Ai blocchi di partenza questa estate sembrava già tutto deciso, o quasi: Il ricchissimo Manchester City allenato dal più grande degli allenatori in circolazione avrebbe dovuto vincere la Premier senza grossi problemi. Dall’altra parte invece Antonio Conte, con il suo Chelsea fuori da tutte le competizioni europee e pieno zeppo di giocatori da rigenerare, avrebbe faticato non poco ad affermarsi. Tutti davano per scontato che la filosofia ed il modo di intendere il calcio di Guardiola si sarebbero affermati subito nel calcio inglese ed invece Conte si sarebbe scontrato con una realtà troppo distante e italiana del pallone. Eppure a gennaio inoltrato tutti i pronostici sembrano ampiamente ribaltati.

INIZIO COME DA COPIONE- L’inizio della stagione, però, dava ragione a chi pronosticava un cammino trionfale del City e pieno di difficoltà per il Chelsea:  diciotto punti nelle prime sei giornate per i Citizens, mentre per i Blues, nello stesso periodo, appena dieci punti e due sconfitte di fila contro Liverpool ed Arsenal. Sembravano realtà distanti, quasi facenti parte di due campionati separati. Poi la svolta, improvvisa e quasi inspiegabile per il Manchester City, rabbiosa e contiana per il Chelsea che dalla sesta giornata in poi ha inanellato 13 vittorie di fila fino ad arrivare alla sconfitta contro il Tottenham dell’altra sera. Il Manchester City ha perso la sua identità e le sue sicurezze di inizio stagione scivolando al quarto posto a sette lunghezze di ritardo dal Chelsea che con il passare delle settimane,invece, aumentava la propria consapevolezza e la fiducia nei propri mezzi diventando un macchina pressoché perfetta ed eguagliando il record dell’Arsenal degli invincibili di Arsène Wenger di tredici vittorie di fila.

METAMORFOSI – E’ tutto cambiato dicevamo. Guardiola ora sembra sempre più in difficoltà anche dopo la vittoria a fatica contro il Burnley che gli ha permesso di rosicchiare tre punti proprio al Chelsea capolista. Lo spagnolo al termine del match ha addirittura parlato della condotta dell’arbitro, cosa mai successa in questi anni di gloriosa carriera: “Accettiamo le decisioni e le accetteremo in futuro ma potremmo cambiare il nostro stile di gioco. Ho sempre cercato di far giocare a calcio le mie squadre, ma in qualche modo dovremmo adattarci alle regole. A quanto pare però in Inghilterra ci sono delle regole speciali. Io lo sto capendo solo ora, ce ne dovremo fare una ragione”. Frasi che denotano un nervosismo ed una tensione che mai si erano impadronite di Guardiola prima d’ora. Anche il fatto di voler annunciare un suo prematuro ritiro, sta a significare che l’ex tecnico del Barcellona sta perdendo le sue sicurezze. Certezze che neanche gli anni trascorsi in Germania erano state scalfite e che ora con il City lontano dalla vetta e ancora alla ricerca disperata della propria identità, vacillano paurosamente. Dall’altra parte invece Conte sta facendo il percorso inverso: ad inizio stagione sembrava in balia degli eventi ma poi con il coraggio che solo i grandi allenatori hanno, è riuscito a cambiare il suo approccio optando per  un calcio più aderente alla sue idee, trovando il giusto supporto da parte dei calciatori, fattore fondamentale per la riuscita di qualsiasi piano di gioco. Conte ha fatto delle scelte precise anche negli uomini, rivitalizzando giocatori come Hazard e Diego Costa che sembravano ormai degli ex e che invece ora sono tornati protagonisti assoluti. La differenza forse è tutta qui. Guardiola non più tardi di qualche mese fa, quando ancora la crisi del City sembrava ampiamente gestibile,  non aveva paura nell’affermare che “Non cambierò il mio stile di gioco, non posso proporre qualcosa che non è mio. Posso provare a minimizzare gli errori per vincere più partite possibili, ma credo nel nostro modo di giocare”. Conte invece non ha avuto paura di modificare il suo approccio al calcio inglese, cercando una seconda via rispetto a quella fallimentare dei primi mesi. Guardiola ha insistito sulla sua strada ed ora che si è reso conto che è necessaria una sterzata per cercare di rimanere a contatto con il vertice della classifica, il mondo sembra quasi crollargli addosso. Chissà se allora Pep dimostrerà nuovamente di essere un grande tecnico cercando la via della vittoria in un modo alternativo rispetto al passato, cercando e provando a riscrivere una nuova pagine del calcio mondiale. Potrebbe essere una sfida stimolante per un ambizioso come Guardiola. Una sfida che se vinta lo libererebbe definitivamente dalle “catene” del Tiki Taka, permettendogli di essere giudicato anche in un altro modo dalla critica pallonara. Guardiola adesso deve scegliere. E’ giunto definitivamente il momento di scegliere cosa fare, e cioè se rimanere legato al passato o accettare la sfida che il calcio gli sta mettendo davanti.

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