Venerdì sera sono stato alla serata di gala della manifestazione Stelle nello Sport, l’evento che premia l’eccellenza sportiva ligure da ormai diciassette edizioni. Sono partito prevenuto, lo ammetto, un po’ perché ligure, quindi sempre propenso alla lamentela, un po’ perché la serata si prestava benissimo ad essere narrata secondo i canoni del gonzo journalism portati al successo da Hunter Stockton Thompson (se avete presente il film Paura e delirio a Las Vegas, allora sapete di cosa sto parlando). Eppure non faccio uso di allucinogeni ed acidi, il buffet post-serata prevedeva giusto qualche bicchiere di Prosecco (ed era, ovviamente, post, quindi del tutto inutile per rendere frizzante le ore passate in platea) ed infine la manifestazione non è stata poi così del tutto macabra come potessi preventivamente pensare, così ho deciso di attenermi ai fatti, ingoiare il boccone amaro per un evento quasi-riuscito e mettermi a cercare il pelo nell’uovo per fare un pochino di polemica. E la mia polemica parte da una domanda che in tanti, almeno nel mio territorio, si stanno facendo da parecchi, e forse troppi, anni: che fine ha fatto il basket ligure? Soprattutto, è mai esistito?

Da questa premessa, mi sono divertito a veder sfilare sul palcoscenico innumerevoli atleti/e, grandi e piccoli, di altrettanti innumerevoli sport che, a quanto pare, in Liguria contano molto più di quello che ambisce ad essere il secondo sport nazionale. Così, tra lottatori delle più svariate arti marziali, comici che nel tempo libero si divertono a fare i wrestler e pallanuotisti che fanno strabuzzare gli occhi anche alla più casta signora in sala, ho visto sfilare praticamente tutte le discipline esistenti, compresa la pallacanestro che, però, non ha avuto altro che una piccola citazione in corso d’opera. In Liguria siamo bravissimi a nascondere la polvere sotto il tappeto, laddove la polvere sono impianti sportivi inadeguati e troppo cari per le società ed i tappeti sono le poche fragili eccellenze che fanno da parafulmini a tutti i problemi che stanno nelle retrovie.

Quindi, mentre viene premiato Emiliano Viviano come “Rossoblucerchiato” dell’anno (secondo a dire il vero, ma unico presente dei due club vista l’assenza del vincitore del premio, Pavoletti, in luce della convocazione in nazionale), vengono premiate società di calcio, canottieri, e persino un tredicenne campione di Badminton, e così il basket scivola via in secondo – ma anche terzo e quarto – piano. È stato celebrato unicamente per una giovane giocatrice della Carispezia (A2 femminile) e perché il regista della serata era un patito della palla a spicchi che ha, infatti, deciso di aprire la cerimonia con un video di Kobe Bryant – con annessa lettura della sua celebre lettera di addio alla pallacanestro. Beh, un buon risultato. Anzi ottimo direi. Per quanto possa sembrare di parte, partendo dal fatto che sono nato e cresciuto a pane e parquet, trovo alquanto incredibile che uno sport che ha avuto un così largo margine di consensi negli ultimi dieci anni, sia, nella mia regione, relegato ad un gradino così basso. È vero, abbiamo Genoa e Sampdoria (ma anche Spezia ed Entella) che fanno ombra a tutto il resto. Abbiamo la pallanuoto, che ha nella Pro Recco il suo Real Madrid, ma ci sono anche mille e più campetti da basket che – malgrado il degrado che li circonda – ai primi soli primaverili, si riempiono di ragazzi, i quali talvolta con il basket non hanno mai avuto niente a che fare. Abbiamo dunque un movimento spontaneo, che si aggira lontano dai banchi istituzional-federali e che passa del tutto inosservato agli occhi degli stessi. Perché? Il motivo sarebbe semplice, se ci soffermassimo a parlare di disorganizzazione o disinteresse, ma la realtà è che ci sono problemi di natura che con lo sport c’entrano ben poco. Sono problemi politici, ma soprattutto economici.

Tempo fa, su una testata locale – il Secolo XIX – era uscita un’inchiesta sui costi di gestione degli impianti sportivi nella città di Genova. Ecco, credo che questo sia il nocciolo della questione. E se nel caso mi soffermo sul basket, non vorrei che questo lasciasse presagire che negli altri sport ci sia una situazione migliore. Ad esempio, Arianna Rocca, chiamata come ospite d’onore alla premiazione, si è lasciata sfuggire una frase che non tutti hanno captato per quello che in realtà volesse dire. “Sono nata a Genova, ma da dieci anni vivo a Novi Ligure perché lì c’è una palestra più attrezzata.” Così ecco che una giovane promessa della ginnastica ligure è stata costretta a emigrare nel più vicino Piemonte per trovare la sua dimensione di campionessa. È un esempio, un dettaglio, che però lascia pensare più di quanto non fosse nelle intenzioni della giovane ginnasta. Le palestre genovesi costano alle società, in media, 35 euro all’ora. Uscite pesanti nei bilanci sempre più scarni di entrate, ai quali vanno ad aggiungersi tutti i soldi che la Fip preleva annualmente alle società, dalle iscrizioni ai campionati, al tesseramento dei giocatori, sino alle tasse gara pagate partita per partita – una società media ligure spende dagli 11000 ai 18000 euro in tasse (gara e tesseramenti). Sono cifre apparentemente esigue, ma che vanno a moltiplicarsi in base al numero di atleti e che soprattutto vanno ad incidere in un sistema che sta sopravvivendo pur senza grandi sponsorizzazioni. Difatti, gli sponsor puntano molto più a calcio o pallanuoto, piuttosto che alla pallacanestro, che vive così il suo momento più grigio – in Liguria nessuna squadra maschile supera la categoria C Silver. Quindi, appare ovvio ed infantile, pensare che il basket ligure stia ottenendo risultati solamente perché ha una squadra in A2 femminile. Non per dire che la femminile conti meno della maschile, perché sarebbe poco anche se quell’unica squadra fosse in A2 maschile. Dunque se ci vogliamo riempire la bocca dietro ai successi esigui di una sola squadra, abbiamo proprio sbagliato alibi. Eppure, come ho già detto, i campetti si riempiono, i bar in tempo di Europei pure ed i siti web impazzano di notizie relative al mondo della pallacanestro: è un fenomeno che ha investito non solo la Liguria, è vero, ma che in Liguria non viene sfruttato a dovere. Così le società chiudono i battenti nella stessa velocità con cui li aprono e nessuno ne parla, tutti si lamentano e nessuno fa qualcosa per supportare un movimento in declino.

Un’autorità del settore, alla mia amichevole domanda “Ma non sei un po’ incazzato che la presenza del basket stasera sia stata rilegata alla sola giocatrice della Carispezia?” mi ha risposto: “Sarà mica poco? E poi queste manifestazioni sono tutte una truffa…” Sì, concordo, sicuramente si tende sempre a premiare tutti senza privilegiare nessuno, ma credete che sarebbe andata meglio se la serata fosse stata priva di questa etica superpartes? Io credo invece il contrario, credo che sia stato proprio grazie a questa logica “truffaldina” che il basket ligure sia riuscito a ritagliarsi il poco spazio che ha avuto in questa serata. Perché di meriti e pregi che valgano la pena essere riconosciuti, ce ne sono veramente pochi. Per non dire nessuno.

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