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Snooker

Cipro, diviso da un muro, unisce 37 nazioni per i Campionati EBSA 2017

Davide Coltro

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Cipro è una grande isola del Mare Nostrum, la terza per estensione, con insediamenti della civiltà che affondano in tempi quasi preistorici e tutt’ora eccellente meta turistica con ampio ventaglio di proposte per i suoi visitatori. Nel palinsesto delle attrazioni di questa primavera si è inserito anche il Campionato Europeo di Snooker con sede all’Hilton Hotel di Nicosia, la capitale. Numeri di tutto rispetto con 37 paesi partecipanti in tre competizioni organizzate a nominare il campione europeo under18 con 75 giovanissimi, under21 con 90 presenze ed il regolare con 115 fortissimi player.

Nella grande Venue dell’Hilton, oltre mille metri quadrati, hanno trovato posto 16 tavoli Star perfettamente equipaggiati e le tribune per il pubblico. Infine, a dirigere le centinaia di incontri, 34 arbitri internazionali che definire eroici sarebbe diminutivo per i turni massacranti ai quali sono sottoposti. In un office poco lontano è installato il quartier generale con il presidente Maxime Cassis, Simon Smith, PJ Nolan ed altri con funzioni di coordinamento generale. Si tratta di grandi manifestazioni sportive, legate al mondo dilettantistico ma non per questo molto inferiori al circuito che tanto ammiriamo in TV. Molti di questi giocatori infatti, vantano le realizzazione della massima serie 147, sia in allenamento che in competizione, pur svolgendo nella loro vita normali occupazioni lavorative. Lo snooker ha già compiuto 150 anni di età e le terre dove è diffuso da quell’epoca dettano ancora legge per vittorie e per qualità del gioco espresso.

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La nostra nazionale azzurra, in questa occasione, composta dal Campione Nazionale “Mitraglia” Tonini, dall’elegante centurione Manoli e dal navigato Nicolò, ha tagliato i nastri di partenza dei gironi di qualificazione con lo spirito giusto. Nessuna illusione, superbia zero, solo la consapevole certezza di vendere cara la pelle considerando attentamente le soluzioni tattiche con un gioco misurato ed ostico. Questo il profilo esposto per affrontare i gironi di qualificazione, ognuno con 5 partecipanti e solo 3 biglietti per accedere ai 64esimi, da lì in avanti ad eliminazione diretta. Scozia, Belgio, Islanda e Albania nel girone di Mitraglia non gli impediscono di battersi con furore trovando nel match chiave la giusta ispirazione per superare il veterano centurione islandese Egisson. Nel decider, dopo la una sudata rimonta dal pesante 3 a 1 che stava subendo, Tonini ingaggia un gioco di posizione dove si rivela molto efficace e maturo, piazzando nel momento giusto i colpi che gli procurano l’ampio margine del 59 a 29, la vittoria del match ed il passaggio di turno. Grande Mitraglia! Galles, Germania, Francia e Belgio contendono il girone di Nicolò che mette in campo una generale maturità biliardistica sempre utilissima in questi frangenti. Alcuni match scivolano inevitabilmente di mano a causa della soverchiante potenza di fuoco degli avversari. Molto bene sul piano tattico in quanto gli unici break di spicco che subisce sono due, 59 e 71 contro il gallese Pagett ed un 64 contro il giovane tedesco Frede. L’incontro importante per il girone e credo per l’esperienza snookeristica di Nicolò viene con il pluricampione campione transalpino Ochoiski. Partenza a razzo e subito 2 a 0 a nostro favore, terzo frame combattutissimo ma la spunta ancora, in gloriosa rimonta sulle ultime tre colorate, il coriaceo Nicolò. Dall’alto del 3 a 0 il paesaggio sembra sereno e l’occhio disteso sull’orizzonte ma ad un certo punto l’esperienza ventennale del francese in questa disciplina si fa sentire. Il cielo si riempie di nubi minacciose e contemplare il paesaggio non è più così spontaneo, inizia una scalata lenta ma inesorabile di Ochoiski per portarsi a pari quota. Ci riesce. Arrivando al decider la carica travolgente di chi rimonta spazza via le forze logorate di chi difende e con un perentorio 59 a 19 mette fine alle quasi cinque ore di aspra battaglia. Il 48enne Nicolò arricchisce la sua già ampia esperienza e porta a casa un risultato di assoluto rispetto contro il capitano francese, non possiamo che esserne fieri.

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Il gruppo Q schiera forze importanti: Irlanda, Malta, Bulgaria e Ungheria. Manoli, nostro centurione con grandi potenzialità offensive, è in questa gabbia di combattimento e qui resterà battendosi e soffrendo fino alla fine. Brian Cini, maltese allievo di Drago e White non accetta alcun dialogo e piazza pure due break di 54 e 76. Con l’Irlanda non va meglio e, nonostante Dowling costruisca ben tre break sopra i cinquanta Manoli riesce comunque nell’impresa di strappare un frame. Bulgaria e Ungheria sono avversari più abbordabili ma da non sottovalutare. Con l’ungherese Babecz l’incontro prosegue equilibrato perché il nostro azzurro non riesce completamente ad entrare in partita. I frame vengono vinti in alternanza ma la performance mentale di Manoli è disturbata anche da un pizzico di “vento contrario” che gli soffia contro. Qualche folata fortunosa spinge l’avversario ad aggiudicarsi punti non proprio meritati e fatalmente questo accade proprio al decider. L’ultimo incontro con il giovane bulgaro Chomovski è ancora scoppiettante. Manoli non sviluppa la sua solita travolgente capacità di costruire buoni break da layout diffcili, i frame si alternano ancora ma in questa occasione le buone forze non lo abbandonano e nell’ultimo settimo frame riesce a vedere con nitidezza l’obiettivo delle vittoria. Manoli si riappropria per una manciata di minuti del suo talento e supera di volata il promettente ragazzo dell’est. Stretta di mano e, forse proprio per quel vento contrario dell’altro match, la differenza tra frame vinti e persi non premia. Manoli resta vittima di un girone storto che avrebbe meritato di passare.

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La città di Nicosia, che ospita questi europei, è divisa da un muro che ricorda la ferita alla dignità umana che è stata Berlino per molti anni. Nel nord dell’isola, l’occupazione turca, sin dal 1974, ha illegalmente dichiarato la fondazione di una Repubblica di Cipro Nord, mai riconosciuta dalle Nazioni Unite. Tutto il paese è diviso dalla “linea verde” che passa anche dentro la capitale ma, nonostante questa insensata e oltraggiosa separazione, il popolo cipriota è affabile e cordiale, con il sorriso spontaneo e sempre pronto a fornire aiuto. Così, dopo aver eletto il nostro ristorante di fiducia proprio per queste positive disposizione umane, al termine dei gironi ci ritiriamo per cena in attesa dell’unica chiamata ancora utile alla nostra spedizione azzurra, Tonini – McCormack. Ancora l’Irlanda a sbarrarci la strada, ancora questa lunga e consolidata tradizione sportiva come un colosso da affrontare. Mitraglia consuma una cena leggera e poi si ritira per un pizzico di raccoglimento prima del match che gli consentirebbe di accedere al tabellone dei 64. Si tratta di un match di qualificazione costretto dall’esubero di 10 player dai gironi, un ulteriore ostacolo sul cammino. La partita inizia benissimo e Tonini si aggiudica i primi due frame quasi senza grandi difficoltà. Non ci saranno break registrati per tutto l’incontro ma le visite al tavolo da parte di McCormack si fanno molto più redditizie e nel giro di poco agguanta il pareggio. Mitraglia inizia ad incepparsi, siamo oltre le 23.30 e tutti i frame giocati dalla mattina iniziano a chiedere il conto delle energie. Gli ultimi due frame sono quasi a senso unico tranne qualche efficace difesa del nostro campione. Nel settimo frame,  abbarbicati dietro le transenne di quella grande hall dell’Hilton, abbiamo sperato per qualche minuto ma era solo un riflesso condizionato per contrastare la consapevolezza che l’avventura stava terminando. Bravi Tonini, Manoli e Nicolò, bravi perchè ottimi sportivi, disposti al confronto per accumulare esperienza, complimenti per questo episodio significativo che avete scritto nella storia dello snooker italiano. Grazie ancora per averci dato altre belle storie da raccontare, storie di sport pulito e senza polemiche. E senza polemiche si dorme meglio, scusate se è poco…

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5 Commenti

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  1. The touch

    marzo 18, 2017 at 8:06 am

    Ottimo resoconto. Complimenti ai nostri portacolori; alla prossima occasione i decider vi sorrideranno!

  2. Orazio palmiot

    marzo 18, 2017 at 10:01 am

    Bravi comunque i nostri rappresentati Italici. È tutta esperienza che servirà nelle prossime sfide Europee.

  3. fabian

    marzo 18, 2017 at 3:43 pm

    bravi a tutti e 3 continuiamo così!

  4. Lorenzo

    marzo 18, 2017 at 7:46 pm

    Bravissimi, un grande applauso a tutta la squadra azzurra! Vi siete battuti con lo spirito giusto, affrontando sfide impegnative e ostiche.
    Lo snooker italiano ha fatto un altro passo avanti!

  5. Federico B

    marzo 21, 2017 at 7:56 am

    Bravi comunque, non importa, andrà meglio l’anno prossimo.
    Bel resoconto della spedizione.

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Snooker

Con Maurizio Cavalli alle radici dello Snooker in Italia: dagli anni 70 alle fortune televisive su Tele+ (Prima Parte)

Henry The Touch

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Dello snooker si può dire tranquillamente che è una specialità del biliardo di cui si sa ormai quasi tutto. Proprio così, visto che è seguita con grande attenzione su Eurosport, con commento in italiano, già dalla metà degli anni ’90. Questo senza dimenticare che qualsiasi ulteriore informazione la si può trovare senza problemi sul web, dove abbondano i siti dedicati al classico gioco anglo-sassone con le 21 bilie colorate. Ciò che non è ancora chiaro, però, è come e quando lo snooker sia entrato in Italia. Abbiamo provato a chiedere in giro, ma con poco esito visto che sembra impossibile risalire oltre il 1988, quando all’ hotel Gallia di Milano si disputò un famoso torneo di esibizione con la partecipazione del grande Steve Davis e di altri noti campioni della Matchroom, lo squadrone creato dal boss Barry Hearn. A questo punto qualcuno ha suggerito di provare a sentire Maurizio Cavalli, voce storica dello snooker su Eurosport, che sicuramente può avere qualcosa da aggiungere, visto che è stato operativo sulla scena nazionale sin dagli anni ’70.

Partendo da un contatto telefonico andato a buon fine, ci mettiamo in macchina e procediamo spediti verso Due Carrare, nella zona termale di Padova, dove il maestro ci accoglie affabilmente nell’ abitazione in cui vive con la moglie Angela e i figli Andrea, Alberto e Alessandro. Tra l’altro, quest’ultimo già ben conosciuto nel mondo del biliardo per il titolo europeo juniores vinto nel 2010 e per essere considerato una delle più fulgide promesse del gioco ai birilli. Ci fermiamo a prendere un caffè nell’ elegante salone in stile veneziano che si trova al pian terreno. Arriva gradito anche un buon dolcetto, immancabile in casa Cavalli, a quanto pare. Il maestro ne è ghiotto. Dice di aver bisogno di zuccheri. Finiti i convenevoli, ringraziamo la gentilissima signora Angela – siciliana doc – e ci dirigiamo ai piani superiori, dove ad attenderci c’è una bella sorpresa, perchè a mano a mano che saliamo le scale abbiamo sempre più netta l’ impressione di trovarci davanti a un vero e proprio museo del biliardo. Vi figurano in bella mostra centinaia di libri  in tutte le lingue, persino in coreano e giapponese. Non si contano le riviste, le videocassette e i dvd. Poi stampe, foto e posters. Non mancano, come si può ben immaginare, stecche, bilie ed oggettistica varia. Ovviamente ci sono anche tutti gli album personali del Maestro, con appunti di gioco, grafici di tiro e quant’ altro raccolti con grande metodo e passione in circa mezzo secolo di studio del biliardo in tutte le sue forme.

COMPLIMENTI MAESTRO, UNO SPLENDIDO MUSEO. MAI VISTA UNA COSA DEL GENERE.

Non esageriamo, la mia è soltanto una collezione di un certo valore, ma mi creda che ha poco a che vedere con musei veri e propri come possono essere quello di Weingartner a Vienna, o di Clare a Liverpool. Comunque una collezione importante per la completezza del materiale raccolto e per il fatto che in Italia non esiste praticamente tradizione di un collezionismo di questo tipo. Certo, dietro c’è un bel lavoro che procede metodicamente da quasi mezzo secolo. Si opera per la posterità, in fin dei conti.

C’E’ QUALCOSA IN QUESTE STANZE CHE HA PER LEI UN SIGNIFICATO PARTICOLARE?

(Cavalli si alza e va a prendere da uno scaffale un vecchio libro inglese elegantemente rilegato,  n.d.r.) Vede, questo libro intitolato «Billiards» (1915), scritto da Tom Reece – il campione dell’ epoca – ai miei occhi ha un valore particolare perchè si tratta della prima pubblicazione in lingua inglese capitatami tra le mani, tanti anni fa. Ne trovai una copia identica alla Biblioteca Universitaria di Padova, perchè è da lì che sono iniziate le mie ricerche sui testi in lingua straniera. Era il 1971 e grande fu la mia sorpresa quando trovai questo splendido libro di tecnica e di storia del biliardo. Un testo, tra l’ altro, corredato da splendide foto che mettono in evidenza la maestosità del classico tavolo inglese da 6 per 12 piedi. Questo è stato il mio primo contatto virtuale con le specialità anglo-sassoni.

 POI COME SONO PROSEGUITE LE SUE RICERCHE SULLE SPECIALITA’ ANGLO-SASSONI?

L’aver messo le mani su quel primo testo inglese del 1915 mi ha dato la spinta per ampliare le mie ricerche. Ho cominciato a scrivere a varie federazioni straniere e ancora a biblioteche e musei di tutti il mondo per accedere alla più vasta bibliografia possibile, dato che in Italia si trovava ben poco.  Progressivamente sono entrato nel mondo dorato del collezionismo, dove ho potuto coronare le mie ricerche. Ricordo che verso la metà degli anni ’70, in uno scambio di riviste con un collezionista inglese, ho ricevuto una copia di Snooker Scene, da sempre la rivista di riferimento del settore.

Ho sottoscritto subito un abbonamento e mi viene da pensare che quello possa essere stato davvero il primo in Italia. Da quel momento ho avuto la possibilità di monitorare da vicino la crescita dello snooker in Inghilterra. Poi, in occasione dei tornei della Triplice Corona, compravo anche i quotidiani inglesi, soprattutto il Guardian, dove scriveva Clive Everton – guarda caso anche l’editore di Snooker Scene – che era sicuramente la firma più autorevole del settore. Fortunatamente lo resta a tutt’oggi, per il bene della specialità, nonostante il popolare giornalista e commentatore inglese sia ormai sull’ ottantina.

 LEI E’ STATO ANCHE UN BUON GIOCATORE, SOPRATTUTTO NEL CAMPO DEI CINQUE BIRILLI.

Devo premettere che sono sempre stato uno sportivo. Prima di approdare al biliardo ho avuto esperienze nel calcio, nel tennis e nel ping-pong. Le prime steccate le ho tirate attorno ai 19 anni, quando mi sono iscritto all’ università. Nel giro di una decina di stagioni ero già un giocatore di buona levatura nazionale. Il problema per me è stato forse quello di aver messo troppa carne al fuoco in quel periodo. Di pari passo con la mia carriera di giocatore si stava sviluppando anche quella di commentatore televisivo sulle  tv private, con la prima telecronaca fatta su Telenorba in occasione della finale del Trofeo Città di Pescara del 1977. Mi cimentavo con successo anche in campo organizzativo, curando le tournèe di grandi campioni come i fratelli Navarra, argentini, funamboli della carambola artistica.

Poi anche del mitico Emilio Biagini, un maestro indimenticato del gioco ai birilli. Ho messo in piedi pure due  fortunate edizioni del prestigioso TORNEO DEGLI ASSI, dove otto dei migliori giocatori italiani si affrontavano a eliminazione diretta, in incontri su lunga distanza, proprio come succede nel classico FORMAT dei tornei di snooker . Dello snooker e delle varie specialità del biliardo internazionale ne parlavo già sulla rivista mensile BILIARDO MATCH. Ne avrei trattato successivamente in un libro, nato dalla collaborazione con Vincenzo Testa, dal titolo «Il Biliardo, Le boccette, La goriziana, Le specialità anglo-sassoni» (Luigi Reverdito Editore, 1982). Il tutto mentre, settimanalmente, scrivevo anche per IL RESTO DEL CARLINO, sulla pagina di Padova, dove parlavo soprattutto del primo campionato provinciale a squadre, organizzato come Presidente del Comitato. Pensare che avevo solo 29 anni e quello era un ruolo che, di norma, si ricopriva attorno ai 50. Ricordo, in proposito, che un giorno mi si avvicinò un distinto signore di mezza età, chiedendomi se per caso fossi io quel Cavalli di cui si sentiva tanto parlare. «Le faccio i complimenti», mi disse, «anche perchè leggo sempre i suoi articoli su Biliardo Match. Le confesso, però, che resto alquanto sorpreso di vederla… così giovane. Mi ero fatto l’idea che avesse almeno 60 anni».

SI DICE CHE LEI ABBIA SEMPRE PRECORSO I TEMPI NEL PANORAMA NAZIONALE.

Probabilmente è dipeso dal fatto che fin dagli inizi ho guardato con interesse fuori dai ristretti confini del gioco nazionale dei 5 birilli. Per la mia passione per il collezionismo e il giornalismo ho seguito da subito l’ evoluzione di specialità più progredite come lo snooker, il pool e la carambola. A proposito, ho un gustoso aneddoto da raccontare. Nel 1977 mi capita di trovare in una rivista americana un interessante annuncio pubblicitario in cui si parla di una novità assoluta, cioè il guantino di nylon per migliorare la scorrevolezza della stecca sulla mano d’ appoggio. Non ho perso tempo. Ho fatto subito un vaglia internazionale e nel giro di circa tre mesi – quelli erano i tempi di attesa con la posta aerea dell’ epoca – ho avuto il mio bel guantino, di colore marrone, lo ricordo, da esibire sotto gli occhi sbalorditi dei miei avversari. Devo dire che mi sono trovato molto bene da subito e, infatti, i miei risultati in competizione sono migliorati decisamente da allora. Ho vinto il mio primo campionato triveneto e nel giro di pochi mesi sono salito due volte sul podio in campionato italiano. Certo che dal punto di vista psicologico avevo una bella pressione addosso. A dir poco mi fischiavano le orecchie, perchè nel mondo maschilista del biliardo da bar di allora il fatto di mettere un affare del genere sulla mano ti qualificava automaticamente come un fuori di testa, o magari… un gay, cosa che all’ epoca non era tanto raccomandabile. In proposito, l’amico Gastone Cavazzana, pluricampione italiano, mi ha ricordato recentemente che il grande «Paolino» Coppo, suo famoso compagno di coppia, la prima volta che mi ha visto all’ opera gli ha sussurrato all’ orecchio «CHEL LI’ L’E’ MAT!» («Quello lì è matto» n.d.r.). Successivamente mi è capitato di incrociare la stecca col campionissimo torinese in una sfida tra spacconi, al vecchio Club Quirinetta. Da allora Coppo è diventato un mio estimatore, anche come giocatore.

PERO’ LEI HA PRECORSO I TEMPI ANCHE PER COSE BEN PIU’ IMPORTANTI, COME AD ESEMPIO L’ INTRODUZIONE DEL SISTEMA DEL DIAMANTE NEL GIOCO DEI BIRILLI.

Effettivamente alla fine degli anni ’80 ho pensato di adattare il sistema del diamante – nato nel mondo della carambola alla fine dell’ ‘800 – al gioco dei birilli. L’ho fatto, prima con un fascicolo pubblicato su «Biliardo Match», e successivamente con un capitolo del libro «Scuola di biliardo illustrata», creato per la scuola nazionale di Torino con la collaborazione di due bicampioni del mondo come Nestor Gomez e Giampiero Rosanna, unitamente al pluricampione italiano Arturo Albrito. Un sistema destinato a segnare una svolta epocale nel gioco dei birilli, anche perchè da lì sono partiti poi tutti i sistemi moderni di coaching, in un contesto in cui il biliardo stava ormai cambiando pelle. Da gioco da bar di dubbia fama, a sport alla moda sempre più gettonato in tv. Il sistema del diamante è stato sviluppato poi in video nel «Manuale del Biliardo», realizzato assieme al mitico Marcello Lotti, lo Scuro del film. Alla regia c’era un certo Mario Canale, con un’ intera troupe cinematografica ai suoi ordini.

Opera ineguagliata, o quasi, visto che successivamente ho realizzato con la collaborazione in video dello stesso Lotti e di Alfio Liotta – i miei colleghi al commento del favoloso Mondiale Pro su Tele + 2 – un’ autentica enciclopedia delle grandi specialità del biliardo internazionale, dal titolo «L’ARTE DEL BILIARDO». Un lavoro nato da  una sinergia tra Tele + 2 e la Deagostini, casa editrice leader nel settore. Opera diffusa in edicola con una collana di 30 videocassette e  relativi fascicoli. Possiamo considerarla una sorta  di celebrazione del momento d’ oro del biliardo professionistico in Italia, anche se la festa non è durata a lungo, perché il movimento «pro» si è bloccato da noi all’ alba del nuovo millennio, e da lì non si è più mosso. L’ enfasi, ovviamente, in quella collana era sul gioco dei 5 birilli, ma abbiamo celebrato anche momenti importanti della storia dello snooker, come la famosa finale del Mondiale dell’ 85 tra Steve Davis e Dennis Taylor.

FINE PRIMA PUNTATA

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Snooker

Campionato Nazionale Snooker 2018, F.I.BI.S.: Agòne ellenico e sport moderno

Davide Coltro

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A volte, prima di raccontare un’esperienza, si rende necessario fare qualche precisazione, proprio per evitare il rischio di fraintendimenti, soprattutto se gli viene attribuito un valore simbolico, che rimandi ad altro oltre i semplici fatti. A partire dall’antichità, l’uomo ha sentito il bisogno di legare il proprio destino di singolo a quello di altri, facendo nascere le prime comunità, femmina e maschio uniti, come nuclei umani primordiali, soluzione naturale e pragmatica per proliferare e conservare la specie, un esempio lampante di questa necessità. In forme sempre più evolute, il bipede eretto e ragionante, ha proseguito la sua “avventura di prossimità” creando strutture articolate fino ad arrivare al gioiello concettuale della “democrazia” nelle sue innumerevoli sfaccettature e derivazioni. Proseguiamo con un’altra precisazione riguardo le attività umane: in buon ordine con quelle del pensiero e dello spirito, esistono le espressioni del corpo che cercano di superare i propri limiti di velocità, forza e coordinazione in rapporto alle forze naturali per la sopravvivenza e rispetto ad altri individui per nuove forma di socializzazione Si arriva al concetto di agòne, gara, confronto, tenzone, con vincitori e vinti ma senza l’orrore della violenza e della guerra, nell’età moderna giunge e conquista il mondo la parola anglosassone: sport, sintetica e facile a ricordarsi.

Nell’acronimo F.I.Bi.S., questi concetti sono entrambi contenuti in quanto per federazione si intende il proposito che unisce gruppi di individui già strutturati e con proprie regole interne per raggiungere scopi più elevati unendo le forze. Proseguendo a decifrare, dopo la definizione del nobilissimo biliardo, a chiudere la sigla abbiamo proprio la qualifica di tutto ciò che attiene a questa esperienza come specificamente sportiva. Si parla apertamente di “biliardo sportivo”. Il campionato nazionale indetto da una federazione sportiva è quindi espressione civile di un popolo che, in accordo su determinati punti di riferimento, decide di confrontarsi in gare legittime per eleggere dei rappresentanti che possano figurare in competizioni ancora più allargate per  intere nazioni o continenti. In poche parole un campionato nazionale è sempre una cosa seria che veicola messaggi educativi in termini etici e morali, il senso dell’aggregazione e l’ammirazione per la prestazione altrui e assoluto rispetto per gli altri. Chi partecipa con piena adesione matura un’esperienza positiva e aumenta il proprio tesoro di umanità che molto spesso gli sarà utile nella vita. Con questo spirito è stato progettato per la quarta volta il Campionato Nazionale Snooker 2018, proposta di esperienza sportiva portatrice di questi valori. Chiariti questi punti importanti, passiamo in rassegna le speciali novità di questa edizione, ritornata a Trezzano sul Naviglio, che l’aveva già ospitata con successo nel 2016. Patrocinato per la seconda volta dal Comune trezzanese, in questa edizione nella prestigiosa cornice dell’Hotel Goldenmile, ha visto l’assegnazione dei tre titoli in palio per le rispettive categorie A, B e C.

La formula del torneo conclusivo e più importante della stagione si è svolta in due tempi:  una prima fase con gironi all’italiana e la successiva fase ad eliminazione per determinare con l’ultimo scontro diretto il vincitore assoluto. Oltre 45 atleti a rappresentare i migliori Club (BetStar-Modena, NumberOne-Bagheria, Billiard Saloon-L’Aquila etc. ), dalla Sicilia alla Lombardia, si sono dati battaglia per quattro giorni. Non sono mancati i colpi di scena con pretendenti al titolo eliminati in anticipo ed esordienti così agguerriti da dirottare il corso della competizione.

Sulla cattedra della direzione di gara il veneziano Fabian Tagliapietra con abilitazione internazionale EBSA e WSF, affiancato da Lorenzo Costantini ugualmente arbitro internazionale licenziato EBSA. In esame per il conseguimento dell’abilitazione nazionale e tutti con esito positivo, si sono adoperati senza sosta Claudio Iuculano e Piergiorgio Romanò oltre all’energica siciliana Clara Panebianco, nostro primo arbitro in quota rosa. Il corpo arbitrale ha garantito all’evento la compostezza, serietà e stile tipiche di questa specialità del biliardo.

In serie C ha trionfato Marco “The Eagle” Giuliano che ha piegato con indiscutibile superiorità tattica il pakistano naturalizzato milanese Zeshan Shabbir, ottimo colpitore con propensione prevalente all’attacco. Il miglior Break della stagione per questa categoria porta la firma di Dario Di Pietro con 30.

Nella serie intermedia, a partecipazione quasi completamente ambrosiana, si sono scontrati in finale due giocatori con esperienza in diverse discipline del biliardo ma ora rapiti definitivamente dallo snooker. Paolo “Zeus” Valentinuzzi non è riuscito a contenere gli assalti del pavese Leonard Quimari che si è aggiudicato il titolo nazionale della categoria B oltre al relativo miglior Break con 38 punti messi a segno durante un match del campionato provinciale di Milano e rimasti insuperati.

La manifestazione si è conclusa con la finale della massima divisione, dominata senza troppe concessioni dal potente imbucatore napoletano Pierfrancesco Garzia a danno del veterano Stefano Battelli con il cuore allo snooker ma il braccio ancora calibrato sulla sua storica stecca da pool americano. In serie A il maggior punteggio in una sola steccata resta appannaggio del Campione Nazionale uscente Massimiliano Sabetta con 54, purtroppo assente per inconciliabilità di tempo con impegni professionali.

Importanti gli ospiti intervenuti in questi giorni: Allan Taylor, inglese 33enne attualmente numero 100 nel circuito professionistico World Snooker e Maurizio Cavalli, da sempre primo commentatore dello snooker su Eurosport Italia.

Il loro contributo è stato fondamentale per rendere indimenticabile l’evento con Cavalli, gran narratore di storie e creatore di interviste in pillole con giocatori ed ospiti e Taylor con le sue illuminanti sedute di coaching che ha galvanizzato tutti con esibizioni estemporanee di grande valore tecnico.

Presente durante i giorni di gara ed immancabile protagonista alle premiazioni Valerio Grassi, Assessore allo Sport e Cultura di Trezzano sul Naviglio. Concedendo per la seconda volta il Patrocinio, ha ripetuto e sottolineato la prima apparizione del 2016 (secondo campionato nazionale) auspicando continuità ad ospitare l’evento in quella che è stata nominata da subito “la piccola Sheffield italiana”. A conclusione della cerimonia è stato assegnato ad Enrico Bassini il premio “Snooker & Project”, riconoscimento che mette in evidenza appassionati divenuti protagonisti per l’impegno di tempo e le competenze messe a disposizione del movimento locale e nazionale.

Lo snooker è l’ultima disciplina arrivata nella grande famiglia F.I.Bi.S. ma non ultima per importanza mediatica e interesse generale. La federazione ha sempre fornito il suo sostegno alla sezione nascente e quest’anno ha reso possibile l’edizione del quarto campionato nazionale che ha siglato un capitolo importante nello sviluppo del biliardo nel nostro paese. L’evento si è svolto con ingresso libero, tutti gli incontri sono stati trasmessi gratuitamente in streaming grazie alla piattaforma Snooker.Network  ed ora sono permanentemente registrati sull’apposito canale Youtube (Snooker Network).

Quattro giorni intensi, resi possibili dal lavoro di persone (purtroppo poche) che si sono dedicate alla paziente tessitura di questo arazzo collettivo, per renderlo fruibile alle persone invitate e per aggiungere una pietra miliare nel percorso del biliardo italiano. Percorso che si snoda sempre all’interno di quanto è stato premesso nelle prime righe di questo resoconto, necessariamente. E lasciatemi dire che, vedendo alcune foto e captando gli stati d’animo dei partecipanti attraverso i loro sguardi, volti e sorrisi, il riferimento all’antica Grecia è sempre tremendamente azzeccato.

 

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Snooker

Ronnie O’Sullivan: il profeta dello Snooker che tra vizi e guai vi ha portato il biliardo dentro casa

Lorenzo Siggillino

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Di campioni ogni sport ne ha tanti, ma sono pochi quelli in grado di farti innamorare di quello che fanno. Portare una disciplina ad un altro livello è impresa difficile, ma quando questa non è conosciuta e non è adatta allo spettacolo c’è bisogno di un vero e proprio profeta che vada a portare il verbo casa per casa: Ronnie O’Sullivan lo ha fatto per lo Snooker. Cinque volte campione del mondo, sul tavolo verde ha fatto vedere di tutto: far saltare le biglie, cambiare mano, tirare usando un braccio solo, parlare con il pubblico durante il gioco, fermare una partita per chiedere quale fosse il premio. Lo Snooker lo ha tenuto fuori dai guai e il campione inglese ha ricambiato la sua fede diffondendola in ogni angolo della Terra a suon di spettacoli. Quando scorrendo i canali sportivi delle Pay Tv trovate tanti tornei di biliardo, sempre di più, forse vi chiedete di chi è il merito (o la colpa). Bene, non abbiate dubbi: Ronald Antonio O’Sullivan, detto Ronnie.

Ronnie “The Rocket” O’Sullivan sarebbe potuto essere tranquillamente uno di quei personaggi paradossali di un film di Guy Ritchie sulla malavita inglese. Il Razzo, questo il suo soprannome, in una pellicola come The Snatch, o Lock & Stock- Pazzi scatenati- avrebbe fatto la sua figura. La faccia e l’espressività da attore ci sono, in più la sua storia nelle ambientazioni di Ritchie avrebbe fatto da padrona di casa. O’Sullivan cresce nell’Essex e suo padre Ronald ha già deciso per lui cosa sarà da grande: un fenomeno dello Snooker. Ronnie viene al mondo letteralmente con la stecca già in mano e resta ore ed ore chiuso in casa per imparare a conoscere ogni angolo del tavolo e ogni aspetto del gioco. L’inglese pochi anni fa ha rivelato: “Sono dannatamente timido! E grazie…quando avevo 10 anni stavo tutto il giorno a giocare a biliardo da solo”. L’allenamento comunque paga perché lui diventa rapidamente un prodigio: a 15 anni è già capace di siglare la sua prima serie perfetta da 147 punti (se non avete mai visto lo Snooker fidatevi: non è facile per niente). A 17 anni, però, suo padre Ronald finisce in galera per omicidio, sua madre Maria viene arrestata per evasione. Il diciottenne Ronnie è chiamato a badare alla sorellina piccola e a mandare avanti gli affari di famiglia: ovviamente non si poteva trattare di un forno o una farmacia, i signori O’Sullivan gestivano una catena di sexy shop a Soho. Il campioncino inglese era già un ragazzo molto ribelle, ma sostanzialmente lo Snooker lo teneva abbastanza fuori dai guai. L’incarcerazione della signora Maria è il colpo di grazia, tutte le responsabilità sono sulle sue spalle e lui si perde in un giro di vizi. Prima la dipendenza da alcol, poi l’abuso di droghe, alla fine l’ossessione per il cibo e il giovane O’Sullivan finisce in depressione costretto a seguire delle terapie.

I problemi di Ronnie non passano ma il suo talento è trasparente come il vetro: a 18 anni, vince il suo primo torneo, gli UK Championships, diventando così il più giovane ad aver mai vinto un torneo professionistico di questo sport. Nel 1997 infila la serie perfetta più veloce della storia, 5 minuti e 20 secondi per fare 147 punti, colleghi e pubblico sono assolutamente increduli (ora capite perché “The Rocket”). Ronnie gioca divinamente e rompe anche tanti tabù: la sua personalità vulcanica e impertinente modella poco a poco uno sport così elegante da essere inavvicinabile. Esce piano piano dalle sabbie mobili con qualche piccola ricaduta che è parte del personaggio, ma comunque il suo talento è talmente grande che la sua carriera non ne risente. Campione del mondo per cinque volte, il biliardo inglese non lo deve ringraziare per questo: se questa specialità è diventata spettacolare, appetibile per televisioni e sponsor, se è diventata praticata dai giovani, tanto è merito suo. Ha rotto tutti gli schemi possibili, ha giocato non per la gloria ma per amore di questo sport e del suo pubblico. Che ve ne siate accorti o meno, che se ne sia accorto o meno, è come se O’Sullivan avesso messo il biliardo inglese nella valigetta e fosse venuto a bussarvi mentre siete in pantofole: “Salve sono Ronnie, conoscete lo Snooker?


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