Il continente americano si scalda per l’imminente inizio della 45a edizione della Copa América, che nell’anno del suo centenario riserva un appuntamento straordinario a tutti gli appassionati del futebol latino spostandosi per l’occasione a nord negli Stati Uniti, che per la prima volta ospiteranno un torneo formalmente organizzato dalla CONMEBOL ma al quale partecipano da oltre vent’anni anche compagini nazionali aderenti alla CONCACAF, la confederazione calcistica del Nord e Centro America. Il torneo calcistico per squadre nazionali più antico al mondo presenterà due importanti novità nella tornata statunitense, che prenderà il via stanotte al Levi’s Stadium di Santa Clara con il match tra i padroni di casa e la Colombia: innanzitutto, per la prima volta saranno 16 le squadre al via di una rassegna sempre più panamericana, con 6 rappresentative CONCACAF in aggiunta ai 10 membri CONMEBOL; inoltre, la Copa América assegnerà per la prima volta una nuova coppa, presentata ufficialmente prima della finale dell’edizione 2015 tra Cile ed Argentina.

Brand sempre di più in affermazione, la Copa è la vetrina d’eccellenza del calcio latinoamericano e delle sue brillanti scuole, scenario d’onore per l’imprevedibilità e l’estro dei suoi fuoriclasse nonché occasione imperdibile per poter assistere al simbiotico rapporto che unisce i latinoamericani al calcio, sport che nel Nuovo Mondo è vissuto come una vera e propria religione, dotata di una propria mistica e di fedeli accalorati. L’animo della competizione è rovente, ma la Copa è prima di tutto un motivo di unione per tutto il continente latinoamericano, visto che il calcio può essere visto come un’ineliminabile componente del substrato culturale comune che unisce tante nazioni dalla storia e dai destini comuni. Anzi, non è pretenzioso affermare che esso possa ritenersi un mezzo di comunicazione tra i diversi popoli dell’area più efficace della lingua spagnola, dato che essa è estranea al Brasile che invece riguardo al calcio ha decisamente qualcosa da dire.

Nel corso del suo centenario, la Copa América ha attraversato la storia di un continente, ha visto il suo format variare numerose volte, la sua cadenza periodica spostata arbitrariamente, conosciuto edizioni contestatissime e rese incerte da tensioni politiche e dispute tra i diversi stati del continente, vissuto addirittura periodi di stop lunghissimi, come la pausa di otto anni tra il 1967 e il 1975, al termine della quale nacque la Copa América che oggi conosciamo. Incidenti di percorso che non hanno mai inficiato la competitività della manifestazione, tanto che essa si è negata ai componenti dell’Olimpo della storia del calcio, Pelé, Maradona e sinora Leo Messi, ma soprattutto non ha intaccato se non superficialmente la sua essenza genuinamente latina. Alla Copa América, infatti, in numerosi casi nelle partite decisive più del talento dei singoli hanno contato l’orgoglio, la forza del collettivo, la volontà di trionfare sotto gli occhi del continente, la garra, quel cocktail di competitività, grinta e agonismo che anima le squadre calcistiche sudamericane nei loro periodi di grazia. Accanto a successi pronosticabili di veri e propri rulli compressori come il meraviglioso Brasile del 1999, antesignano della Seleçao Pentacampéon del Mondiale 2002, l’albo d’oro testimonia vere e proprie favole del futèbol latinoamericano, come i successi casalinghi della Colombia di Aristizàbal e Cordoba nel 2001 e del Cile di Arturo Vidal e del sagace tecnico Sampaoli nel 2015, oppure i plurimi exploit dell’Uruguay, che anche nei periodi di maggiore affanno sul proscenio mondiale ha sempre saputo egregiamente comportarsi nella competizione continentale, nella quale detiene oggigiorno il record di successi, potendo vantare ben 15 affermazioni contro le 14 dell’Argentina e le 8 del Brasile.

L’espansione della competizione al format a 16 compagini rappresenta una significativa innovazione che potrebbe aver grandi ripercussioni sul futuro della Copa América: espandere la partecipazione alle nazioni CONCACAF e a paesi dall’identità latinoamericana decisamente accentuata testimonia una volontà aggregratrice non indifferente da parte dei decisori della CONMEBOL e rappresenta un incentivo alla crescita dei movimenti sportivi locali, recentemente galvanizzati dalle egregie prestazioni del Costa Rica ai Mondiali 2014, sulla scia di quanto accaduto a partire dal 1993 per il Messico, che ha usufruito a dovere della possibilità di diventare ospite fisso della competizione ripagando i continui inviti con buone prestazioni e cinque classificazioni sul podio finale, con rispettivamente due secondi e tre terzi posti. Pur nel rispetto della divisione tra CONCACAF e CONMEBOL, fisiologica e necessaria soprattutto ai fini di democraticità nella rappresentanza delle confederazioni, la mossa appare potenzialmente fruttifera per movimenti sinora marginali, che potranno acquisire visibilità a partire dall’imminente edizione di giugno. Sebbene ufficialmente la CONMEBOL non abbia deciso ancora nulla riguardo la possibilità di mantenere il torneo a 16 squadre anche nelle edizioni “curriculari”, tutti gli indizi portano verso una decisione in tal senso che potrebbe essere formalizzata in caso di una buona riuscita dell’imminente torneo.

Anche gli USA avranno un ruolo importante nella Copa América che verrà: sebbene essi abbiano già partecipato più volte alla manifestazione, senza mai andare oltre il quarto posto del 1995, la scelta stessa di affidare loro l’organizzazione di un’edizione simbolica come quella del Centenario appare fortemente indicativa del carattere sempre più panamericano della rassegna. Le splendide strutture e gli impianti designati per la Copa América ospiteranno a breve uno spettacolo mozzafiato. Dal 3 al 26 giugno, a cent’anni dal primo quadrangolare tra Brasile, Cile, Argentina e Uruguay una competizione eterogenea come mai prima d’ora appassionerà centinaia di milioni di persone dagli USA alla Terra del Fuoco, rinnovando una passione che anno dopo anno coinvolge sempre di più anche gli appassionati di calcio del resto del mondo, garantendo successo e visibilità a un torneo tanto ricco di storia quanto profondamente moderno.

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