Diventerà maggiorenne solo il prossimo 3 marzo, ma la vita l’ha costretto a crescere in fretta. E non perché, come spesso capita ai suoi coetanei dalle nostre parti, doveva rimediare a un brutto voto a scuola o a una lite con gli amici: Mamadou Coulibay, centrocampista dal fisico possente e dalle movenze delicate, ha trovato in Abruzzo il suo paradiso all’improvviso dopo aver superato un inferno fatto di miglia in mare, viaggi della speranza e una famiglia salutata appena 16enne, per cercare fortuna e fama in Europa. Da pochi giorni è a tutti gli effetti un calciatore del Pescara e pensare che in vita sua per forza di cose non era mai stato tesserato per alcuna squadra: ora invece si allena con chi gioca regolarmente in Serie A e Massimo Oddo, allenatore degli abruzzesi, già medita di inserirlo nel cuore del centrocampo.

Per capire le radici di questo lungagnone che frequenta Facebook di rado, a differenza di tanti teenager, ricorda nelle movenze Paul Pogba ma sogna di indossare la maglietta di Yaya Tourè, suo idolo assoluto, occorre tornare indietro di un anno e mezzo: autunno 2015, Mamadou sale su un barcone, partendo da Thies, terza città più grande del Senegal, e attraverso il Canale di Sicilia arriva nel Vecchio Continente. Accanto a lui, tanti volti a caccia di fortuna, o semplicemente di pace. Pochi vestiti, soldi ancor meno e un bagaglio umano di speranze al seguito: arriva in Francia, dove lo attende sua zia. Conosce la realtà di Grenoble, Francia sud-orientale, tra montagne e residui storici di Delfinato. Dai campi di periferia, però, la mente si muove sempre verso l’Italia: così Mamadou sale su un treno e oltrepassa le Alpi. Approda a Livorno, ma è una sosta temporanea, spinto a spostarsi dalla ricerca di soldi. E qui il destino ci mette lo zampino: arriva a Roseto degli Abruzzi, comune in provincia di Teramo. Inizia a dormire all’addiaccio, nel campo sportivo “Patrizi” e dopo qualche giorno i carabinieri lo fermano. Caserma, identificazione e trasferimento in una casa famiglia: sembra l’inizio della fine, ma è l’inizio del sogno.

Già, perché il destino spesso ci mette lo zampino. Lo accoglie una casa-famiglia di Montepagano, frazione a 4 chilometri da Roseto: lo stesso ambiente dove è cresciuto come ospite Babacar, centravanti classe 1993 oggi alla Fiorentina che nel 2007 sfiorò il tesseramento con il Pescara. Precedente illustre. “Sembra Pogba” racconta chi lo vede giocare: la voce corre rapidamente e nella primavera del 2016 arriva alle orecchie di Antonio Di Battista, responsabile scouting del Pescara. Un provino, qualche sgambatura ed ecco l’occasione della vita: uno stage tecnico in casa del Delfino. Aria di serie A, quella che riusciva a vedere di rado nei bar di periferia in Senegal. Qui subentrano altre due figure fondamentali: Marino Camaioni e Donato Di Campli, i suoi agenti che lo seguono e lo assistono dentro e fuori dal campo. Entra in una scuderia illustre, che comprende tra gli altri Marco Verratti, e diventa la scommessa personale del presidente del Pescara Sebastiani, che con il suo tesseramento ha occupato lo slot da extracomunitario a disposizione e assicura che presto del ragazzo sentiremo parlare.

Il Delfino, dopo un periodo di prova, ha deciso di ingaggiarlo con un contratto triennale. Dal lunedì al venerdì Coulibaly vive nel convitto Casa d’Annunzio, gestito dalla società pescarese: nel weekend è protagonista sui campi, ma spesso e volentieri rientra a Roseto per salutare chi gli è stato vicino nei primi mesi in Italia. Centrocampista tuttofare, dotato di grande fisico e una personalità fuori dagli schemi, ora Mamadou può inseguire il sogno di una vita: diventare un calciatore vero. Prima, però, dovrà misurarsi con il campionato “Primavera”. D’altronde, come spiegava Albert Camus, “non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio”. E Coulibaly è già un piccolo uomo: ha lasciato la famiglia per inseguire un sogno e la sua favola è appena cominciata. Anzi, si tratta di una splendida realtà.

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