C’è il famoso slogan della bibita energetica più diffusa al mondo che invita ad assumere la bevanda del bovino scarlatto per “volare”. Poi c’è il medico Ralf Palfreeman che ti dice che bere meno fa bene. Almeno per quel che concerne le prestazioni sportive. Come ci racconta Gazzetta dello Sport, il professionista in questione è l’attuale medico del Team Sky di ciclismo.

Intervenuto ad un convegno a Doha, in Qatar, ha introdotto il tema della disidratazione (controllata) come un vantaggio per le performance dei ciclisti, soprattutto in salita. “Bevi meno, vai più forte” questo il succo del discorso dell’ex dottore della Federazione britannica delle ruote a pedali. Palfreeman, che faceva parte, tra le altre cose, della commissione sul caldo dell’Unione Ciclistica Internazionale indetta per i mondiali di ciclismo nella penisola qatariota da poco conclusi, si è detto convinto che controllando l’esigenza di idratarsi da parte dell’atleta si possono ottenere risultati migliori. Al riguardo, fa l’esempio del suo assistito della squadra Sky Chris Froome che avrebbe raggiunto tempi migliori al Tour de France del 2015 se avesse avuto due chili in meno, assorbibili con la disidratazione, per l’appunto.

Due chili che si possono perdere attraverso una disidratazione controllata, bevendo meno di quello che una certa logica esigerebbe”. Una logica, perchè tale è, che ti porterebbe a bere se hai sete. Che follia eh? Ebbene secondo Palfreeman, niente di più sbagliato: il consiglio che dà è quello di non informare durante le gare il ciclista sul suo stato di disidratazione così da non farlo cadere in pensieri negativi per la sua condizione. Meglio il paracetamolo e l’antidepressivo Wellbutrin, rispettivamente utili per alterare la percezione del caldo e migliorare il rendimento a 30 gradi. In poche parole, un toccasana. Sulla questione hanno voluto dire la loro, rimanendo anonimi, altri medici del settore che hanno sminuito la teoria come priva di senso e basi scientifiche. Anche il Team Sky si è distanziato dalle dichiarazioni di Palfreeman, sottolineando come tali metodologie non siano mai state adottate dalla squadra.

Non bastava il doping. Adesso per il ciclista 2.0 è tempo di morire di sete. E se la famosa bibita di cui sopra ti mette le ali innalzandoti al cielo (in senso figurato), il protocollo Palfreeman vuole andare oltre, farti volare ancora più in alto, sempre più alto, quasi a parlare con Dio, o chi per Lui. Letteralmente però.

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