Quante volte abbiamo letto o sentito personaggi di vario genere usare frasi sensazionalistiche per inneggiare ad una rivoluzione calcistica da tanto tempo attesa? E quante volte, invece, aprendo un giornale o accendendo la tv, ci siamo trovati di fronte alle solite notizie di truffe, calcioscommesse, partite truccate e giochi di potere? Tante.

Oggi, a soli due mesi dall’elezione del Presidente FIFA, e a fronte della sospensione di Blatter e Platini in seguito alle indagini dell’FBI all’interno degli uffici della Federazione, finalmente possiamo arrivare a pensare che questa rivoluzione sia davvero possibile.

Poi, però, cambiamo immediatamente idea. Perché? La risposta è facile: non ci sarà nessun rinnovamento e, anche quello che ci mostreranno, sarà solo uno specchietto per le allodole che, dopo averci ingannato per poco tempo, crollerà come un castello di sabbia in riva al mare.

Ma andiamo con ordine: è notizia di pochi mesi fa che, a fare compagnia a Blatter sul registro dei cattivi del Comitato Etico della FIFA, è finito anche Michel Platini, numero uno dell’UEFA, sospeso, come il colonnello svizzero, per una presunta tangente di circa 2 milioni di euro ricevuta proprio dalla Federazione mondiale. Per di più, è stata richiesta per entrambi la radiazione a vita dal mondo del calcio.

Alla luce di questo, potremmo pensare di aver eliminato le così dette mele marce all’interno di un cesto che sembra non avere fine. Ma così non è. O meglio, la questione è un’altra: per ringiovanire e ristrutturare il sistema calcio mondiale ed europeo c’è la necessità di mandare via, dimenticare, tutte quelle figure e quei nomi che, pur avendo portato a termine anche buone iniziative, richiamano inevitabilmente ad una definizione di calcio che vogliamo sotterrare. E invece che succede?

Succede che i Mondiali che si svolgeranno nel 2022 nell’ Emirato del Qatar, tralasciando tutte le ombre che hanno portato all’assegnazione della competizione iridata ad un paese poco più grande dell’Abruzzo, verranno organizzati dalla società Qatar Investment Authority, un fondo sovrano presieduto dalla famiglia Al Thani. Fin qui tutto a posto. Peccato, però, che ad essere stato assunto all’interno dello staff societario c’è Laurent Platini, figlio del più celebre ex calciatore juventino. Una coincidenza? Chissà. Non volendo andare a controllare il curriculum vitae del figlio del re transalpino, ci è sembrato quantomeno strano visto che, parallelamente, la Francia ha votato proprio in favore dello Stato Medio Orientale in occasione delle votazione per i Mondiali 2022.

Altra storia, più recente, riguarda, invece, l’acquisizione di Infront Sports & Media da parte del gruppo industriale cinese Dalian Wanda Group, gigante dell’edilizia, del turismo, degli hotel di lusso e dell’intrattenimento. La società, presieduta da Wang Jianlin, dopo aver ottenuto per oltre un miliardo di dollari dal gruppo svizzero Bridgepoint il colosso dei diritti tv e del marketing sportivo, ha inglobato anche la World Triathlon Corporation (detentrice del marchio IRONMAN) per 650 milioni di dollari.

La multinazionale cinese, che tra l’altro detiene anche il 20% dell’Atletico Madrid, ha unito i due marchi acquisiti sotto il nome di Wanda Sports. Lo sapete chi hanno messo a fare il Presidente di questo nuovo marchio leader dei diritti tv sportivi nel mondo? Philippe Blatter. Il nipote di Joseph, ex capo della FIFA e re del calcio. Philippe, già presidente di Infront quando la proprietà era svizzera, è stato riconfermato anche dal gruppo cinese come amministratore delegato della nuova nascitura che ha sede in Svizzera a Zugo.

E allora torniamo al punto di partenza e alla rivoluzione tanto inseguita: potrà mai cambiare il calcio se poi, ad esempio, il figlio di Platini è nella società del Qatar che organizza i Mondiali e il nipote di Blatter a capo della più grande società di diritti tv sportivi al mondo?

E meno male che c’era bisogno di una rottamazione. Chissà se, anche in questo caso, gli Stati Uniti vorranno approfondire tutte queste coincidenze. Credo di no. Anche perché come potrà contestare una cosa del genere un Paese che, nella sua storia, ha avuto le dinastie dei Kennedy, dei Bush e, forse, dei Clinton?

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