Lo sport sta cambiando, ad un ritmo che spesso non riusciamo a percepire. E con loro anche la relativa comunicazione. Per comprendere ciò basta soffermarsi sull’ineffabilità dei ricordi circa la gestione del rapporto tra società e tifosi prima dell’avvento dei social network. Qualcosa di inimmaginabile al giorno d’oggi. Così, per comprendere le caratteristiche di questa nuova imprescindibile figura societaria e per comprenderne gli sviluppi passati e futuri, abbiamo fatto una chiacchierata con Matteo Ioriosocial media manager della Pro Recco.

Matteo Iorio

«La passione in questo settore si è sviluppata anno dopo anno durante il mio percorso di studi e si è concretizzata ormai dieci anni fa», esordisce Matteo, «quando ho cominciato a lavorare in un’agenzia a Milano seguendo la comunicazione e quindi anche i social network di clienti legati al mondo del fashion». Quello sportivo, tuttavia, rimane un settore più impegnativo in quanto «c’è un riscontro immediato e diretto con i fan». Quando i primi contatti con la Pro Recco? «Ho avuto i primi contatti con l’allora Direttore Generale ed attuale Presidente Maurizio Felugo nell’agosto 2015», ricorda, in quanto «era alla ricerca di una figura specifica che potesse valorizzare la comunicazione del club sui social network». Un primo giorno di lavoro di quelli che non si dimenticano facilmente. «Coincise con la presentazione della squadra a Punta Sant’Anna in seguito al triplete conquistato nella stagione precedente». «Fu una grande emozione», ricorda Matteo.

Un’evoluzione inevitabile quella del social media manager nelle società sportive. «Tutte le società curano ormai in maniera maniacale i propri canali social», afferma Matteo, «che di fatto sono il modo più diretto per comunicare le notizie e le curiosità del club ai propri tifosi». Tuttavia, «sono anche ormai fondamentali per avere un feedback costante e quotidiano soddisfacendo nei limiti tutte le curiosità e le domande». Un ruolo, quello di questa figura societaria, che ha perfino modificato il processo con cui vengono diffuse le notizie. «Se desidero sapere tutto sulla mia squadra non aspetto più il TG ma mi collego ai canali web ufficiali della squadra o a quelli dei singoli giocatori», aggiunge, «un ruolo quindi anche di responsabilità».

Quali le prospettive future di questo ruolo? «Penso che si andrà sempre più verso una partecipazione attiva dello spettatore nell’evento». «Ce ne stiamo accorgendo negli ultimi anni», continua Matteo, «con telecamere nello spogliatoio prima delle partite, contatto diretto con giocatori e addetti ai lavori tramite i social, telecamere personalizzate». Canali di comunicazione e partecipazione di cui si rende protagonista anche la Pro Recco con la Pro Recco Experience e la Mascotte che interagisce con il pubblico presente sugli spalti delle piscine. «Il tifoso deve sentirsi il più coinvolto possibile dalla società», afferma, «tutto ciò si traduce in attaccamento ai colori sociali e di conseguenza anche in business».

Con il successo nel derby contro il Quinto è arrivato per la società recchellina un record storico, ovvero quello della striscia vincente più lunga della storia dello sport italiano: 73 vittorie, una in più delle pallavoliste della Teodora Ravenna, ex primatista. «Nonostante sia una società abituata a dominare da anni il campionato credo che con la vittoria di sabato questo club entri con tutte le carte in regole nell’olimpo dello sport italiano». «Fa piacere esserne diretto testimone», ammette Matteo, «un record fantastico». Cercando di elaborare un parallelismo calcistico, grande passione di Matteo, a quale squadra potrebbe essere paragonata la Pro Recco? «Dal punto di vista dei successi internazionali sicuramente al Real Madrid». «L’obiettivo sportivo è quello di vincere a breve la decima Champions League», afferma il social media manager, «proprio come sono riusciti a fare i Blancos».

Un altro paragone, tuttavia, viene suggerito dal social media manager: «da un punto di vista di potenzialità, fame di vittorie, sviluppo societario e programmazione devo dire che la Juventus è il nostro modello di crescita». Una Juventus che ha invitato una delegazione proprio della Pro Recco due settimane fa presso il suo museo, «Una bella emozione», racconta Matteo, «la Juventus nella figura del Presidente del J Museum Garimberti ha omaggiato con delle maglie bianconere personalizzate Tempesti, Filipović e Vujasinović». «Sabato è stato ospite il campo il mio Genoa», sua squadra del cuore, «e sono stati dolori».

Quali i giocatori che più lo hanno stupito in questi mesi? «Di una squadra come la Pro Recco e dei suoi giocatori in questi due anni ho imparato a stupirmi poco», ammette, poiché «se giocano in questo club significa che sono già delle certezze». Tuttavia, se proprio dovesse rispondere alla domanda, menzionerebbe i giovani arrivati ad inizio stagione. «Si sono calati alla perfezione in questa mentalità vincente e stanno facendo passi da gigante per colmare il prima possibile il gap con i campionissimi». E poi, come non spendere due parole su un campione come Stefano Tempesti? «C’è un solo aggettivo per uno sportivo come lui: leggendario». «Al di là del suo valore sia in vasca che fuori», rivela Matteo, «mi ha impressionato la voglia e la costanza di recuperare a 37 anni dall’infortunio all’occhio che gli ha impedito di giocare la Final Six di Champions a Budapest l’anno scorso». Il tutto al fine di poter partecipare da protagonista alle Olimpiadi di Rio, in cui ha portato a casa la Medaglia di Bronzo. «Per lui era troppo importante salutare la Nazionale con una medaglia e ce l’ha fatta», conclude il social media manager.

Quale un aneddoto divertente durante la sua esperienza con la società recchellina? «L’anno scorso a Busto Arsizio dopo la vittoria della Coppa Italia», ricorda Matteo, «uscendo dallo spogliatoio della squadra con la felpa sociale un bambino mi ha chiesto l’autografo». «Una cosa che mi ha fatto sorridere». E quale il momento più emozionante? «Il momento più emozionante è stata la vittoria del trentesimo scudetto», afferma il manager, «al termine della finale contro il Brescia davanti ad una piscina stracolma». «Siamo riusciti ad organizzare con grande impegno un evento fantastico in una località logisticamente non agevole come Sori», continua, «non poteva non finire così». Ma ricorda piacevolmente anche l’ingresso sul prato dello Stadio Luigi Ferrari con la squadra prima del derby dello scorso anno: «un’esperienza che mi ha sinceramente messo i brividi».

Per concludere, quali i suoi progetti futuri e quali quelli comunicativi della Pro Recco? La risposta è precisa: «Spero che le due cose possano coincidere a lungo». «Di sicuro ormai ho i colori biancocelesti nel cuore», conclude Matteo. E noi non possiamo far altro che augurarglielo.

 

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