Si sono conclusi giovedì gli ottavi di finale della Coppa Italia. Le sorprese nei risultati che hanno fatto da protagonista in questi giorni, devono lasciare spazio ad una riflessione.

Non il fatto che una squadra di Lega Pro, l’Alessandria, abbia battuto una di Serie a, il Genoa in casa. Neanche che il Carpi, penultimo nel nostro campionato, sia uscito vincitore contro la sempre lodata Fiorentina. E neppure l’impresa dello Spezia che, undicesima in Serie B, ha sconfitto ai rigori la depressa Roma, all’Olimpico.

No. La riflessione che dobbiamo fare, ma che in realtà dovrebbero fare gli addetti ai lavori, cioè la FIGC, lo Stato e i Presidenti, è relativa alla situazione del calcio in Italia.

Quello che abbiamo visto al Marassi, al Franchi, all’Olimpico e aggiungiamoci anche a San Siro in occasione di Milan – Crotone e di nuovo a Roma nella partita Lazio – Udinese, rappresenta in pieno il momento che si vive in Italia quando parliamo di calcio. Stadi vuoti durante il campionato. Stadi vuotissimi in Coppa Italia.

Le scelte scellerate della Federcalcio, come mettere una partita alle 14,30 di mercoledì, i muri in mezzo alle curve, lo stato di assedio nelle zone circostanti gli stadi e le politiche remunerative sulla pelle dei tifosi da parte delle società sportive sono gli artefici di questa desolazione.

L’affluenza è ai minimi storici e, in questa settimana di Coppa, abbiamo assistito a spettacoli (mica tanto) senza spettatori, fatta salva la fetta dedicata al settore ospiti che, grazie al richiamo del grande palcoscenico, era gremita di tifosi accorsi per vedere la propria squadra contendersi il risultato contro compagini più prestigiose. La curva sud del Crotone trasferitasi a Milano, i 2000 alessandrini nel freddo di Genova, e l’onda nero bianca spezina di Roma sono le uniche note positive di questo turno di Coppa Italia.

E’ vero anche che, da sempre considerato un trofeo “minore” (ma perchè poi?), la Coppa Italia, anche nel periodo di gloria del calcio italiano, non ha mai attirato un pubblico paragonabile con quello del campionato. Ma la Coppa, in questo caso, è solo una goccia in un mare di assenteismo, mala gestione e disamoramento.

Nel resto del mondo, non è così. Andando a vedere i maggiori campionati europei ci accorgiamo subito che l’Italia rappresenta il fanalino di coda dietro a Germania, Inghilterra e Spagna, con la sola Francia a rincorrere, ma di poco, per affluenza di spettatori allo stadio. E anche Paesi che non sono propriamente la patria del calcio, come gli Stati Uniti, stanno arrivando minacciosi dalle retrovie.

Una soluzione per interrompere questo trend negativo potrebbe essere quello di riformare il sistema di calendarizzazione della competizione parallela al campionato. Anche in ottica di ridistribuire i tanti soldi che circolano nell’ambiente calcio verso realtà più piccole o squadre che militano in Leghe minori, l’idea sarebbe quella di disputare, almeno nei primi turni, le partite in casa non delle big ma di queste compagini che non vedono l’ora di accogliere i campioni della Serie A in qualunque giorno a qualunque ora.

Immaginiamoci lo stadio Picco a La Spezia con la Roma in campo. Il Milan a Crotone e il Genoa ad Alessandria. Blasone che fa rima con pienone questo è certo. Ma non si può fare. Questo è altrettanto certo. Figuriamoci se un Presidente di Serie A con i problemi legati agli infortuni, alle trasferte infrasettimanali e con occhio sempre attento al budget e al marketing possa avallare una scelta così giusta ma così scomoda.  Per questo, le partite casalinghe vengono scelte sulla base dei risultati della scorsa stagione e, inevitabilmente, quindi, in favore della squadre che militano in Serie A. Cosa che non succede, per dire, in Inghilterra, dove le gare in casa vengono scelte attraverso il consueto sorteggio.

E’ un paradosso. Lotito, nella famosa intercettazione con Pino Iodice, si disperava per il Frosinone e il Carpi in Serie A e tutti i problemi sui diritti tv connessi alla situazione. Disperazione dai toni sicuramente folcloristici ma, per certi versi, con un fondo di verità.

Come può una piazza minore attrarre audience e poter competere con i colossi del calcio che conta? Non può. E siccome non è possibile distribuire in maniera equa i proventi della televisione ( come accade, invece, in altri sport e in altri Paesi, l’Nba in America), tanto varrebbe sfruttare le situazioni come quelle che si presentano in Coppa Italia nei primi turni e sperare, un giorno, che partita dopo partita, anche le realtà meno attraenti possano avere la rilevanza che meritano.

Nel frattempo, con gli occhi rivolti verso quei silenziosi vuoti che sono ormai gli stadi, ci si potrebbe almeno pensare.

FOTO: www.ivm.ilcalciomagazine.it

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