Una finale di Coppa Italia Primavera da dimenticare. Protagoniste, Inter e Juventus. Trionfano  i nerazzurri in pieno recupero, al 94′. 2-1, sulla Juventus, che vede sfumare il sogno del “triplete” dopo aver vinto il Torneo di Viareggio. C’è poco da esultare, però. Quanto accade a fine gara è vergognoso. Riprovevole, specialmente perchè si parla di calcio giovanile. Una gazzarra indegna: risse ed espulsioni. Il centravanti bianconero Favilli e il tecnico nerazzurro Vecchi sono allontanati dal campo. E per degna conclusione, durante la premiazione, i dirigenti accompagnatori tengono ben lontane le due squadre per evitare ulteriori “chiarimenti” e vi sono diversi scambi d’accuse fra calciatori e dirigenti. Una brutta pagina di sport giovanile, un messaggio pessimo.

Fortunatamente, però, vi sono anche storie  da raccontare. Giovani ancora “puliti” dalla ruggine delle rivalità esacerbate. Questa è una storia di pallone, derby, e calcio pulito. Questa foto risale al marzo del 2015. Ed è destinata a restare, nel suo piccolo, nella storia del calcio giovanile. Segnatevi questi nomi: Luca Petrungaro, Salvatore Pezzella e Davide Paglia. I giovanissimi moschettieri della sportività. Questo non è un semplice abbraccio. É un’istantanea che trasuda sportività, rispetto, sentimento. É la quintessenza del gioco. Dello sport. Una speranza, per un calcio migliore.

giovanissimi roma e lazio

La partita in questione è Roma – Lazio. Categoria giovanissimi: in campo, ragazzini di belle speranze: età media, 14-15 anni o giù di lì. Pochi per stabilire con certezza il futuro. Se a quell’età vesti certe maglie, il talento, comunque, ce l’hai.  E, in attesa di un futuro da dipingere a colori, regalano un affresco da incorniciare e consegnare alla galleria “calcio pulito”.

Davide, il capitano della Lazio, ha appena perso 2-1 il derby. Al triplice fischio finale, la delusione e l’emozione hanno il sopravvento sulla fatica. Piange. Luca e Salvatore notano quanto accade  a centrocampo. E rinunciano ai festeggiamenti. Corrono immediatamente incontro all’avversario, al “capitanino” biancoceleste. Rispetto. Prima di tutto. Due romanisti che abbracciano un laziale, dopo un derby perso? Evento più unico che raro.

Eppure, e meno male sia così, succede. Consolare chi perde, assume un valore infinitamente più importante che alzare le braccia al cielo. In questo gesto, non c’è premeditazione, voglia di farsi notare o altro. Questa istantanea fotografa un’età in cui, fortunatamente, c’è ancora spazio per la spontaneità e i sentimenti. Vocaboli estranei, sconosciuti, quasi disprezzati dal professionismo esasperato. Dalla cultura dell’inseguire, a tutti i costi e non importa come, il risultato.

Oltre ai colori, sotto quelle maglie, c’è un cuore che batte. É troppo presto, oggi, per stabilire se Luca Petrungaro  (30 gennaio del 2000) e Salvatore Pezzella  (11 marzo del 2000) diventeranno calciatori professionisti. Di certo, però, sono dei piccoli grandi uomini.

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