Paolo Di Canio, tre mesi dopo. Che fine ha fatto il “fascista” dopo la sospensione del rapporto di collaborazione con Sky? Cose ne pensano ipocriti e perbenisti, improvvisamente “sorpresi” e spiazzati dai tatuaggi dell’ex calciatore?

Passata la tempesta mediatica, giudici e giustizieri hanno deposto le armi. É sceso il silenzio. A margine della parabola che lo ha portato da potenziale star a ultimo dei reietti televisivi, resta una sensazione: Di Canio, qualunque cosa farà, dovrà convivere con il suo passato e le idee di “quelli che ben pensano”. Pronti a rinfacciare, al momento opportuno, saluti romani, tatuaggi e ideologie.

Ha vinto il “politically correct”. L’importante è nascondere vizi e debolezze: si può fare tutto e il contrario di tutto, insegnare la morale ed essere immorali, predicare bene e razzolare male, purchè non lo si mostri in Tv.

A chi l’ha masticato e rigurgitato, gioverebbe ricordare chi sia, anche e soprattutto, Paolo di Canio: il giocatore che il 18 dicembre del 2000 ha vinto il premio FIFA FAIR PLAY AWARD. Per questo gesto…

Un duro (e puro) dal cuore d’oro? O forse è un cattivo perchè lo disegnano così? Al netto dei suoi eccessi, Paolo Di Canio ha una qualità: è una persona vera. Ci mette petto, cuore e faccia. Mai un compromesso. Quello che a volte servirebbe per tenersi a galla. Non sarà un caso se in ogni ambito della sua carriera, ha sempre sfiorato il “top” fermato da uno “stop”. Da giocatore prima, allenatore poi e infine da commentatore…

Chi lo sa, come trascorrerà questo periodo di feste. Se gli mancherà commentare il “boxing day”. Un peccato. La sua compagnia avrebbe fatto piacere agli appassionati di calcio inglese. Competente come pochi, scomodo come nessuno: in tre parole Paolo Di Canio. Uno così, lo ami o lo odi. E forse ha più nemici che amici.

 

 

 

 

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