“Porto due cose nel cuore, ricordo dei miei nonni, questi colori gloriosi che arrivarono dal mar”

Chiavari sembra perfino più piccola di quello che è.

Bella e colorata. Rumorosa ma non gridata. Tiepida nelle emozioni. Un quadro perfetto della provincia italiana.

Incastrata nel golfo del Tigullio, è legata a doppio filo con il mare e con l’Argentina, terra promessa per migliaia di emigranti chiavaresi a cavallo fra l’ottocento ed il novecento.

Un legame testimoniato dai colori dell’Entella, la squadra della città, che scelse nel 1914, all’atto della fondazione, proprio il bianco e l’azzurro.

Ed oggi, proprio quell’albiceleste, è tornata a far sognare una città intera.

Merito di Antonio Gozzi, imprenditore dell’acciaio, chiavarese doc, e di quello che lui stesso definisce il “Progetto Entella”.

Una collaborazione continua fra istituzioni, imprenditori, commercianti, associazioni sociali e culturali del territorio per creare una vera e propria rete che coinvolga più attori possibili.

Un progetto nato nel 2007 e che ha portato oggi la squadra di Chiavari ad essere fra le più belle realtà del calcio nostrano.

Proprio nel 2007 Gozzi acquisì infatti l’Entella allora in Eccellenza ed ancora in cerca di una stabilità economica e societaria dopo il fallimento del luglio 2001.

Di lì in poi solo successi e tanta fortuna, come in ogni favola che si rispetti: serie D al primo tentativo nel 2008, rispescaggio in Seconda Divisone dopo la sconfitta con il Casale nel 2010, ripescaggio in Prima Divisione nel 2012 dopo la sconfitta con il Cuneo, serie B nel 2014 con il primo posto nel proprio girone.

Tutta questa strada per arrivare fino ad oggi con un’Entella in piena corsa playoff ed un legame sempre più vivo fra squadra e territorio.

Se infatti la storia, la tradizione, i risultati, hanno un peso importante nella crescita di una realtà, è altrettanto vero come un ruolo fondamentale lo giochino le sensazioni.

E la sensazione è quella che accanto all’Entella ci sia ormai una città intera.

Lo si percepisce camminando per le stradine del centro storico.

Attraversando la città da un capo all’altro del Caruggiu Drittu, puntellato qua e là di bandiere, magliette, sciarpe.

Dal macellaio all’edicolante, passando per i bar e le gioiellerie, in pochi sfuggono a questa mania. Ed è ancora più sorprendente se si pensa a quanto Chiavari sia tradizionalmente fredda, perfino austera a volte.

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Niente è lasciato al caso però, in questo “Progetto Entella”.

La cura maniacale del settore giovanile, delle relazioni con le famiglie, del campo di allenamento.

La creazione e lo sviluppo di “Casa Entella”, convitto per i ragazzi delle giovanili, e tutti i relativi progetti pedagogici, culturali e sportivi ad essa legati.

L’abbattimento delle barriere dello stadio Comunale.

Il continuo confronto con il Comune e con il Banco di Chiavari.

E in tutto questo l’importanza del ruolo della tifoseria, dello zoccolo duro.

I ragazzi della Gradinata Sud affiggono in città manifesti personalizzati, partita per partita, e sono riusciti, in collaborazione con la società, ad ottenere biglietti a basso costo per i settori popolari dello stadio.

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Spesso il presidente Gozzi ha raccontato di come la sua passione per l’Entella sia nata da bambino, quando la domenica il padre lo portava allo stadio a vedere i biancoazzurri.

Il gesto più normale del mondo ma che oggi, molto spesso, diventa un’eccezione.

In un calcio sempre più spersonalizzante, dove i club tendono ad azzerare il proprio legame con la città, la propria identità, Chiavari rappresenta una mosca bianca.

Con tutta probabilità il sogno della seria A rimarrà tale, spesso le favole di questo tipo non hanno il lieto fine.

Certo è che, indipendentemente dai risultati, l’Entella continuerà a crescere.

L’idea che società, squadra e tifosi vivano la città durante tutta la settimana, incontrandosi e fondendosi con la storia e l’identità della città stessa rende tutto più reale, più umano.

E al pallone, in fondo, basta solo questo.

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