‘Di solito, a nessuno vai bene così come sei’, canta Luca Carboni in una celebre canzone.

In Nigeria, con la presenza costante dei fondamentalisti islamici di Boko Haram, è davvero difficile vivere in pace se ti professi cristiano, soprattutto se – come i genitori di Victor Moses – fai proseliti nella tua città, ben consapevole del fatto che i terroristi ti daranno la caccia in lungo e in largo ma convinto forse che al mondo esista ancora un barlume di buonsenso.

Austin Moses era un pastore cristiano, nato e noto a Kaduna, la madre Josephine invece lo aiutava con dedizione; inutile dire come si trattasse di due bersagli ben visibili ai radar degli attentatori, che ancora oggi straziano la città nigeriana con attacchi bomba.

Era il 2002 quando i terroristi ‘bussarono’ alla loro porta, proprio mente Victor stava giocando a calcio per la strada. Come ogni giorno.

Dopo aver passato un paio di giorni nascosto in casa di amici, come raccontato dallo stesso giocatore, decisero di mandarlo a Londra dove alcuni parenti – fuggiti anch’essi dal fondamentalismo – lo attendevano per mettere al sicuro la vita di un ragazzino, allora appena dodicenne.

Chi conosce bene la capitale inglese sa che a Croydon regna il Crystal Palace, squadra perfetta per far crescere un giovane dalle belle speranze ma dal passato buio come il nigeriano; dopo sette anni nell’academy delle Eagles, dal momento del suo passaggio al Wigan, quando due stagioni su ritmi impressionanti gli valsero una chiamata dal Chelsea, tutto il resto è storia.

Europa League al primo anno, giocato da protagonista, poi tre anni di prestiti e 60 presenze totali: bene al Liverpool, meglio allo Stoke City e sempre in prima fila persino al West Ham, ultima squadra prima di tornare a rapporto per cercare un posto nei 23 uomini prescelti da Antonio Conte in carica ai Blues.

Inutile dire che ci sia riuscito, diventando uomo chiave nel 3-4-3 tutto italiano, dimostrandosi una vera e propria forza della natura tanto per grinta quanto per continuità.

Per resistere agli urti della vita Victor Moses ha dovuto stringere i denti, riprendersi da un trauma infantile prima di trovare la forza di farsi largo nel calcio che conta, entrandovi un po’ a modo suo; prima con grande fatica, ora con enorme soddisfazione. Il campionato inglese è particolarmente lungo e periglioso, ecco perché tanto il Chelsea quanto lo stesso Moses potranno trovare qualche problema a mantenere questi ritmi incessanti e devastanti, ma se tutto dovesse procedere su questi binari il nigeriano diventerebbe senza ombra di dubbio una vera e propria icona della squadra londinese. C’è chi lo ha definito ‘il nuovo Giaccherini di Conte’, chi lo ritiene il giocatore più in forma del campionato, c’è anche chi sarebbe davvero molto fiero di lui.

Moses corre, corre come se qualcuno lo stesse spingendo, accelera senza mai fermarsi mantenendosi però sempre lucido nonostante la velocità quasi proibitiva.

Dalla strada a Stamford Bridge, da una strage a una nuova vita, da talento nascosto a giocatore fondamentale.

Ovunque siano adesso, credo che dovrebbero essere fieri di me

Victor Moses

Close