La scottante questione dell’indipendenza della Catalogna, da anni argomento di un dibattito appassionato nel panorama politico spagnolo tra fautori dell’unità nazionali e sostenitori del separatismo della Comunità Autonoma, sta negli ultimi mesi entrando particolarmente nel vivo dopo che alla presidenza della Catalogna è stato eletto il leader indipendentista Carles Puigdemont. Attriti e tensioni turbano quotidianamente le relazioni tra Barcellona e la capitale Madrid, e ogni occasione diviene per le controparti il pretesto per condurre una battaglia di nervi, una partita a scacchi che in vista di un futuro referendum sullo status della Catalogna vede governo della Comunità Autonoma e potere centrale scontrarsi su ogni questione potenzialmente ricollegabile all’indipendentismo catalano.

L’ultima, clamorosa frizione è stata vissuta la scorsa settimana, poco prima della finale della Coppa del Re che stasera vedrà il Barcellona affrontare il Siviglia nello scenario dello Stadio Vicente Calderón, città amministrata dall’ex giudice costituzionale Manuela Carmena Castrillo, eletta a capo di una lista civica collegata al Partito Socialista, storicamente tra i principali oppositori delle richieste separatiste dei leader catalani. Il governo cittadino ha voluto in tal senso dimostrare la propria presa di posizione in maniera decisamente zelante, vietando con un’apposita ordinanza ai tifosi del Barcellona di esibire allo stadio la Estelada, ovverosia la bandiera indipendentista catalana che aggiunge una stella bianca su campo blu al vessillo istituzionale della Catalogna e campeggia vistosamente in diversi settori del Camp Nou ogniqualvolta i blaugrana giochino in casa. Una mossa senza precedenti, che testimonia il grado di animosità che attualmente contraddistingue le relazioni tra le due principali città iberiche e ha scatenato un vero e proprio vespaio, portando numerosi esponenti istituzionali catalani e gli organi di stampa di Barcellona ad attaccare fortemente una decisione giudicata lesiva della libertà di espressione dei tifosi del Barça.

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La mossa dell’amministrazione madrilena appare oggettivamente prevaricante nei confronti dei supporters catalani, dato che la Estelada è diventata da anni, in maniera non ufficiale, un vero e proprio secondo emblema per la squadra di Messi, Suarez e Neymar, che da decenni è divenuta il veicolo per l’esportazione dell’identità catalana nel mondo. La Catalogna è il Barça, il Barça è la Catalogna: lo slogan che campeggia sulle tribune del Camp Nou, “Més que un club”, testimonia una simbiosi divenuta motivo di orgoglio per gli abitanti della Comunità Autonoma a partire dagli anni bui della dittatura franchista. Ai tempi del regime, la rivalità sportiva tra Barça e Real Madrid assunse ai loro occhi connotazioni ben più profonde, diventando l’emblema della contrapposizione tra una regione che vedeva repressa indiscriminatamente ogni anelito di autonomia e un potere centrale fortemente reazionario e deciso a punire con l’isolamento l’aspra opposizione dei catalani alla penetrazione delle armate falangiste durante la Guerra Civile del 1936-1939. Proprio in quegli anni la Estelada iniziò a venire associata al Barça, dato che le partite dei blaugrana divennero per i catalani maggiormente attaccati alla loro terra l’unica occasione per poter esprimere liberamente il loro pensiero.

Nel periodo democratico succeduto alla fine del regime, la Estelada è assurta a simbolo universale dell’indipendentismo catalano, mentre il Barça più volte ha vissuto un diretto coinvolgimento nella diatriba sul futuro della Catalogna, soprattutto attraverso la partecipazione di numerosi suoi esponenti alle celebrazioni autonomiste indette dai governanti locali e alla Diada, la giornata nazionale catalana che ogni 11 settembre porta centinaia di migliaia di abitanti di Barcellona a sfilare per le strade della città sventolando la Estelada. In particolar modo negli ultimissimi anni, dopo che il Barça aveva fornito alla nazionale spagnola l’ossatura della squadra che dominò gli scenari internazionali tra il 2008 e il 2012, il sostegno pubblico dato da numerosi personaggi legati al club, primo fra tutti Pep Guardiola, alle posizioni indipendentiste ha acuito le tensioni; lo stop all’esposizione dell’Estelada nella finale di stasera è figlia della guerra fredda tra gli opposti schieramenti del dibattito sulla secessione catalana.

I tifosi blaugrana hanno in un primo momento annunciato una reazione singolare al divieto del municipio madrileno, organizzando di sventolare la bandiera nazionale scozzese al posto dell’Estelada, suggellando così la solidarietà tra la loro causa e quella degli scozzesi orbitanti nell’area dello Scottish National Party e favorevoli all’indipendenza dalla corona britannica. Scelta fortemente provocatoria, ma che dà un’idea dell’indirizzo assunto dalla tifoseria del Barça, le cui frange più calde supportano fortemente l’indipendenza e, sventolando l’Estelada, sono consci del duplice valore che la bandiera, divenuta simbolo di unione e discordia al contempo, assume per la Catalogna. Prima della decisione del tribunale, che ha ritenuto illegittimo il provvedimento della municipalità di Madrid, il rischio concreto era di assistere a scene fortemente imbarazzanti per il calcio iberico e la Spagna in generale. La riammissione dell’Estelada al Calderón rappresenta una decisione condivisibile, non essendo la bandiera legata a nessuna idea discriminatoria o sovversiva, ma semplicemente a una corrente di pensiero fortemente radicata nell’animo dei catalani. Che il processo di indipendenza giunga a compimento o no, la Estelada continuerà a rappresentare vivamente la Catalogna nel mondo, così come continuerà a farlo il Barça, che stanotte contro il Siviglia fresco campione di Europa League cerca di continuare la sua incessante vendemmia di trofei.

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