Se ad inizio campionato avessero proposto al Cagliari il raggiungimento virtuale della salvezza con dodici giornate d’anticipo ed una seconda metà di torneo tranquilla a centroclassifica, la firma sarebbe arrivata inesorabile. È il quadro che si è concretizzato dopo l’incredibile rimonta di fine dicembre con il Sassuolo e ha trovato una conferma definitiva grazie all’ultimo successo a Crotone, eppure Massimo Rastelli è sempre in discussione. Il tecnico di Avellino ha dimostrato nell’arco della sua esperienza in Sardegna di avere più vite di un gatto, ma tifosi e addetti ai lavori non sono mai contenti.

Le statistiche che citeremo in questo articolo daranno ragione ai suoi sostenitori, anche se c’è un ragionamento globale da fare: Rastelli, seppure non siano mancate le perplessità in più di un’occasione, si è rivelato essere il tecnico ideale per riportare il Cagliari in Serie A e traghettarlo verso una salvezza tranquilla, ma è il nome giusto per portare avanti un progetto sempre più ambizioso che prevede l’agognata costruzione di un nuovo stadio e sogna il raggiungimento dell’Europa entro il 2020? Forse sì, forse no. È necessaria la prova dei fatti per dare una risposta sicura, ma una cosa è certa: qualora Rastelli non si rivelasse all’altezza, Claudio Ranieri sarebbe il sostituto perfetto. Perché? Proviamo a dimostrarlo.

Giustificare l’esigenza di chiudere il rapporto con Rastelli a fine stagione non è affatto semplice, soprattutto dopo il successo di Crotone, ma il dodicesimo posto attuale con un importante vantaggio di 16 punti sul Palermo terzultimo racconta solo in parte la stagione dei sardi. La statistica più anomala che riguarda il Cagliari è sempre la stessa: il numero di gol incassati. La banda del buco di Rastelli è, dopo il Pescara, la seconda peggior difesa del campionato con 52 reti subite e ha fatto finora peggio persino di Palermo (50) e Crotone (45), già condannate ad una probabile retrocessione dopo poco più di due terzi di campionato. Come avevamo sottolineato in un articolo dello scorso 18 novembre, normalmente le peggiori difese della A sono le principali candidate alla retrocessione a prescindere dal rendimento dell’attacco, ma il Cagliari rappresenta la classica eccezione alla regola. E lo è ancora di più se si considera l’abbassamento della media punti nelle ultime otto giornate, periodo nel quale i sardi hanno migliorato notevolmente le statistiche difensive. Fino al successo con il Sassuolo, crocevia fondamentale della stagione, il Cagliari aveva infatti subito la bellezza di 42 reti in 18 incontri (2,33 a partita) e raccolto 23 punti (1,27 di media). Nell’anno solare in corso, invece, i sardi hanno subito 10 gol in 8 match (1,25 di media), portando a casa 8 punti (uno a partita).

D’altro canto, la normalizzazione dei numeri della difesa ha inciso negativamente sul rendimento dell’attacco, positivo nella prima parte di stagione. Il Cagliari ha messo a segno 10 gol negli ultimi 8 incontri, ma la statistica è condizionata dall’exploit casalingo di 4 reti contro un Genoa allo sbando. La squadra di Rastelli non ha segnato in quattro occasioni, e quasi la metà delle marcature porta la firma di Marco Borriello (4). Da una media di 1,50 nei primi diciotto incontri si è passati a 1,25 negli ultimi otto (0,85 se si esclude la partita col Genoa).

Il Cagliari ha migliorato gli equilibri a centrocampo, ha ritrovato le sicurezze perdute in difesa e tra i pali (più con Rafael che con Gabriel), dimostrando di meritare pienamente il posizionamento attuale in classifica soprattutto in virtù del calendario difficile affrontato negli ultimi due mesi (ha sfidato Milan, Roma, Atalanta e Juventus, tre delle quali in trasferta). Rastelli ha dalla sua il raggiungimento in anticipo dell’obiettivo stagionale primario (la salvezza), il miglioramento del rendimento in trasferta e l’eliminazione graduale dei black out che avevano portato alle disfatte contro Fiorentina, Lazio, Torino e Napoli, ma potrebbe non essere sufficiente per fare di lui il cardine del progetto cagliaritano nei prossimi tre anni. Se si intende realmente raggiungere l’Europa per celebrare al meglio il centenario della società, la crescita non dovrà passare solo attraverso il miglioramento della rosa, ma anche grazie ad un’evoluzione tecnico-tattica dell’allenatore. Rastelli ha dimostrato di saper imparare in fretta e ha confermato di meritare la Serie A, ma qual è la sua dimensione? Il gioco espresso dal Cagliari, spesso insoddisfacente e poco coraggioso, è pragmatico ed efficace in virtù della necessità di salvarsi, però servirà ben altro per pensare all’Europa (e l’Atalanta di Gasperini lo conferma). Rastelli è il tecnico giusto per questo Cagliari: lo sarà anche per il Cagliari che verrà? Giulini dovrebbe affidarsi alle certezze costruite negli ultimi due anni oppure scommettere su un profilo maggiormente esperto? I dubbi non mancano, ma una certezza c’è: Claudio Ranieri, esonerato pochi giorni fa dal Leicester campione in carica della Premier League, ha espresso a più riprese il grande affetto che lo lega alla società sarda che lo aveva lanciato 30 anni fa con un doppio salto dalla Serie C alla A, e la Sardegna potrebbe essere ancora una volta la terra della sfida giusta al momento giusto.

Il miracolo col Leicester ha proiettato il tecnico romano nell’Olimpo dei grandi del calcio, ora voglioso di  inseguire un nuovo sogno. Potrebbe essere una nazionale (nonostante il flop con la Grecia), oppure una squadra che possa offrirgli un progetto ambizioso che ragioni al di là degli obiettivi stagionali. Il Cagliari avrà presto uno stadio di proprietà, intende diventare uno dei migliori club italiani e rimettersi in discussione in una terra che ama e ha lanciato la sua carriera da allenatore potrebbe essere allettante. Tuttavia, non mancherebbero i problemi: che garanzie offrirebbe Giulini nell’immediato con la costruzione in corso del nuovo impianto? Quanto guadagnerebbe (l’ingaggio di Ranieri al Leicester si aggirava intorno ai 5 milioni di euro a stagione, Rastelli ne prende 400.000)? Si rischierebbe un nuovo caso Trapattoni? I dubbi ci sono, ma se mai Ranieri intendesse tornare in Sardegna, la stagione 2017/2018 sarebbe il momento giusto. Forse l’ultimo. Il Cagliari alzerebbe notevolmente l’asticella a prescindere dai ringraziamenti dovuti al buon Rastelli, e inizierebbe una nuova era. Più rischiosa, ma potenzialmente più bella.

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