Rimini d’inverno si riposa da tutto il caos estivo. Dal rumore delle spiagge piene e dei temporali improvvisi.

D’inverno Rimini torna ad essere la grassa provincia romagnola, con le sue regole e le sue tradizioni.

La Provincia spesso è questa cosa qui, fredda nelle passioni e nei sentimenti, nascosta negli amori.

Si è spenta il 16 Luglio 2016 alle 16.35 l’Associazione Calcio Rimini 1912, nell’indifferenza più totale degli imprenditori locali, nella rabbia mista a rassegnazione dei tifosi.

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Ad annunciarlo è stata la stessa società biancorossa con uno scarno comunicato: “L’Ac Rimini 1912 comunica di non aver raggiunto in questi ultimi giorni la quota economica necessaria per mettersi in regola con i parametri richiesti e completare l’iscrizione al prossimo campionato di Lega Pro”.

Non è la prima volta che capita, già era accaduto nel 1994 quando, a causa degli ingenti debiti, il Rimini Calcio era stato dichiarato fallito, e poi, di nuovo, il 30 Giugno 2010 quando la Cocif, allora proprietaria del club, aveva comunicato la mancata iscrizione al campionato di Lega Pro in seguito al fallimento delle trattative per la vendita e soprattutto al totale isolamento in cui l’azienda di Longiano si era trovata.

Ed è capitato di nuovo, anche con il nuovo Rimini targato Fabrizio De Meis, schiacciato da debiti del valore di 763mila euro, suddivisi in stipendi arretrati, costi d’iscrizione, fideiussione ed altri debiti sportivi.

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Proprio al presidente De Meis va dato atto di averci provato fino alla fine, lasciando per ultima la nave che affondava, pur con una leggerezza dal punto di vista della gestione economica della Società difficilmente perdonabile ad un imprenditore come lui.

Evidente, in questo senso, il suo sfogo attraverso la propria pagina Facebook ufficiale.

Per me è un dramma, ho fallito, sto fallendo, mesi ed anni di amore, passione, energia, soldi, sogni, tutto quanto messo nella Rimini Calcio andrà in fumo, sono in un vicolo cieco, solo, senza nessuna via d’uscita”.

Uno sfogo che è un riassunto di questi ultimi di presidenza. Un’altalena di gioie e dolori, sportivi e societari.

Il ritorno immediato tra i Professionisti, la sconfitta ai Playoff contro il Cuneo, di nuovo la Serie D e subito la Lega Pro, dopo un’annata incredibile.

Di mezzo il passaggio di consegne da Amati a De Meis, l’oscura questione Luukap, con i tribunali, il sequestro del 30% delle azioni e la guerra a suon di comunicati fra le due aziende, e all’ultimo misterioso imprenditore toscano che avrebbe salvato il calcio a Rimini ma non si è mai presentato.

Un fallimento che si porta dietro 104 anni di storia di Provincia. Di certo non gloriosa ma sempre sudata e vera. Nove campionati di serie B con un quinto posto nella stagione 2006/7 come miglior risultato di sempre, condito dallo storico doppio pareggio con la Juventus (1-1 al Neri con gol di Ricchiuti, 0-0 all’Olimpico).

Ora non resta che attendere l’ufficialità dell’esclusione da parte della Federazione per poi provare a ripartire.

In tal senso si è già mosso il Comune, entrato in contatto con la FIGC, che preparerà la proposta per la nascita di una nuova società che ricomincerà dai Dilettanti.

Resta da capire con precisione da quale categoria, in base soprattutto alle possibilità economiche della nuova gestione.

Per noi è importante difendere un patrimonio storico ed identitario come la Rimini Calcio. Niente voli pindarici e progetti faraonici ma azioni mirate per garantire continuità e stabilità” ha aggiunto il Comune in una nota ufficiale.

Ai tifosi rimane l’attesa, utile per sbollire rabbia e delusione.

Alla città invece va il compito di stringersi attorno ad un proprio pezzo di storia.

La Provincia spesso è questa cosa qui, è vero, ma non abbandona mai i propri figli nel momento del bisogno.

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