Sport e valori cristiani declinati su un campo di calcio. Al via l’undicesima edizione della Clericus Cup, il campionato di calcio rivolto a preti e seminaristi: 372 calciatori, quattro gironi, 18 squadre, 66 paesi rappresentati. Un Mondiale in piena regola. Da vivere attraverso i valori dello sport, quello vero. Slegato dal business, aperto a chiunque desideri giocare. Non a caso, lo slogan della competizione è “Mettiamoci in gioco nella vita come nello sport”. Pensieri e parole di Papa Francesco.

Vittorio Bosio, presidente del Centro Sportivo Italiano è il “padre putativo” della Clericus Cup. Del resto, il CSI si identifica come strumento di promozione ed educazione sportiva. Con idee che anticipano il calcio professionistico. “Mentre in UEFA si dibatte sul cartellino “arancione” proposto da Marco Van Basten, il CSI utilizza da anni il “cartellino azzurro” una sorta di perdono applicato al calcio. Chi sbaglia deve avere la possibilità di riflettere sui propri errori e non va punito senza appello. Anche questa è educazione allo sport”.

Passione, divertimento, allegria. E non solo. Il calcio è anche molto di più. Don Alessio Albertini calcia il pallone oltre la paura. Si sta impegnando in prima persona nel Centro Italia a sostengo delle popolazioni colpite dal terremoto. Ricostruire, attraverso la speranza, si può. Si deve. Senza paura.

Qualche curiosità: possibilità di un “derby” fra il Collegio San Pietro e il Collegio San Paolo. Il Messico (29 atleti) è la nazione più rappresentata seguita da Brasile (26) e Italia (24). Per la prima volta parteciperanno atleti provenienti da Nicaragua, Malawi e Sudan. Nel Brasile gioca Don Neymar, che ha solo cognome e passione in comune con il suo omonimo. Il Cusmano Belga gioca in onore e ricordo della Chapecoense. Al termine di ogni partita sarà osservato il terzo tempo di preghiera. Si inizia con North American Martyris – Collegio Spagnolo. Finale, il 27 maggio.

 

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