Se penso a te, Bud, d’impatto, mi vengono in mente solo quei poveracci che ogni volta prendevano i tuoi schiaffi a due a due. Perchè io sono cresciuto anche così: con le scene comiche e grottesche delle famigerate risse da bar (e non solo) dei tuoi film. Quei balletti clowneschi scanditi nel tempo dal battere delle tue mani. Sulle loro facce o sulle loro teste. E quell’espressione sempre annoiata e stufa che nascondeva una bontà incredibile per un omone così grande com’eri tu. Perché quando alla tv passavano (e passano) le tue perle migliori, le vedevi e rivedevi anche se le sapevi a memoria. Perchè i tuoi film erano così: un inno all’allegria e alla positività, con botte da orbi senza una goccia di sangue, con i cattivi che erano più che altro persone sole e con protagonista un signore grande e grosso che non faceva paura anche se doveva farla. Un gigante di un metro e novantadue per ben oltre cento chili e un’invadente barba nera a fare da cornice ai tuoi occhi,  sempre semichiusi e confortanti. Accanto a te, il tuo compagno di sempre, il tuo opposto. Smilzo, biondo e belloccio. Terence. Colonna sonora, neanche a dirlo: Oliver Onions.

Ridurti solo ad un ricordo degli interminabili parapiglia, Bud – o dovrei chiamarti Carlo? – sarebbe come parlare solo in parte del tuo incredibile percorso. Io che sono arrivato a conoscerti come stella di un cinema che mi faceva tanto ridere, senza le forzature dei nostri giorni e la trivialità dalla sghignazzata facile (compresa la mia). Mio padre mi raccontò il campione che eri. Quando non eri panciuto come mi ricordo io, ma avevi un fisico asciutto e possente. Con le prime bracciate nella tua Napoli, lasciata neanche maggiorenne per andare a Roma per il lavoro di tuo padre, e le prime avvisaglie che una stella del nuoto stava nascendo. Il primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 metri in vasca corta. Hai vinto 11 campionati italiani e partecipato alle Olimpiadi di Helsinki e Melbourne. Hai vinto l’oro ai Giochi del Mediterraneo a Barcellona nel ’55, da pallanuotista. Nel frattempo il viaggio in Brasile, il lavoro al consolato. Le prime esperienze sul grande schermo e il tuo esordio nel colossal americano Quo Vadis, come comparsa. Gli studi universitari in Chimica prima e Giurisprudenza poi, mai terminati.

Lo Sport e i viaggi come filo conduttore della tua vita. Sei stato seconda linea a Rugby. Sei tornato in Sudamerica dove, come hai raccontato, hai ritrovato te stesso. Alle dipendenze di un’impresa a stelle e strisce hai costruito la strada che unisce il continente latino con Panama. Hai lavorato alla Alfa Romeo venezuelana e con la loro squadra hai corso come pilota nella classica Caracas-Maracaibo. E nel frattempo hai continuato a nuotare per la squadra della Vinotinto. Sei tornato a Roma e hai scritto musica e testi di illustri cantanti come la Vanoni. Suonavi il pianoforte e il Sassofono.

Sulla pellicola, ancora lo Sport. Ancora i Viaggi. Nei tuoi film hai girato il mondo tra le tribù dell’Africa e le isole sperdute nell’oceano, sempre menando tutti, sempre facendo felici tutti gli altri. Sei stato giocatore di Football americano e Pugile. Pilota di bolidi del deserto, cowboy, poliziotto e genio della lampada. Hai il brevetto per guidare l’elicottero e l’aereo e puoi vantare migliaia di ore volo, oltre ad essere uno dei soci fondatori della Mistral Air. Sei diventato tecnico di nuoto e pallanuoto su concessione della Federazione Italiana. Hai lanciato una linea di jeans e hai scritto libri autobiografici e filosofici. Ti sei candidato come politico e quasi 4000 persone hanno scritto Carlo Pedersoli nella scheda. Bastava il tuo nome e ti potevi fidare. Come dargli torto.

Hai fatto tutto Bud. E ogni cosa che facevi, la facevi bene. Ma io ti ricordo per quelle pizze incredibili e le espressioni di quegli improbabili gaglioffi che miseramente provavano ad attaccarti. Quelle orde di bricconi che facevano, in alcuni casi letteralmente, la fila per farsele dare da te, con quella faccia seria e severa, che ispirava fiducia. Sembrava si divertissero. Come mi divertivo io.

Parlando della morte dicevi di essere curioso di scoprire cosa ci sarebbe stato dopo senza però avere fretta di scoprirlo. Tuo figlio Giuseppe ha detto che la tua ultima parola è stata “Grazie” come i grandi attori alla fine di una grande opera, quale la tua vita è stata. Ma, al diavolo le banalità, questa volta il Grazie te lo dico io. Grazie per essere stato il picchiatore più buono della storia del cinema. Grazie per essere stato Bud Spencer, Carlo.

Ciao Bud.

 

 

 

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