Un metro e 85 centimetri di altezza per 95 kg segnati dalla bilancia. Stiamo parlando di Chris Wright, il primo cestista affetto da sclerosi multipla a giocare in Nba nel 2013, con i Dallas Mavericks e che accarezza il pallone da basket da quando aveva quattro anni. Oggi ventisettenne, lo statunitense ha giocato in Italia nelle ultime stagioni, prima con la maglia di Pesaro e successivamente con quella di Varese, con una media di 11,4 punti a partita, 4,5 rimbalzi e 4,8 assist di media.

Wright però non è soltanto un play di tutto rispetto: la sua è una storia molto particolare che inizia quattro anni fa. Nel 2012, quando giocava in Turchia all’Olin Edirne, cade improvvisamente a terra per un malore. Portato in ospedale, Chris riceve una diagnosi che è difficile da accettare: sclerosi multipla. «Mi sono ritrovato in un letto di ospedale. Fermo. Non potevo camminare, non potevo sollevare un bicchiere. Pensavo a come tornare a giocare», ricorda il giocatore. Niente lo ha mai convinto che non sarebbe più potuto tornare in campo. Dopo una serie di pareri medici negativi, Wright incontra la dottoressa Heidi Crayton: è lei a digli che sarebbe tornato a calcare il parquet, che sarebbe diventato un simbolo della lotta alla sclerosi multipla, restituendo speranza a tanti malati. Così è stato. Wright riprende a giocare, non senza qualche rifiuto dalle squadre a cui si rivolge. Molti non credono nell’ “affidabilità” delle sue prestazioni. Ma non è questo a fermarlo. Continua a cercare, a farsi notare: chiede a tutti di dargli una possibilità. Tutto ciò mentre si presta alle terapie per la sua malattia. Fino a quando non viene ingaggiato dai Dallas Mavericks, in Nba. Un sogno realizzato per il play, proprio prima di venire in Europa e vestire la maglia di Pesaro. «Alcuni giorni è ancora dura, sento che il mio corpo non risponde e accuso la stanchezza, ma so anche che può succedere e supero questi momenti con la forza di volontà», ha detto tempo fa in un’intervista. Nell’ultima giornata di campionato dello scorso anno Wright viene trovato positivo a un controllo antidoping ma il giocatore è assolto: la sostanza da lui assunta (Modanafil) infatti, gli serve per curare i sintomi legati alla sua malattia.

La Sclerosi Multipla. La sclerosi è una malattia neurodegenerativa che colpisce il sistema nervoso centrale. Per curarla non basta andare in farmacia ogni tanto ma bisogna seguire dei protocolli e c’è la necessità di rispettare un iter burocratico. Nessuno però, si accorge dell’assenza di Chris dal campo dell’Auxilium Torino (per cui oggi gioca), se non il giorno in cui va in ospedale per seguire le cure: proprio perché il resto della sua vita si svolge normalmente.

Chris Wright oggi è un simbolo. Non solo per la sua grande abilità di giocatore ma soprattutto per il suo coraggio. Per lui lo sport è la molla che lo spinge a non darsi mai per vinto, a essere più forte della sua malattia, dei limiti fisici di fronte ai quali spesso si trova. Si pensa che le persone a cui viene diagnosticata la sclerosi multipla non possano più dare il 100% nel loro lavoro, che si tratti di un ufficio o un campo da basket. Tutti pregiudizi. Il Play, da un anno nell’Auxilium Torino, in una recente intervista su La Stampa ha detto: «È una questione mentale. Non ho paura. Mi spavento solo quando digito sclerosi multipla su internet».

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