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Top & Flop

Da Pogba a Higuain: è l’estate dei colpi milionari. Ecco la classifica dei 10 calciatori più costosi di sempre

Matteo Luciani

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Sembrava dover essere un’altra estate di austerity nella massima serie nostrana ma stavolta la Juventus ha deciso di fare la voce grossa, tanto in entrata quanto in uscita, e di finire dritta nella top ten delle operazioni più costose di sempre, creando scompiglio nel calciomercato italiano ed europeo.

Per un Paul Pogba sempre più sulla via del ritorno per Old Trafford, infatti, all’ombra della Mole, dopo i già onerosi acquisti degli ex romanisti Benatia e Pjanic, è pronto ad arrivare anche Gonzalo Higuain, l’uomo dei record.

Nei giorni scorsi, il numero uno del Napoli De Laurentiis aveva affermato che non c’era altra possibilità oltre al pagamento dell’ormai famigerata clausola da 94 milioni di euro per vedere il Pipita lontano dalla città partenopea. In sostanza, il messaggio era stato: noi al tavolo per vendere il numero nove neppure ci sediamo.

Recepita la comunicazione, la Juventus ha deciso di spingere il piede sull’acceleratore ed attuare l’unico piano possibile per strappare Higuain ai rivali dell’ultima Serie A: versare la somma richiesta nelle casse del Napoli. Detto, fatto. Visite mediche effettuate a Madrid e bomber argentino pronto a vestirsi di bianconero per formare una coppia esplosiva con il connazionale Dybala.

In tutto ciò, l’addio di Paul Pogba. Da Manchester (e non solo), in molti sono ormai certi dell’accordo imminente tra i Red Devils e la società torinese per riportare il talento transalpino lì dove era cresciuto. 94 milioni per il Pipita e circa 120, si dice, per il ‘costoso quadro’ (per dirla alla Raiola) nativo di Lagny-sur-Mame: soltanto due operazioni di mercato che sommate abbattono il muro dei duecento milioni di euro. Incredibile.

Qualora tutto fosse confermato, sia Higuain che Pogba finirebbero dritti nella top ten dei campioni più pagati di sempre. In attesa che possa essere nuovamente stravolta, quindi, è interessante rispolverare questa speciale classifica.

Il decimo trasferimento più costoso di sempre parla (quasi) italiano. Si tratta di Kakà, prelevato dal Real Madrid nel giugno del 2009 per circa 67 milioni di euro. Il Milan aveva praticamente venduto il talento brasiliano al Manchester City soltanto nel gennaio precedente per ben 120 milioni di euro. All’ultimo, però, tutto era sfumato. C’era chi disse per il rifiuto di Kakà a trasferirsi a Manchester rispetto a Madrid (già da allora, infatti, il Real era sulle tracce del ragazzo) e chi per la voglia di Silvio Berlusconi di regalare un grande coupe de theatre ai propri tifosi, facendo vedere che il Milan era ancora vivo. A guadagnarci, comunque, alla fine sono proprio i rossoneri, visto che Kakà in Spagna sostanzialmente fallisce e dopo quattro anni torna addirittura nella capitale meneghina, regalando gli ultimi sprazzi di classe prima di recarsi negli USA.

Al nono posto c’è il nuovo ‘Dio di Manchester’ come, con la solita umiltà, si è soprannominato Zlatan Ibrahimovic. Estate 2009. L’Inter è in ritiro negli Stati Uniti ma Ibra con la testa si trova da tutt’altra parte. Vuole vincere anche in Europa e il Barcellona di Pep Guardiola, che ha appena iniziato il proprio ciclo straordinario, chiama a gran voce. Mourinho, dal canto suo, non vuole calciatori scontenti, così lo svedese finisce in Spagna per una valore totale di 69.5 milioni di euro. Con Eto’o, arrivato proprio dai catalani, ed i restanti soldi, i nerazzurri costruiscono poi una squadra imbattibile. Soltanto pochi mesi più tardi, infatti, l’Inter conquisterà il famigerato triplete, peraltro dopo aver sconfitto in semifinale proprio il Barcellona di Ibra.

In ottava posizione, un trasferimento della scorsa estate: il passaggio di Kevin De Bruyne al Manchester City per circa 74 milioni di euro. Il centrocampista belga venne adocchiato e prelevato dal Chelsea quando era poco più che ventenne. I Blues, tuttavia, alla fine non puntano mai con decisione su di lui e visto che (parole di Mou) “il ragazzo viene spesso nel mio studio piangendo perché vuole andare via” il portoghese sceglie di cedere De Bruyne al Wolfsburg. Un anno e mezzo strepitoso in Bundesliga prima del ritorno in pompa magna nel dorato mondo della Premier League. Un gran colpo, tuttavia non in grado di portare i Citizens alla conquista del titolo o della Champions League nell’ultima stagione.

Settimo posto per l’argentino Angel Di Maria ed il suo trasferimento dal Real Madrid al Manchester United, nell’estate del 2014, da 75 milioni di euro. Dopo aver conquistato la Decima nell’incredibile finale contro i cugini dell’Atletico ed aver disputato un mondiale brasiliano eccezionale, Di Maria rompe con il presidente madrileno Perez e viene frettolosamente ceduto al Manchester United del neoallenatore Van Gaal. Cristiano Ronaldo ed Ancelotti rimangono sconcertati dalla notizia ma non basta. Di Maria approda in Premier. Non riesce però ad adattarsi ai rigidi schemi di Van Gaal, tanto che in Inghilterra rimane soltanto un anno prima di essere nuovamente ceduto, stavolta al PSG.

Bisogna tornare indietro di qualche anno per quanto concerne, invece, la posizione numero sei. E’ l’estate del 2001, la Roma si è appena laureata Campione d’Italia e la Juventus, a secco di titoli in Italia da due anni, decide di esonerare Ancelotti, puntando su un cavallo di ritorno: Marcello Lippi. Una delle stelle bianconere è Zinedine Zidane, che la società della famiglia Agnelli decide però di sacrificare per rifondare praticamente la squadra. Via il francese, direzione Real Madrid, per 150 miliardi di vecchie lire (circa 75 milioni di euro) e dentro Buffon, Thuram e Nedved. Tutti felici. La Juventus tornerà a vincere in Italia immediatamente, il Real Madrid conquisterà la Nona e Zidane siglerà un gol incredibile in Finale di Champions League contro il Bayer Leverkusen.

Parli di fantasisti costosi e di mezzo c’è sempre il Real Madrid. Anche al quinto posto. Il colombiano James Rodriguez, dopo un ottimo Mondiale in Brasile nel 2014 ed una grande annata al Monaco, firma con i Blancos. Il costo? Ben 80 milioni di euro. Un colpo ad effetto tuttavia ancora da verificare; sul talento non si discute ma il rendimento nella capitale spagnola di James è stato al di sotto delle attese finora, condizionato da troppi alti e bassi.

Il quarto calciatore più costoso di sempre corrisponde al nome e cognome del ‘Pistolero’: Luis Suarez. Dopo un’annata buia, nell’estate del 2014 il nuovo Barcellona di Luis Enrique è alla ricerca di un grande bomber da affiancare a Neymar e Messi. Alla fine la spunta l’uruguagio. Al Liverpool vanno 81 milioni di euro (che peraltro verranno poi gettati alle ortiche dai Reds per calciatori improponibili). E’ l’inizio dell’ormai famosa MSN. Il trio d’attacco più forte al mondo, probabilmente uno dei migliori di sempre.

Medaglia di bronzo per Cristiano Ronaldo. 94 milioni di euro nella spendacciona estate 2009 del Real Madrid (oltre al portoghese, infatti, vennero acquistati Kakà, Benzema e Xabi Alonso) per portarlo via da Manchester. Un affare colossale tra Liga e Champions conquistate con la squadra, palloni d’oro personali e record di gol infranti ogni anno. Ben poco da aggiungere sul portoghese.

Al secondo posto, un altro madrileno: Gareth Bale. In teoria, è il gallese l’unico calciatore nella storia fino ad ora ad aver toccato la cifra mostruosa di 100 milioni di euro (vedremo tra poco il perché). 100 milioni tondi tondi finiti nelle casse del Tottenham durante l’estate del 2013. In molti parlarono di eccesso e di arroganza del Real per un calciatore poco più che ‘normale’. I risultati, però, sono sotto gli occhi di tutti. 2 Champions League conquistate in altrettanti anni, una Coppa di Spagna, una Supercoppa Europea, un Mondiale per Club e una media pari ad un gol ogni due partite. Che altro ribattere?

Al vertice della classifica c’è il nuovo fenomeno del calcio mondiale: ‘O Ney’, Neymar. In realtà, il suo acquisto nel 2013 dal Santos costò ufficialmente al Barcellona ‘solo’ 57 milioni di euro. Successivamente, però, si sono aggiunti vari bonus, oltre a sanzioni pecuniarie e conti da regolare con il fisco, che hanno portato il totale a quasi 112 milioni di euro.

Se Pogba passasse al Manchester United per 120 milioni di euro, come si vocifera, diventerebbe dunque il calciatore più pagato di sempre e, almeno ufficialmente, l’unico fino ad ora ad abbattere il muro dei 100 milioni di euro. Il ‘Pipita’ Higuain, invece, dovrebbe accontentarsi della quarta piazza in coabitazione con CR7. Che dire, c’è di peggio.

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Calcio

My Way, analogie tra Frank Sinatra e i tifosi (come lui) del Genoa

Jacopo DAntuono

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Il 14 Maggio 1998 moriva Frank Sinatra, The Voice. Di origini italiane, lo ricordiamo con una passione inaspettata, quella per i colori del Genoa.

But more, much more than this i did it my way. Parole di Frank Sinatra. Il simbolo della musica, quella con la M maiuscola. Seppellito a Los Angeles il 14 maggio 1998 con la sua cravatta del Genoa. Un gesto d’amore nei confronti del club più antico di Italia e della mamma, nata a Lumarzo.

Mentre scrivo ascolto su YouTube i suoi capolavori e penso al suo amore per il grifone. Un’altra stella per il Genoa, oltre a quella di Faber. Due personaggi non da poco. La sua musica anestetizza la sconfitta del derby contro la Sampdoria. E in un certo senso in quelle note musicali così sentite e appassionate  sento un po’ di amore per il vecchio balordo, come amava definirlo la geniale penna di Brera. E tante analogie.

Frank Sinatra ha scritto la storia della musica, del cinema e della tv così come il Genoa ha scritto la storia del football in Italia.  Una squadra di calcio ultracentenaria, che in un lontano passato ha fatto la scorpacciata di titoli prestigiosi e oggi vince soprattutto sugli spalti. Almeno Ventimila cuori animano il Ferraris domenica dopo domenica, una passione che non viene a meno. In casa e in trasferta. Una passione che si rinsalda paradossalmente nelle sconfitte più dolorose. Lo sanno bene i tifosi del Genoa, dai più piccini a quelli coi capelli bianchi.

Ma in un mondo spesso troppo opaco, l’amore incondizionato per la propria squadra del cuore è la scintilla delle emozioni. E’ la scintilla che racconta una storia ricca di tragedie sportive e di grandi vittorie. La stessa scintilla che ha permesso a Frank Sinatra di sfornare degli autentici capolavori in ambito musicale. “Frank Sinatra era di fede genoana. Lo incontrai nel 1978 e mi disse: ‘I have only two faiths: Genova and Genoaha riferito tempo fa Giorgio Calabrese, celebre autore dei testi musicali per Mina. Il simbolo della musica, i tifosi della prima squadra di Italia uniti dalla stessa passione. Analogie non da poco. Che andrebbero celebrate, di tanto in tanto, sotto questa lanterna che vive di passioni sette giorni su sette, tutto l’anno.

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Altri Sport

Usa-Messico: quando un muro serve per unire…e giocare

Emanuele Catone

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Innalzare un muro per bloccare l’immigrazione, ma costruirlo anche scrivendo la parole fine ad una pratica sportiva che dal 1979 coinvolge le popolazione del Messico e degli Stati Uniti d’America. Donald Trump non molla l’idea di voler rafforzare il muro tra le due nazioni. Rafforzare perché, in effetti, esiste già una trincea separatoria in quella vasta area dove ogni anno ad aprile, in una tradizione nata nel 1979 e divenuta continuativa dal 2006, messicani ed americani si riuniscono per giocare a Wallyball; una partita di pallavolo che ha la particolarità di trasformare quel muro, che ancora tale non è, come rete da gioco. Il match viene disputato precisamente nella zona di Naco, nello stato del Sonora per il Messico e in quello dell’Arizona per gli Stati Uniti.

Di schiacciate non se ne vedono data l’altezza della recinzione e del gesto di “murare” gli amici-avversari neanche l’ombra; solo pallonetti, tanta voglia di divertirsi e il desiderio di dare uno schiaffo alla politica mostrando la nullità delle barriere di fronte all’umanità della “gente comune”. Il tutto, però, limitato nell’arco di tre ore ovvero il tempo limite dettato della legge che non permette una sosta più lunga in quella zona di confine.

Col tempo questa tradizione si è estesa anche a zone diverse dal confine messicano-statunitense: sulle spiagge di San Diego, ad esempio, si è giocato un Beach Wallyball” contro i dirimpettai messicani abitanti di Tijuana.

E il muro ideato da Trump, cavallo di battaglia nella sua corsa all’elezione, potrebbe far terminare questa bellissima iniziativa. La costruzione sarebbe troppo alta per permettere agli atleti di giocare, non riuscirebbero neanche a guardarci attraverso; anche se il presidente non dovesse riuscire nel suo progetto per il costo troppo elevato, ci sarà comunque un rinforzo delle barriere e una aggiunta di recinzione che renderebbero allo stesso modo la partita impraticabile.

“Per noi è un modo per celebrare l’unione dei due paesi”. Questo aveva dichiarato Jorge Villegas, sindaco di Sonora. Parole che vanno ben oltre lo scevro patriottismo trumpiano e che da sole potrebbero servire a mostrare l’inutilità e futilità del progetto Trump.

Illustrazione Copertina: Victor Abarca


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Pugilato

East Coast Boxing Club: tra preghiere e guantoni, una speranza per l’Uganda

MariaJose Silva Vargas

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Articolo originale pubblicato sul sito http://cargocollective.com/MarijoSilvaPhotography

Pagina Facebook: East Coast Boxing Club

Entrando dal cancello non appena installato, nuovo di zecca, la piccola discesa di sassi e polvere scende non troppo dolce verso la casa di Hassan Khalil, il coach, “baaba” (padre in Luganda) nello slum di Naguru, nord-ovest di Kampala, capitale dell’Uganda. Attaccata alla casa, modesta, sorge la palestra, vecchia, modesta anch’essa, ma carica e piena di energia.

Hassan Khalil, “baaba”

Senti la corda sempre più veloce che falcia il vecchio parquet, con il legno che salta assieme all’atleta. Nassir fra i campioni ai National Open di Boxe (preludio alle Olimpiadi) salta sempre più veloce davanti allo specchio rotto che copre la parete nord della palestra.

Allenamento di Nassir

Il sudore lascia un tracciato brillante sui muscoli ben fatti e definiti di Mohammed, che allena i“bazungu” (i bianchi) pazzi per questo sport. Nel frattempo Miro, nipote di Hussein, gemello di Hassan, schianta veloci i suoi pugni contro uno dei sacchi consumati, che pendono dalla trave fissata con viti arrugginite vicino l’entrata alla palestra.

Miro

E Hakim, nel frattempo insegna i movimenti di base a tanti stranieri di Kampala, innamorati della boxe, della libertà e flessibilità dell’allenamento; qui regolarmente ogni settimana si allenano 40 non Ugandesi.

Uno dei ragazzi stranieri in un combattimento

Albert e Charles fanno sparring con altri ragazzi dello slum, mentre Farouk e Timo si alternano con Shadir, che schiva e colpisce velocissimo mentre si prepara alla prossima gara. Kassim, in fondo alla sala, con le sue braccia esili ma incredibilmente resistenti e ferme, tiene alti i pao mentre una ragazza canadese e una ugandese si alternano fra jeb e diretti.

Pugni al sacco

Da quattordici anni, la palestra serve come punto di riferimento per lo slum di Naguru, dove Hassan allena giovani e adulti, dove il più piccolo ha 7 anni e il più anziano va per i 60. Hassan stesso ha quasi 60 anni e più di 170 incontri alle spalle: “Non ho mai avuto paura in un incontro – se anche mi dicono di affrontare il campione del mondo, io mi butto, senza paura.

Giovani combattenti

Sulle panche di legno traballanti su cui gli atleti riposano tra un round e un altro, sotto lo sguardo sognante e attento del poster di un Muhammad Ali giovane, la mente del coach va indietro nel tempo e ripensa a quanto fosse pericoloso andare in giro la sera per le vie del quartiere.

Atleti in riposo

La “East Coast Naguru Boxing Club” è oggi più che un’istituzione nello slum (prova a chiedere informazioni a Naguru: “dove si trova la East Coast Boxing?” – te la indicano subito: proprio davanti la moschea”). E’ un punto fermo e una speranza. Hassan pensa ai miglioramenti che può apportare finalmente: servono 4 milioni di scellini Ugandesi (equivalenti approssimativamente a poco più di 1000 euro) per ingrandire la palestra, costruire una nuova entrata e avere uno spazio più ampio per il ring, dove ogni due mesi si organizzano incontri dilettantistici, che vogliono creare passione fra i ragazzi e le ragazze dello slum e raccogliere anche fondi per le attività della palestra.

Appassionati all’incontro

East Coast vs Police

Hassan guarda ai suoi atleti come ai suoi figli. Tra un allenamento e un altro, insegna ai più piccoli (e soprattutto ai ragazzi più grandi) su come ci si comporta, a convogliare le proprie energie nei guantoni anziché nelle violenze di strada e soprattutto insegna un lavoro a chi ha finito di studiare (o che non può studiare).

                                                                                                    Sparring

Infatti Hassan ha iniziato da qualche anno a coinvolgere professionisti in vari settori (come ad esempio falegnameria) e ha aggiunto alla palestra anche una sorta di istituto professionale, dove i giovani possono apprendere un mestiere. L’unico ostacolo è trovare maestri a sufficienza che possano supportare il progetto di Hassan. Ma “baaba” è un vulcano di iniziative: molte scuole di boxe professionistiche pescano tra i suoi atleti migliori ma Hassan non vuole limitarsi a essere una scuola di base e vuole le sue medaglie – ecco che nasce l’idea di costruire una palestra-scuola in cui poter crescere come piccoli professionisti e Hassan si avvia alla costruzione di una nuova palestra in zona Namboole, vicino allo stadio della nazionale di calcio.

Piccolo allievo

Tra preghiere e guantoni, la vita di Hassan gira proprio attorno a Naguru: quando chiedi “Ma perché fai tutto questo, coach?”, Hassan non esita un secondo: Qui c’è troppa povertà. Ho sempre vissuto qui, dove anche mio padre s’impegnava a dare speranza ai bambini dello slum. Per tutti era “baaba”, ma adesso “baaba” sono io, ho un dovere verso questi ragazzi. E i ragazzi rispondono pieni di sogni. Miro, Charles e Farouk (che hanno tutti meno di 23 anni) guardano al futuro e sognano di diventare professionisti fra una decina di anni.

Farouk

Albert, fra gli atleti più grandi (28 anni) scalpita e non vede l’ora di salire di categoria. Hakim, uno dei ragazzi più giovani fra coloro che allenano tutti i giorni, sogna di tornare a studiare. Tutti però sono d’accordo su una cosa: “Le lezioni di questi maestri sono preziosissime. La libertà e l’amore per lo sport che questa palestra esprime sono inestimabili”.

Pain is temporary, pride is forever

E tutti conoscono almeno una persona che è riuscita a uscire dal degrado e dalla delinquenza grazie agli insegnamenti dei fratelli Khalil. E c’è anche chi con la palestra ha riguadagnato fiducia nella vita dopo una tragedia: la storia di Bashir Ramathan, il boxer cieco, è anche finita sul New York Times qualche anno fa.

Charles

Preghiere e guantoni: Hassan, al mattino, chiama i fedeli alla preghiera dalla moschea di fronte casa sua, poi chiama tutti in palestra, a insegnare come si combatte fra sassi e polvere.

I gemelli Khalil

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