video diventato virale in cui mi chiede di dire sciabolata durante la finale di Champions, infatti, lo fa perché non lo dico così spesso, userò certe frasi una volta in 120 minuti. Hanno successo perché sono espressioni efficaci e sintetiche rispetto alle formule più classiche usate da altri telecronisti. Adesso, però, sono condizionato e non voglio abusarne per non sembrare ripetitivo.

Qual è il tormentone a cui è più affezionato tra ‘mucchio selvaggio’, ‘sciabolata’, ‘incredibile proprio lui’, ‘prova..non va’?

Senza dubbio sciabolata, poiché è stata la prima che ho visto abbia incontrato successo e favore. E’ accaduto molto tempo fa, quando i social ancora neppure c’erano e sentivo i bambini che giocavano sotto casa utilizzare la mia espressione.

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