A un anno esatto dal tragico incidente aereo che si è portato via la squadra brasiliana della Chapecoense, facciamo un passo indietro nella storia dello sport per ricordare tutte le altre vittime di un destino davvero infame.

La tragica caduta dell’ormai noto velivolo a 50 km dalla città colombiana di Medellín ha consegnato alla storia una rosa di ragazzi straordinari che erano pronti a giocarsi con tutte le loro forze la Copa Sudamericana contro l’Atlético Nacional. Si sta parlando della Chapecoense, la cui drammatica storia ha commosso il mondo, così come ha commosso il gesto degli avversari, i quali hanno richiesto ed ottenuto che il trofeo venisse comunque assegnato ai brasiliani. Un gesto meraviglioso che la CONMEBOL ha poi concretizzato. Quella dei brasiliani, tuttavia, rimane solo l’ultima delle tragedie aeree avvenute nella storia dello sport. Una serie di eventi molto variegata, sia dal punto di vista degli sport sia dal punto di vista delle dinamiche.

Non solo tragedie in cui hanno perso la vita numerosi giocatori di un team. Nella storia ci sono stati incidenti che hanno coinvolto anche singoli atleti, allenatori ed addetti ai lavori del mondo dello sport. Il primo registrato fu quello di Giovanni Monti, bandiera del Padova per 11 stagioni ed inabissatosi nel Lago di Garda nel 1931 con il suo aereo. Poi fu il turno di due arbitri: Ermanno Silvano muore a causa di un incidente aereo mentre era diretto a Roma, mentre nel 2011 il fischietto russo Vladimir Pettay ci lasciò per un incidente causato dalla nebbia nei pressi dell’aeroporto di destinazione, ovvero quello della città russa di Petrozavodsk. Nel 1996 fu invece il vice presidente del Chelsea, Matthew Harding, a morire a causa di un incidente durante il rientro da una trasferta a Bolton, questa volta però in elicottero. E questi sono solo alcuni dei casi individuali.

Ha scosso l’opinione pubblica la storia di Cláudio Winck, difensore in forza alla Chapecoense reduce da una breve esperienza al Verona, in Serie A. Il calciatore di Portão non è rimasto coinvolto nell’incidente poiché non convocato a causa di un infortunio, e quindi ancora in vita. Un destino che ha accomunato parecchi atleti nella storia degli incidenti aerei in cui sono stati coinvolti uomini di sport. Nel 1950 si verificò un incidente nei pressi dell’odierna Ekaterinburg, in Russia, in cui persero la vita 11 tesserati della VVS Mosca, la polisportiva dell’aviazione militare russa. Furono in due a salvarsi: trattasi degli hockeysti e calciatori Viktor Shuvalov e Vsevolod Bobrov, rispettivamente infortunato ed in treno a causa di un suo ritardo all’aeroporto. Erik Birger Dyreborg si salvò invece nel 1960 dall’incidente in cui rimase coinvolta una rosa di giocatori danesi che si stava recando a fare un provino per le Olimpiadi di Roma 1960. L’attaccante danese si salvò lasciando spazio ai suoi bagagli, decidendo di imbarcarsi nel volo successivo.

Nel 1961 furono alcuni calciatori cileni a salvarsi da un imminente disastro aereo. La rosa del Green Cross, società calcistica di Santiago del Cile, fu suddivisa in due voli differenti in occasione del rientro da una trasferta ad Osorno in Copa Chile. La maggior parte dei giocatori si ritrovò sul secondo velivolo, schiantatosi sulle Ande, mentre gli altri si salvarono. Si salvarono così come si salvò il difensore peruviano Juan Reynoso Guzmán, futuro vincitore della Copa CONCACAF con il Cruz Azul nel 1996, graziato da un infortunio che gli impedì di partecipare ad una sfida di campionato del suo Allianz Lima a Pucallpa nel 1987. Al ritorno il velivolo su cui viaggiavano i suoi compagni di squadra precipitò nell’Oceano Pacifico nei pressi dell’aeroporto. Curioso come solo nel 2015 vennero ritrovati alcuni resti dell’aereo, situati a tremila metri d’altezza e trovati da un gruppo di alpinisti.

Anche gli uzbeki del Pakhtakor Tashkent si resero loro malgrado protagonisti di un incidente aereo che costò la vita a quasi tutta la rosa. Era il 1979 quando l’aereo su cui viaggiava la squadra si schiantò in altitudine con un secondo velivolo, nei pressi della città ucraina di Dneprodzeržins’k. Come riporta Damiano Benzoni su East Journal, alcuni giocatori si salvarono grazie ad infortuni ed anche l’allenatore Oleg Bazilevič evitò la tragedia grazie ad un permesso per andare a trovare i familiari in Crimea. Le altre società dell’allora campionato sovietico si strinsero intorno agli uzbeki, premendo perché ne fosse bloccata la retrocessione per tre stagioni e prestando gratuitamente alcuni giocatori. Secondo la stampa estera starebbe succedendo lo stesso con la Chapecoense, con alcuni giocatori che addirittura si sarebbero candidati gratuitamente per risollevare le sorti della società: si è parlato di due ipotesi suggestive come quelle di Ronaldinho Juan Román Riquelme, così come di una realistica come quella dell’attaccante islandese Eiður Guðjohnsen.



Merita uno spazio a sé la tragedia aerea che vide coinvolti 15 calciatori olandesi originari del Suriname, convocati per una partita benefica a Paramaribo, capitale dell’ex colonia orange. Il velivolo si schiantò nei pressi dell’aeroporto a causa di un urto contro un albero dovuto all’errore del pilota. Radjin de Haan, Edu Nandlal e Sigi Lens, tre atleti convocati nella suddetta squadra benefica Colourful 11, riuscirono miracolosamente a salvarsi nonostante l’impatto. Il Milan aveva impedito ai suoi Frank Rijkaard e Ruud Gullit di partecipare all’amichevole, mentre due giocatori dell’Ajax, Henny Meijer e Stanley Menzo, decisero di partire nonostante il veto della società, salvandosi grazie al viaggio su un altro volo di linea.

E come non citare la drammatica storia di Los Vejos Cristianos, compagine uruguayana di rugby che si schiantò sulle Ande ad oltre quattromila metri d’altitudine mentre era diretta da Montevideo a Santiago del Cile. Un gruppo di sedici ragazzi si salvò dall’impatto e fu costretto a sopravvivere in condizioni climatiche estreme, dovendo anche cibarsi della carne umana dei ragazzi che invece non ce l’avevano fatta, resistendo per 72 giorni prima di essere ritrovati. La storia è stata anche raccontata al cinema nel film Alive – Sopravvissuti, uscito nel 1993 e diretto dal regista americano Frank Marshall.

Nella storia dello sport c’è stato anche un caso di attentato terroristico. Trattasi del 1976, anno in cui un velivolo della Cubana de Aviación diretto in Giamaica esplose a causa di due ordigni piazzati al suo interno, riconducibili ad alcuni uomini esiliati da Fidel Castro. Morirono 73 persone, tra cui 24 atleti della nazionale giovanile di scherma cubana, di ritorno dai Campionati Centramericani e Caraibici. Due sono invece i misteri ancora irrisolti. In primis quello di Luigi Barbesino, campione d’Italia con il Casale nel 1913/14, scomparso nel 1941 durante un suo viaggio in aereo tra la Sicilia e Malta. In secundis non sono ancora chiare, a distanza di 48 anni, le cause del disastro aereo avvenuto nel 1979 in cui perse la vita la maggior parte degli atleti di The Strongest, compagine calcistica boliviana, vincitrice due anni prima della Liga de Fútbol Profesional Boliviano.

La distribuzione geografica di questi incidenti è molto varia, anche se la maggior parte di essi si è verificata nel continente americano. Il più grande incidente fu quello del 1970 in West Virginia, in cui furono coinvolti i giocatori della squadra di football americano Marshall University. Essa rappresenta la più grande tragedia aerea sportiva della storia americana, in cui persero la vita 71 tra giocatori, coach e tifosi. Il tutto ad un anno di distanza dall’incidente aereo in cui persero la vita 14 giocatori del Wichita State, diretti in Utah per una trasferta. L’incidente più famoso nel continente africano fu invece quello che vide coinvolta la nazionale dello Zambia nel 1993, quando l’aereo su cui viaggiava la maggior parte degli atleti zambiani si inabissò nell’Oceano Atlatico a largo di Libreville, capitale del Gabon, mentre la selezione era diretta a Dakar per una sfida contro il Senegal.

Molti anche gli altri sport coinvolti in questa tragica serie di incidenti. Nel 1966 fu la volta della Generazione d’Oro del nuoto italiano, che perse sette atleti a causa della famosa Tragedia di Brema, con il velivolo che era partito da Francoforte. Poi anche il football americano nei già citati casi, così come la pallacanestro nel 1977 con l’incidente che colpì la squadra universitaria di Evansville, in Indiana. Ma anche il pugilato, con il pugile francese Marcel Cerdan, campione del mondo dei pesi medi dal 1948 al 1949, rimasto coinvolto nella tragedia aerea nei pressi dell’isola São Miguel, nell’arcipelago delle Azzorre. Una tragedia di cui fu colpevole involontariamente la cantante transalpina Édith Piaf, fidanzata che lo invitò a raggiungerla in areo e non via nave per accelerare i tempi. Nel 2011 fu la volta dell’hockey con la tragedia della Lokomotiv Jaroslavl’, il cui aereo precipitò mentre era diretto a Minsk, città bielorussa nella quale la Loko avrebbe disputato la prima sfida stagionale di Kontinental Hockey League. Proseguendo poi con il già citato caso della scherma cubana, fino all’incidente in cui rimase coinvolta la nazionale americana di pattinaggio nel 1961, diretta verso i Mondiali di Praga in seguito annullati.

Infine, sono due i casi che hanno consegnato due squadre alla storia. Due casi che con il passare degli anni hanno assunto contorni epici e che hanno segnato per sempre la storia dei due club: trattasi di Torino e Manchester United. Nel 1949, di ritorno da un’amichevole contro il Benfica a Lisbona per aiutare economicamente il capitano lusitano Francisco Ferreira, il velivolo su cui viaggiavano i Granata si schiantò sulla collina di Superga, nella città della Mole Antonelliana. Quella squadra era reduce da cinque Scudetti consecutivi e costituiva quasi interamente la Nazionale italiana. Una tragedia che ancora oggi è viva tra i tifosi, tramandata di generazione in generazione, in onore di quello che fu il Grande Torino, celebrato dalla FIFA nel 2015 con l’istituzione della Giornata Mondiale del Gioco del Calcio nella ricorrenza della tragedia.

Nel 1958, invece, il Manchester United era di ritorno dalla trasferta a Belgrado contro la Stella Rossa in Coppa dei Campioni, il cui pareggio regalava ai Red Devils le semifinali. Dopo aver ritardato il volo di un’ora a causa dell’attaccante Johnny Berry, il quale non trovava il passaporto, la squadra ritardò di un’ora il rientro, facendo tappa a Monaco di Baviera per fare rifornimento di carburante. Quando l’aereo cercò di decollare in direzione Inghilterra ci furono dei problemi ed il velivolo si schiantò prima contro la recinzione e poi contro un’abitazione. Il pilota James Thain si salvò ed in seguito ammise le sue colpe, fu licenziato e morì per un attacco di cuore a 53 anni. Morirono otto giocatori dei Red Devils, mentre si salvarono in nove, tra cui Bobby Charlton, campione del mondo in seguito nel 1966 con l’Inghilterra e Pallone d’Oro nello stesso anno. Jimmy Murphy, secondo allenatore, era assente a causa di un impegno come selezionatore della nazionale gallese e quindi si salvò. L’allenatore, Matt Busby, ricevette invece in due occasioni l’estrema unzione per la gravità delle sue condizioni, ma alla fine si salvò. Quella squadra era soprannominata la squadra dei Busby Babes per via della giovane età della rosa, che impreziosisce a maggiora ragione i due campionati inglesi vinti nel 1966 e 1967, nonché le semifinali Coppa dei Campioni raggiunte contro i futuri vincitori del Real Madrid nel 1957.

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