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Giochi di palazzo

Copa del Rey : una bandiera per l’indipendenza della Catalogna

Andrea Muratore

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La scottante questione dell’indipendenza della Catalogna, da anni argomento di un dibattito appassionato nel panorama politico spagnolo tra fautori dell’unità nazionali e sostenitori del separatismo della Comunità Autonoma, sta negli ultimi mesi entrando particolarmente nel vivo dopo che alla presidenza della Catalogna è stato eletto il leader indipendentista Carles Puigdemont. Attriti e tensioni turbano quotidianamente le relazioni tra Barcellona e la capitale Madrid, e ogni occasione diviene per le controparti il pretesto per condurre una battaglia di nervi, una partita a scacchi che in vista di un futuro referendum sullo status della Catalogna vede governo della Comunità Autonoma e potere centrale scontrarsi su ogni questione potenzialmente ricollegabile all’indipendentismo catalano.

L’ultima, clamorosa frizione è stata vissuta la scorsa settimana, poco prima della finale della Coppa del Re che stasera vedrà il Barcellona affrontare il Siviglia nello scenario dello Stadio Vicente Calderón, città amministrata dall’ex giudice costituzionale Manuela Carmena Castrillo, eletta a capo di una lista civica collegata al Partito Socialista, storicamente tra i principali oppositori delle richieste separatiste dei leader catalani. Il governo cittadino ha voluto in tal senso dimostrare la propria presa di posizione in maniera decisamente zelante, vietando con un’apposita ordinanza ai tifosi del Barcellona di esibire allo stadio la Estelada, ovverosia la bandiera indipendentista catalana che aggiunge una stella bianca su campo blu al vessillo istituzionale della Catalogna e campeggia vistosamente in diversi settori del Camp Nou ogniqualvolta i blaugrana giochino in casa. Una mossa senza precedenti, che testimonia il grado di animosità che attualmente contraddistingue le relazioni tra le due principali città iberiche e ha scatenato un vero e proprio vespaio, portando numerosi esponenti istituzionali catalani e gli organi di stampa di Barcellona ad attaccare fortemente una decisione giudicata lesiva della libertà di espressione dei tifosi del Barça.

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La mossa dell’amministrazione madrilena appare oggettivamente prevaricante nei confronti dei supporters catalani, dato che la Estelada è diventata da anni, in maniera non ufficiale, un vero e proprio secondo emblema per la squadra di Messi, Suarez e Neymar, che da decenni è divenuta il veicolo per l’esportazione dell’identità catalana nel mondo. La Catalogna è il Barça, il Barça è la Catalogna: lo slogan che campeggia sulle tribune del Camp Nou, “Més que un club”, testimonia una simbiosi divenuta motivo di orgoglio per gli abitanti della Comunità Autonoma a partire dagli anni bui della dittatura franchista. Ai tempi del regime, la rivalità sportiva tra Barça e Real Madrid assunse ai loro occhi connotazioni ben più profonde, diventando l’emblema della contrapposizione tra una regione che vedeva repressa indiscriminatamente ogni anelito di autonomia e un potere centrale fortemente reazionario e deciso a punire con l’isolamento l’aspra opposizione dei catalani alla penetrazione delle armate falangiste durante la Guerra Civile del 1936-1939. Proprio in quegli anni la Estelada iniziò a venire associata al Barça, dato che le partite dei blaugrana divennero per i catalani maggiormente attaccati alla loro terra l’unica occasione per poter esprimere liberamente il loro pensiero.

Nel periodo democratico succeduto alla fine del regime, la Estelada è assurta a simbolo universale dell’indipendentismo catalano, mentre il Barça più volte ha vissuto un diretto coinvolgimento nella diatriba sul futuro della Catalogna, soprattutto attraverso la partecipazione di numerosi suoi esponenti alle celebrazioni autonomiste indette dai governanti locali e alla Diada, la giornata nazionale catalana che ogni 11 settembre porta centinaia di migliaia di abitanti di Barcellona a sfilare per le strade della città sventolando la Estelada. In particolar modo negli ultimissimi anni, dopo che il Barça aveva fornito alla nazionale spagnola l’ossatura della squadra che dominò gli scenari internazionali tra il 2008 e il 2012, il sostegno pubblico dato da numerosi personaggi legati al club, primo fra tutti Pep Guardiola, alle posizioni indipendentiste ha acuito le tensioni; lo stop all’esposizione dell’Estelada nella finale di stasera è figlia della guerra fredda tra gli opposti schieramenti del dibattito sulla secessione catalana.

I tifosi blaugrana hanno in un primo momento annunciato una reazione singolare al divieto del municipio madrileno, organizzando di sventolare la bandiera nazionale scozzese al posto dell’Estelada, suggellando così la solidarietà tra la loro causa e quella degli scozzesi orbitanti nell’area dello Scottish National Party e favorevoli all’indipendenza dalla corona britannica. Scelta fortemente provocatoria, ma che dà un’idea dell’indirizzo assunto dalla tifoseria del Barça, le cui frange più calde supportano fortemente l’indipendenza e, sventolando l’Estelada, sono consci del duplice valore che la bandiera, divenuta simbolo di unione e discordia al contempo, assume per la Catalogna. Prima della decisione del tribunale, che ha ritenuto illegittimo il provvedimento della municipalità di Madrid, il rischio concreto era di assistere a scene fortemente imbarazzanti per il calcio iberico e la Spagna in generale. La riammissione dell’Estelada al Calderón rappresenta una decisione condivisibile, non essendo la bandiera legata a nessuna idea discriminatoria o sovversiva, ma semplicemente a una corrente di pensiero fortemente radicata nell’animo dei catalani. Che il processo di indipendenza giunga a compimento o no, la Estelada continuerà a rappresentare vivamente la Catalogna nel mondo, così come continuerà a farlo il Barça, che stanotte contro il Siviglia fresco campione di Europa League cerca di continuare la sua incessante vendemmia di trofei.

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3 Commenti

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  1. Leo

    maggio 23, 2016 at 5:56 am

    Mamma mia quante imprecisioni! Intanto Manuela Carmena non mi risulta che sia mai stata giudice costituzionale, bensì membro del Consejo General del Poder Judicial che corrisponde al nostro CSM. Poi è stata eletta nelle liste di Ahora Madrid che è espressione (soprattutto) di Podemos ed è Sindaco di Madrid grazie ai voti raccolti da quella lista (20 Consiglieri Comunali) e all’appoggio del Psoe (9 Consiglieri). L’imprecisione maggiore è comunque che Manuela Carmena (così come l’Alcaldesa di Barcellona, Ada Colau) ha dichiarato che non sarebbe andata allo stadio se fosse stata proibita la “estelada”, che è l’esatto contrario di quanto scritto in questo articolo. Il divieto era stato infatti emesso dalla Prefettura di Madrid (e quindi non dalla Municipalità) e poi revocato da un magistrato http://www.elperiodico.com/es/noticias/barca/futbol-copa-del-rey-seguridad-estelades-prohibicion-5140006 http://www.elperiodico.com/es/noticias/politica/carmena-final-copa-rey-prohibicion-estelades-5145154 http://www.elmundo.es/deportes/2016/05/20/573ecc0846163f5f278b4664.html http://www.elperiodico.com/es/noticias/politica/juez-revoca-prohibicion-estelades-copa-rey-5145377

  2. Andrea

    maggio 23, 2016 at 11:29 am

    Ciao Leo, in quanto autore dell’articolo mi sento in dovere di risponderti; in primo luogo in Spagna Corte Suprema e Tribunale Costituzionale svolgono funzioni in parte sovrapponibili che rendono possibile ritenere i giudici della Corte Suprema magistrati costituzionali a tutti gli effetti.
    Inoltre, da sempre il governo di Madrid è stato contrario alle manifestazioni indipendentiste catalane, e il PSOE che di fatto supporta l’amministrazione attuale è uno dei principali oppositori delle richieste degli autonomisti. Infine, una precisa pressiona politica ha indirizzato la decisione della prefettura che, in Spagna, risponde tanto alla municipalità quanto al Ministero degli Interni . Lo smarcamento del sindaco da una decisione che la giunta coscientmente ha supportato è stato dettato dal polverone suscitato dalla proibizione dell’Estelada, e guardacaso è arrvato quando già era nell’aria la notizia della presa di posizione opposta da parte del tribunale. I tuoi appunti sono giustificati, ma devi anche pensare che il tema dell’articolo era ben altro rispetto al semplice commento del dibattito politico-giudiziairo attorno alla decisione sul bando dell’Estelada. Per rendere la narazione più scorrevole e fluente ho infatti deciso di non fermarmi troppo su certi cavilli ma di concentrarmi sul tema centrale dell’articolo: la grande sovrapposizione verificatasi nel corso degli anni tra tifo per il Barça e indipendentismo catalano, nonché la sempre maggiore importanza dell’Estelada nel mondo blaugrana.

  3. Leo

    maggio 23, 2016 at 4:34 pm

    Mi sembra “strano” se non “stranissimo” che la Giunta Muncipale di Madrid (quella attuale ovviamente, non la precedente popolare di Ana Botella) supportasse la proibizione, dato che il leader maximo di Podemos, di cui la Giunta è espressione, scriveva –> https://twitter.com/Pablo_Iglesias_/status/733024476720402434 E proprio oggi Manuela Carmena ha chiesto le (quasi) dimissioni del Prefetto proprio per il divieto –> http://www.elperiodico.com/es/noticias/politica/carmena-considera-que-fue-una-falta-respeto-constitucion-prohibir-estelada-5151416 Se fosse vero che l’attuale Giunta di Madrid (dove fra l’altro il Psoe conta assai poco; e non credo sia un caso che l’unico che provasse a fare sentire la voce socialista nel Municipio, Antonio Carmona, sia stato silurato come capogruppo) avesse inizialmengte appoggiato la proibizione, ci troveremmo di fronte ad uno dei più eclatanti dei voltagabbana della politica spagnola; cosa che di certo non mi sorprenderebbe, ma che al tempo stesso sarebbe stigmatizzata ferocemente da tutti gli avversari di Podemos.

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Calcio

DasPutin: la polizia inglese usa le maniere forti per non far andare gli hooligans ai Mondiali

Emanuele Sabatino

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La polizia si sta sfornzando nell’impresa di sequestrare i 58 passaporti rimanenti per essere sicuri che queste persone non siano abili di andare in Russia.

La Polizia inglese ha dichiarato che a più di 1200 hooligans con una storia passata di disordini da stadio è stato impedito, previo sequestro del passaporto, di viaggiare verso la Russia per seguire la nazionale allenata da Southgate che oggi scenderà in campo per la seconda partita del suo Mondiale contro Panama.

1312 sono stati gli individui costretti a consegnare il passaporto alle autorità locali inglesi. Di questi 1312, 1254 hanno portato il passaporto volontariamente, sono stati costretti a farlo o non lo avevano mai fatto in vita loro. Ne rimangano appunto 58 ancora da confiscare.

Unità supplementari di poliziotti verranno schierate ai porti navali per evitare che qualcuno possa tracciare itinerari alternativi per arrivare in Russia una volta lasciato il Regno Unito via mare. Il daspo calcistico in Inghilterra può durare sino a 10 anni è ha lo scopo di evitare agli hooligans di viaggiare per gli eventi sportivi internazionali. Eludere il daspo è ovviamente un reato e comporta una multa di 5000 sterline e 6 mesi di prigione. I passaporti sequestrati verranno riconsegnati ai legittimi proprietari dopo la fine della Coppa del Mondo prevista per il 15 luglio.

Secondo Scotland Yard  questa operazione ha permesso che tra i più di 10000 tifosi inglesi ora presenti in Russia la stragrande maggioranza siano persone oneste, genuine e giunte lì col solo scopo di tifare e godersi il torneo.

Nonostante questo però rimane la paura, ne avevamo parlato già qui, per l’incolumità dei tifosi inglesi, specialmente quelli omosessuali, dopo le minacce omofobe e razziste degli hooligans russi da sempre pieni di un sentimento anti-british. Già durante gli europei del 2016 le due tifoserie arrivarono a contatto e 5 tifosi inglesi rimasero gravi e altri 30 finirono all’ospedale anche se senza pericoli.

Una delegazione della polizia inglese, su richiesta proprio del paese ospitante, è andata in Russia per lavorare al fianco delle autorità locali e garantire la massima sicurezza agli ospiti inglesi.

 

 

 

 

 

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Calcio

Stadio della Roma: Se è corruzione impropria lo Stadio si fa (salvo che il Comune non ci abbia ripensato)

Simone Nastasi

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In questi giorni tutti hanno detto qualcosa sullo Stadio della Roma ma in pochi  sono riusciti a schiarirci le idee al riguardo. Per fare chiarezza sugli aspetti giuridici di tutta questa faccenda abbiamo intervistato uno dei massimi esperti di Diritto Amministrativo, l’Avvocato Gianluigi Pellegrino. Ecco cosa ci ha detto.

Partiamo da alcune sue recenti dichiarazioni. In una recente intervista alla Gazzetta, lei ha dichiarato che si è fatta confusione tra il piano penale e quello amministrativo. Perché?

Dovremmo sempre tutti avere a mente che non tutto ciò che è sbagliato è reato e non tutto ciò che è reato comporta che siano stati necessariamente assunti atti amministrativi illegittimi, atteso che esistono ipotesi di reato di pubblici funzionari pure gravi ma che non derivano da atti illegittimi. In particolare, nel nostro caso, da quanto è emerso dagli organi di stampa, ma bisognerebbe poi leggere le carte nel dettaglio, le ipotesi di corruzione che vengono contestate non sono volte ad ottenere assensi che altrimenti non era per legge possibile ottenere ma se mai per facilitare e accelerare atti comunque legittimi. Questo farebbe sì che si tratterebbe di corruzione impropria che ha una sua gravità, sia penale che sociale, ma presuppone la legittimità degli atti e che la procedura per l’approvazione dello Stadio sia illegittima: quindi in questo caso l’iter potrebbe proseguire a prescindere dal processo penale. Se invece le indagini penali manifestassero un’illegittimità degli atti amministrativi , l’amministrazione dovrebbe senz’altro valutare di ritirali. Un piano ancora diverso è poi quello della responsabilità politica. Il Sindaco Raggi non è certo colpevole di nulla se ha deciso di mettere una persona di sua fiducia nell’amministrazione di Acea e però se poi quel prescelto dovesse risultare che ha accettato regalie da terzi interessati a rapporti con il Comune allora c’è un evidente profilo di responsabilità politica e morale evidentissimo anche in capo al Sindaco. Tenere distinti i piani aiuta a capire e capire aiuta sempre.

In merito al reato configurato dai pm, tra gli altri anche la corruzione, lei ha fatto una distinzione tra propria ed impropria. Ci spiega la differenza?

Corruzione propria è quando si paga un pubblico funzionario  per ottenere una cosa contro legge: una concessione edilizia per costruire una casa dentro al Colosseo. Per Corruzione impropria, invece, si intende quando si paga il funzionario per ottenere un provvedimento che comunque si poteva o si doveva ottenere per legge. Pago quindi per agevolare o per evitare ostacoli. Commetto un reato ma gli atti non solo illegittimi.

In merito a questo, quali possono essere i rischi più concreti per l’iter burocratico?

Ormai il Comune, attraverso il Sindaco, che è stato sentito più volte, dovrebbe avere in mano tutti gli elementi  per capire cosa avrebbe scoperto la Procura. Se non ci sono illegittimità amministrative negli atti non esistono rischi amministrativi concreti sulla procedure per l’approvazione dello Stadio. Se poi il Comune ci vuole comunque ripensare, allora si torna sul piano politico amministrativo e non sul piano della legittimità.

Quindi l’iter amministrativo si blocca fino alla decisione del Giudice Penale?

Assolutamente no e sarebbe sbagliatissimo se fosse così. Bisognerebbe vedere quali sono le  imputazioni penali e a quel punto trarre responsabilmente le conseguenze. E’ necessario guardare il merito. Il fatto che ci sia un processo penale non vuol dire niente in sè. E’ importante capire cosa è contestato dal giudice penale e come è contestato. Perché se non è nemmeno contestato che gli atti siano illegittimi non c’è ragione di metterli in discussione dal punto di vista della legalità. Se poi si vogliono mettere in discussione per scelta politica ritorniamo al discorso di prima.

Da questa storia emerge ancora una volta il ricorso alla corruzione come strumento per velocizzare i processi amministrativi. La semplificazione normativa di cui tanto si parla, secondo Lei potrebbe essere una possibile soluzione al problema?

Basterebbe applicare le norme semplificatrici che già esistono come ad esempio quelle sulla Conferenza dei Servizi  che imporrebbero a tutti gli enti  di esprimersi su una istanza in modo rapido, chiaro e contestuale. E invece questa norma è una delle più violate ed eluse in Italia perché ciascuna amministrazione si riserva di rispondere a tempo proprio e alla fine le conferenze vengono sempre rinviate. Quindi più che di ennesime riforme e nuove leggi, basterebbe applicare davvero quelle esistenti.

Per chiudere, secondo Lei , la Roma quando avrà il suo Stadio?

Sappiamo che per opere così grosse, se ci sono emergenze o obiettivi tipo i mondiali, siamo un paese che riesce a lavorare rapidamente; ma solo sotto stress. In assenza  di emergenza invece abbiamo sempre procedure lunghe a volte infinite. La paura dell’inchiesta poi può fare il resto.

 

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Calcio

USA, Messico e Canada “United”per i Mondiali del 2026: se gli affari scavalcano i muri e la Politica

Massimiliano Guerra

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E’ ufficiale: gli Stati Uniti, Messico e Canada co-ospiteranno la Coppa del Mondo 2026. La candidatura unificata sotto il nome United, per l’appunto, ha ottenuto il trofeo più importante di tutti battendo la concorrenza del Marocco con una percentuale del 67% dei voti totali (l’Italia ha votato per il paese nordafricano). L’aspetto più importante è adesso quello di capire quale sia la ripartizione delle 80 partite totali: secondo quanto presentato al momento della candidatura dal trio oltreoceano, gli Stati Uniti ne ospiteranno 60 mentre il Messico e il Canada solo 10 a testa. Tante partite sì, perché quel Mondiale sarà formato da ben 48 squadre da 16 gruppi, vale a dire una vera e propria rivoluzione rispetto alle 32 squadre attuale. C’è però da capire però la ripartizione reale delle partite che si disputeranno: un gran vantaggio che hanno questi paesi è l’abbondanza di stadi che essi hanno sui loro territori. In effetti, anche con un totale di 80 partite da giocare, è chiaro che alcune partite verranno giocate anche in piccoli stadi di città non grandissime. Non è però da scartare l’idea che si possano costruire anche altre strutture in città che già ne hanno più di uno. C’è anche la necessità di trovare un meccanismo tale da garantire alle squadre di non fare lunghi viaggi, attraversando da est a Ovest gli Usa tra una partita e l’altra, nella prima parte del torneo. Ecco come oggi potrebbe essere suddiviso il calendario dei 16 gruppi:

Gruppo A: Los Angeles (due sedi)

Gruppo B: Phoenix e Las Vegas

Gruppo C: Miami e Orlando

Gruppo D: Washington, DC, e Philadelphia

Gruppo E: New York e Boston

Gruppo F: Seattle e Vancouver (due partite in Canada)

Gruppo G: San Diego e Guadalajara (una partita in Messico)

Gruppo H: Toronto e Montreal (tre partite in Canada)

Gruppo I: Pasadena e Guadalajara (una partita in Messico)

Gruppo J: San Jose e Santa Clara

Gruppo K: San Antonio e Dallas

Gruppo L: Città del Messico (due sedi; tre partite in Messico)

Gruppo M: Monterrey e Houston (due partite in Messico)

Gruppo N: Chicago e Detroit

Gruppo O: New York e Montreal (due giochi in Canada)

Gruppo P: Atlanta e Nashville.

Dopo la fase a gironi, il numero di partite e quindi di stadi necessari per ospitarle, sarebbe ridotto. Sulla base del modello proposto il Messico e il Canada potrebbero ospitare tre partite a testa nel primo turno ad eliminazione diretta a 32 squadre. Lo scenario più logico sarebbe quindi quello che vede la partita di apertura allo Stadio Azteca, che ha anche ospitato due finali della Coppa del Mondo nel 1970 e nel 1986, mentre la finale, sarebbe con tutta probabilità essere giocata a New York o a Los Angeles al Rose Bowl di Pasadena che ospitò l’atto finale tra Brasile ed Italia nel ‘94 con temperature infernali.

Come ha dichiarato il presidente della Us Soccer, Sunil Gulati“Le trattative per la spartizione delle partite non è stata facile perché tutti i paesi ne volevano di più, ma alla fine abbiamo trovato un accordo”. Un accordo quindi tra Stati Uniti, Messico e Canada (che diventa con Stati Uniti, Svezia e Germania, uno dei paesi ad aver organizzato sia un Mondiale maschile, sia uno Femminile) in un momento politico così delicato tra questi tre Stati è già una notizia. E’ stato proprio Gulati poi a darci una notizia ancora più importante e cioè come sia nato tutto con la benedizione del presidente Trump: “La candidatura dei tre paesi ha avuto il pieno sostegno del presidente anche se l’attacco al Messico è stato uno dei temi principali della sua campagna elettorale. I colloqui con il presidente, effettuati da un intermediario negli ultimi 30 giorni, hanno rivelato come il presidente abbia supportato e incoraggiato la collaborazione con il Messico. Certo ci sono  preoccupazioni circa l’arrivo di squadre e appassionati da tanti paesi del Mondo in relazione alle restrizioni in materia di immigrazione, ma siamo certi che troveremo una soluzione”.

Dunque Trump mentre da una parte minaccia il rafforzamento di muri divisori dal Messico e annuncia giri di vite sul tema dell’immigrazione, dall’altra combatte la guerra commerciale con il Canada, ma apre ad una collaborazione per organizzare una competizione che muoverà tantissima gente nell’arco di più di un mese. Un comportamento ambivalente, che però proprio Gulati spiega: “Una Coppa del Mondo in Nord America, con 60 partite negli Stati Uniti, sarebbe, di gran lunga, la Coppa del mondo di maggior successo nella storia della FIFA, in termini economici”. Ecco allora che si spiega tutto. Trump da uomo d’affari, prima che uomo politico, ha fiutato l’occasione per poter rilanciare l’economia statunitense nel lungo periodo e un affare da quasi “un miliardo di dollari”, non può essere buttato via così a cuor leggero. Quindi lo sport (supportato da un pesante aspetto economico) potrebbe in un modo o nell’altro abbattere le divisioni tra Stati e soprattutto mitigare le tensioni che in Nord America negli ultimi mesi si sono accumulate in maniera quasi sconsiderata. Sia a Nord che a Sud.

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