Ha 34 anni, ed è uno dei più grandi giocatori della storia del calcio statunitense, il suo nome è Clint Dempsey. Molti se lo ricorderanno nella sua lunga e dignitosa carriera nella Premier, molti meno conosceranno la sua commovente e drammatica storia personale. Pochissimi, forse, hanno colto nel percorso di vita dell’ottimo centrocampista offensivo, l’insegnamento che nemmeno i protagonisti del mondo dorato sono esenti dal dolore, dal sacrificio e dalla ricerca di un equilibrio interiore che consenta di poter toccare la vetta.

Fin dai primi calci, è riconosciuta a Clint una particolare abilità con la palla, probabilmente ereditata alle origini europee (irlandesi), ma soprattutto il giovane è dotato di equilibrio, determinazione pur mantenendo un carattere mite e riservato. Tutti bollini verdi per un talento di razza.

La sua famiglia però è tutt’altro che agiata, e l’atipica maturità di un ragazzo pre-adolescente lo porta a rinunciare ai lunghi e costosi trasferimenti per lasciare che le risorse si concentrino sull’altro talento di famiglia: la sorella Jennifer.

La sorella, a soli 16 anni, è già un prospetto tennistico di primissimo livello, e Clint si cala perfettamente nel ruolo di primo tifoso; ma il destino spesso sa essere maledetto e beffardo. Jennifer muore per un aneurisma cerebrale senza che la sua stella possa illuminare nessun torneo del Grande Slam.

Da quel giorno però c’è una stella in più, nel cielo, che spinge il bomber americano a tagliare traguardi in serie: dai successi in patria alle prestazione da TOP tra Fulham e Tottenham, fino a portare con grande orgoglio la fascia di capitano della propria nazionale realizzando peraltro uno dei goal più veloci della storia di un mondiale. Ed è verso quella stella che le dita si rivolgono dopo ogni segnatura.

Quando esiste questo livello di drammaticità, quando ci sono dolori così profondi, non esiste un vero e proprio lieto fine. Però esistono degli insegnamenti importanti: non esiste il mondo incantato, è un mondo pieno di prove da superare e salti di qualità da ricercare, soprattutto a livello personale. Fortunatamente non sono sempre difficoltà così devastanti, ma ne esistono diverse e che possono essere provanti e apparentemente insuperabili; ecco, per quanto piccolo,  è necessario che ogni ostacolo vada affrontato con serietà, determinazione ed impegno. E grande forza interiore, perché se non si dovesse diventare grandi calciatori, si diventerà quantomeno uomini degni di ammirazione e rispetto.

Ed infine, magari, prendiamo anche riferimenti positivi nel nostro percorso. Come Dempsey, ad esempio.

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