I problemi strutturali stanno emergendo con la forza di un uragano, trasformando il paradosso in una triste normalità. Aver la peggior difesa d’Europa non poteva non portare ad una classifica sempre più deficitaria e far risuonare con più insistenza un campanello d’allarme scongiurato finora dal rendimento disastroso delle squadre che lottano per non retrocedere. La sconfitta subita dal Cagliari contro l’Empoli, quartultima forza della A e peggior attacco del torneo, è la conseguenza naturale di un loop autodistruttivo nel quale sono entrati i sardi da nove partite a questa parte, e rappresenta ad oggi il punto più basso toccato in una stagione dalle mille contraddizioni. Massimo Rastelli, tecnico degli isolani, è finito sul banco degli imputati e il ritiro punitivo imposto ai suoi uomini fino a giovedì prossimo potrebbe non bastare per garantirgli la famigerata consumazione del panettone natalizio.

I 39 gol incassati dal Cagliari, capace di prenderne 2 anche dall’Empoli, squadra che ne aveva segnati 7 in 16 partite (4 dei quali a Pescara, fanalino di coda con la seconda peggior difesa del campionato), raccontano solo in parte la realtà surreale che sta vivendo la squadra di Giulini, protagonista di un’involuzione tangibile che rischia di avere delle conseguenze peggiori rispetto a quanto dica attualmente la classifica (il Cagliari ha 20 punti, 11 di vantaggio sulle terzultime). Partire dal presupposto che la squadra si salverà per inerzia è il tranello più pericoloso nel quale potrebbe cadere e la Sampdoria della stagione 2010/11, retrocessa in B dopo aver disputato un preliminare di Champions League ed un girone di ritorno disastroso, lo dimostra. Il Cagliari non può restare tranquillo, la quota salvezza sarà molto più alta rispetto ai 21 attuali e il gruppo dovrà ritrovare al più presto l’unità di intenti che l’aveva trascinato pochi mesi verso il ritorno nella massima serie. Per farlo, è necessario capire al più presto chi possa essere l’uomo ideale per guidarlo. Il punto più alto raggiunto in stagione è la vittoria a San Siro contro l’Inter di De Boer, figlia di una rimonta che aveva portato il Cagliari nei piani alti della classifica. Dopo quel trionfo i sardi si sono persi e hanno raccolto la miseria di 7 punti in 9 gare, oltre ad una sequenza imbarazzante di figuracce. L’imbarcata casalinga contro la Fiorentina, alla quale è seguita l’umiliazione con la Lazio, hanno spezzato un incantesimo che sembrava aver proiettato il Cagliari verso obiettivi più ambiziosi della salvezza. I successi casalinghi contro Palermo e Udinese ed il deludente pareggio di Pescara, rivali dirette nella lotta per non retrocedere, sono stati equilibrati in negativo da sei sconfitte, tre delle quali arrivate con un passivo di cinque reti. Il fattore Sant’Elia, fondamentale nella scorsa stagione e nelle prime giornate del campionato in corso, è stato vanificato in parte dalle umiliazioni subite da Fiorentina e Napoli. L’incapacità cronica di far punti contro squadre potenzialmente fuori dalla portata (ad eccezione del pareggio con la Roma e la vittoria con l’Inter) è emerso con più forza nel momento in cui i rossoblù si sono rivelati incapaci di vincere anche contro le più deboli. Il solo punto raccolto nelle trasferte di Pescara ed Empoli pesano come un macigno, e rischiano in proiezione di essere ancora più decisive. Se a questo si aggiunge la minor pericolosità in zona gol, testimoniata dai 10 gol messi a segno nelle ultime 9 partite e legata principalmente al rendimento disastroso del centrocampo, incapace di supportare gli attaccanti quanto di proteggere la retroguardia, il quadro è completo e hanno fatto finire Massimo Rastelli al centro delle critiche. Il tecnico avellinese non è l’unico colpevole, ma è uno dei responsabili principali della crisi del Cagliari.

Che colpe ha? Tante, forse troppe. La questione infortuni, prima di tutto. La sequenza lunghissima di defezioni che sta condizionando oltremisura i risultati della squadra porta a pensare che lo staff tecnico, guidato dall’allenatore, debba rivedere molte cose nella preparazione fisica. Se il Cagliari avesse avuto a disposizione continuativamente elementi cardine come Ionita, Joao Pedro e Murru, probabilmente la classifica sarebbe molto diversa. La rosa, inadeguata in più parti alla massima serie (specie sulle fasce laterali e a centrocampo, come avevamo sottolineato nel focus di qualche settimana fa dedicato al rendimento difensivo del Cagliari) è stata ulteriormente indebolita, mostrando mancanza di alternative e di alcuni titolari all’altezza. Poi c’è una questione tattica fondamentale: Rastelli, ad eccezione dell’esperimento fallimentare della difesa a tre visto nella prima giornata contro il Genoa, non conosce altro modulo al di fuori del 4-3-1-2. Un’identità chiara e consolidata è indispensabile per condurre in porto una stagione tranquilla dai risultati soddisfacenti, ma d’altro canto è un rischio enorme diventare prevedibili e non riuscire ad adattarsi al gioco degli avversari. Il tecnico, inoltre, stenta nel mettere in discussione alcuni titolarissimi, primo tra tutti Storari. L’ex portiere di Juventus e Milan sta attraversando un’evidente fase calante legata ad aspetti fisici (39 anni sono tanti anche per un campione) e mentali che l’hanno portato ad essere decisivo in negativo in più di un’occasione. Perché non dare una possibilità a Rafael, protagonista di buone prestazioni ogni volta che è stato chiamato in causa? Il quesito è di difficile soluzione, almeno per Rastelli.

Una questione, tuttavia, è preponderante rispetto ai nodi tecnico-tattici esposti: il Cagliari ha un problema di mentalità. La squadra si disunisce alle prime difficoltà, mostrando mancanza di sicurezza e di convinzione nei propri mezzi. Le numerose imbarcate subite lo testimoniano e l’atteggiamento avuto in più di una circostanza lo confermano. Se una squadra non ha una mentalità vincente, è evidente che entrare nella testa dei giocatori sia  compito dell’allenatore che li guida. Questo, più di tutto, ci porta a pensare che il ritiro punitivo imposto ai giocatori fino a giovedì prossimo, quando si giocherà Cagliari-Sassuolo, sarà ancora più importante del risultato finale contro gli emiliani di Di Francesco.

I sardi dovranno reagire e dimostrare con i fatti che hanno fiducia nell’operato di Massimo Rastelli, altrimenti diventerà indispensabile ascoltare la voce dei tifosi che spingono per l’esonero del tecnico. Un ritiro, però, non è associabile ad una bacchetta magica che cancellerà all’improvviso i problemi strutturali che il Cagliari si porta dietro da mesi: la sostituzione, quindi, rischia di essere l’unica soluzione possibile. Se saltasse la panchina dell’avellinese, non mancherebbero le alternative. Edy Reja, Andrea Stramaccioni e Francesco Guidolin sarebbero ottime soluzioni per motivi diversi, ma il primo offrirebbe qualche garanzia in più: ha già allenato il Cagliari, conosce molto bene l’ambiente ed è ricordato positivamente dai tifosi grazie alla promozione in A conquistata nel 2004. Reja ha grande esperienza sia in ambito nazionale che internazionale e ha il carattere giusto per gestire la situazione difficile creatasi in Sardegna. Inoltre, a differenza di Stramaccioni e Guidolin, potrebbe incarnare alla perfezione un ruolo da traghettatore che permetterebbe al Cagliari di salvarsi tranquillamente e ripartire nella prossima stagione con un altro tecnico e un nuovo obiettivo. Il sogno dei tifosi è Claudio Ranieri, protagonista della storica doppia promozione che portò i sardi dalla C1 alla A in tre anni tra il 1988 e il 1991. Il tecnico del Leicester ha manifestato a più riprese l’intenzione di tornare a Cagliari e potrebbe dare nuova linfa al progetto di Giulini, ma il presente racconta un’altra storia: Massimo Rastelli è ancora in sella e la sfida decisiva col Sassuolo è alle porte. A prescindere da quel che riserverà il futuro prossimo, reagire al più presto è fondamentale. Per l’orgoglio, per i punti, per un Natale più sereno e per sperare in un felice anno nuovo.

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