Qualche settimana fa la bomba l’aveva sganciata il sito finanziario Bloomberg che si è spinto fino a scrivere che la Sino Europe, la società della cordata di imprenditori cinesi che in estate ha acquistato il Milan dalla Fininvest per 740 milioni di euro, avrebbe esibito una falsa documentazione per dimostrare di essere finanziariamente in grado di portare a compimento l’operazione. In particolare, sulle colonne del sito americano, veniva citato un report della Bank of Jiangsu che avrebbe dovuto servire agli occhi della Fininvest (proprietaria del Milan) per dimostrare il coinvolgimento della banca e dunque come prova ulteriore della solidità finanziaria della cordata. Ma in realtà, come hanno scritto quelli di Bloomberg, che hanno contattato la banca cinese (che però ha negato loro l’accesso alla documentazione ufficiale), nessun documento sarebbe stato rilasciato. Per questo, secondo l’autorevole sito americano, la cordata cinese sarebbe sì un “acquirente ambizioso”, ma con una capacità finanziaria tutta da confermare

. Nonostante la Sino Europe abbia prontamente smentito la notizia, dicendo di andare avanti verso il closing fissato per la fine dell’anno. Poi però è arrivata la notizia riportata dal sito Goal.com secondo il quale, anche la stampa cinese (in particolare il quotidiano Caixin) avrebbe avanzato dei dubbi sulla Sino Europe. Parlando ancora una volta di “falsità” nella documentazione fornita e in particolare di una lettera che questa volta la Bank of Dongguan (un’altra delle banche coinvolte) avrebbe presentato, e sempre con la promessa di fornire un contributo finanziario all’operazione e che sarebbe stata, anche questa, falsa. E a fornire l’informazione al quotidiano cinese, in questo caso, sarebbe stata addirittura una fonte interna alla banca. Insomma, come direbbe Agatha Christie, dopo le rivelazioni di Bloomberg e Caixin mancherebbe solo il terzo indizio per trovare la prova che la Sino Europe in realtà non abbia i fondi per completare l’operazione di acquisto del Milan. Ma in verità, il terzo indizio potrebbe arrivare dalle dichiarazioni di Alberto Forchielli del fondo Mandarin Capital (che da anni ha rapporti costanti con aziende e istituzioni cinesi). Il quale, è stato tra i primi in Italia ad esternare il suo scetticismo verso l’acquirente cinese. Dichiarando, nel giugno scorso, dopo aver “parlato personalmente con Pechino”, di essere convinto che la “cordata non esiste” per poi rincarare la dose due mesi più tardi, ad agosto, quando il Milan e i cinesi hanno firmato l’accordo preliminare.

Invocando la presenza di “diverse anomalie” esistenti nella trattativa: come la presenza del governo cinese attraverso il fondo Haixa, oppure la solidità finanziaria della cordata stessa, della quale “non si è mai saputo nulla”. Ma adesso, notizia fresca delle ultime ore, a far parte della cordata, dovrebbe entrare il colosso dei televisori TCL, una multinazionale (con sede nella regione del Guangdong la stessa di Yonghong Li, il presidente della Sino Europe) da 16 miliardi di fatturato, 75 mila dipendenti e con un giro d’affari in 160 Paesi al mondo. Come riporta il sito di La Repubblica, la TCL “farà parte della lista che il 20 ottobre verrà consegnata al fondatore di Fininvest e conterrà anche tutti gli altri nomi degli investitori”. Il motto della TLC: “uniamo le forze e saremo leader”. E’ proprio quello sta avvenendo con la cordata cinese. Ed è quello che si aspettano anche tutti i tifosi del Milan. Di tornare leader appunto. In Italia e nel mondo.

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