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Champions League: Wembley e Kharkiv, terre da conquistare

Lorenzo Semino

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Che sia verso Kiev o per Lione, Champions o Europa League, la storia non cambia. A partire dal 14 febbraio, le italiane si troveranno di fronte a 6 sfide dal sapore diverso, nella speranza che altrettante vittorie nel doppio incontro/scontro possano innaffiare con altre gocce di fiducia un calcio italiano che, fuori dal Belpaese, dopo la vittoria nerazzurra del Maggio 2010 si è colorato a forti tinte bianconere. Per fortuna. Se il calcio italiano deve in qualche modo ringraziare la potenza della corazzata agli ordini di Massimilano Allegri, quest’anno anche il Sassuolo di turno – l’Atalanta di un Gasperini inappuntabile – ha sbaragliato la concorrenza rendendo ancor più dolce la presenza di un sestetto azzurro nei sorteggi delle fasi finali a Nyon.

La vera grande sconfitta, il Napoli, potrà rialzarsi in pochi istanti ma dovrà vedersela contro un avversario piuttosto scomodo, giovane e desideroso di emergere il prima possibile. A proposito di avversari, cerchiamo di analizzare nel dettaglio tutte le squadre che cercheranno di sbarazzarsi delle nostre “regine”. Cominciamo dalla Champions League, prima di ritrovarci fra qualche giorno con un’analisi delle sfidanti nell’altrettanto appassionante e variegata Europa League.



 

TOTTENHAM HOTSPUR – Impossibile e probabilmente ingeneroso non attribuire agli Spurs lo scettro di squadra più pericolosa e temibile fra quelle accoppiate con le italiane. Preventivabile, visto che si tratta dell’avversaria affibbiata alla Juventus in una gara “dove dovremo giocare da Juventus”. Un titolo del Telegraph di qualche settimana fa (al termine del pareggio casalingo contro il WBA) riassume alla perfezione la condizione attuale della squadra allenata da Pochettino: “Siamo fuori dalla corsa per il titolo”, ipse dixit.

Se White Hart Lane è sempre stato un fortino, la Fiorentina di Paulo Sousa e Inter di Roberto Mancini ne sanno qualcosa, non si può dire ancora lo stesso per Wembley, stadio di casa durante i mesi che occorrono per la costruzione di un nuovo e lussuoso impianto. La nuova casa degli Spurs ha generato sentimenti contrastanti, fra chi . Da questo punto di vista, giocare la seconda gara in trasferta potrebbe non essere uno svantaggio.

 GLI ATTORI – Se Paolo Di Canio, nel consueto Premier Show del weekend, sostiene che Pochettino stia un pizzico esagerando, soprattutto nelle posizioni di Eric Dier e Dele Alli, le ultime gare hanno confermato come il Tottenham Hotspur versione 2917/18 si affidi al 4-2-3-1 di stampo europeo. Lloris; Trippier, Sanchez, Vertonghen, Rose; Dier, Dembele, Alli, Eriksen, Son; Kane.

Le novità si chiamano Sissoko centrale di centrocampo, con Eric Dier ripristinato alla condizione di centrale difensivo, insieme al ritorno graditissimo di Erik Lamela, reduce dal lungo stop per la frattura dell’anca. Nella sfida contro il Watford (1-1 a Vicarage Road) del mese scorso, come ricordato da questa grafica di SkySports inglese, il Tottenham si è schierato con il trio Son-Alli-Eriksen a creare trambusto fra le linee. Squadra in crescita dopo un inizio poco confortante, molto ci dirà la prossima gara contro il Manchester City di Guardiola. Insomma, citando la prima pagina di Tuttosport di qualche giorno fa: “Sorteggio duro per la Juve? Un Pochettino”.

SHAKHTAR DONETSK – Sono stati citati in lungo e in largo i 4 precedenti fra la Roma e la squadra ucraina, vincente per 3 volte ad eccezione del 4-0 nella gara del 12 settembre 2006. Nel Febbraio del 2011 andarono a segno Jadson, Douglas Costa e Luiz Adriano, mentre Eduardo e Willian sancirono un pesantissimo 3-0 anche nella gara di ritorno. A quasi 7 anni di distanza, lo Shakhtar non ha cambiato poi molto la sua natura tendente alla folta truppa brasiliana continua a rendere i neroarancio temibili ed imprevedibili, sebbene Bernard, Marlos, Taison, Dentinho, Fred così come i terzini Ismaily ed Azevedo non abbiano ancora trovato la fortuna di cui hanno potuto godere proprio i vari Douglas Costa e Willian, arrivati ai Quarti di Finale con ben altre squadre. Meno talento? Colpa, forse, anche dello spostamento di interesse dal campionato russo ed ucraino a nazioni quali Belgio e Polonia. Meno interesse, meno titoli di giornale, maggiore necessità di dimostrare il proprio valore in gare di spessore come quella contro i giallorossi. Ne sono una prova le vittorie contro Napoli e Manchester City, passate quasi inosservate ad inizio e fine girone ma rivelatesi decisive al momento di fare i conti.

GLI ATTORI – Aggirato il problema stadio, al Metalist di Kharkiv servirà non subire reti, nella speranza di poter bucare una retroguardia – almeno sulla carta – di valore non eccelso. In Ucraina lo Shakhtar ha appena vinto il campionato con il miglior attacco del torneo, ma non si può dire altrettanto per la difesa: 18 reti in 19 partite, tradotto? Un gol, prima o poi, tende ad arrivare. Dunque, semplificando e riducendo ai minimi termini, l’importante sarà prima non prenderne.

I terzini, Ismaily e Srna, affiancano generalmente la coppia difensiva tutta ucraina formata da Rakitsky e Ordets, mentre gli altri nomi da segnare sono il mediano Stepanenko e il fantasista Kovalenko. La linea mediana nel 4-2-3-1 di Fonseca, formata proprio da Stepanenko e Fred, interpreta alla perfezione lo spirito della squadra di Donetsk, a metà fra il Brasile (non solo quello delle spiagge di Copacabana, anche calcio di sostanza) e la madrepatria ucraina. A metà è anche il passaporto del bomber Facundo Ferreyra, che sembra aver trovato finalmente l’anno della consacrazione. “Non vanno presi sotto gamba”, parola di Francesco Totti, che contro lo Shakhtar ha provato ben tre volte il sapore amaro della sconfitta.

 

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Koulibaly, una rincorsa lunga una telefonata

Ettore zanca

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C’è chi dice che il treno delle occasioni passa una volta sola. E se non siamo bravi a prenderlo, la nostra vita non avrà la direzione che speravamo. Ogni scelta è un viale alberato o una discarica a seconda della scelta precedente. E invece c’è chi dice che a dispetto di futuro e coniugazioni varie, il nostro destino è segnato e va contro il nostro sbattergli la porta in faccia.

Oddio, il signore qui sotto il destino lo ha proprio sfidato, rischiando che fosse pure permaloso. Più che la porta in faccia, gli ha sbattuto il telefono in faccia.
Quel viso in foto, da ieri lo avete tutti familiare. Kalidou Koulibaly, senegalese, difensore del Napoli di Sarri. Angelo d’ebano sceso dal cielo ad incornare la palla che ha riaperto una stagione. All’ultimo respiro ha trafitto la Juve in casa sua, riaprendo i giochi per lo scudetto e creando paradisi artificiali di prostrazione e gioia orgasmica a seconda della prospettiva.

Ma fermiamo un attimo tutto. Come ci è arrivato Kalidou su quella palla? Su calcio d’angolo, direte voi. No, non dicevo quello, perchè per arrivare lì, il ragazzo è partito da lontano e ha rischiato di non arrivare. La sua rincorsa parte dal 2014. Si trova a casa e riceve una telefonata. Dall’altro lato una voce dice: “pronto, sono Rafa Benitez, allenatore del Napoli, vorrei sapere se sei interessato a venire a giocare da noi”, la risposta è di quelle che lascerebbero interdetto anche un maestro zen: “piantala con questi scherzi, dai vieni a casa che ti aspetto, smettila, non ci casca nessuno”, e Kalidou, sorridendo, mette giù. La voce richiama, riproponendo lo stesso refrain, dice di essere davvero Benitez e di allenare il Napoli, ma niente, nuovamente “smettila dai, non è bello questo scherzo”, e giù la cornetta.

Kalidou era convinto che a chiamarlo fosse un suo amico che gli faceva continuamente scherzi telefonici, aveva chiuso e si era rimesso seduto a guardare la tv. Dopo cinque minuti riceve un messaggio del suo agente: “sta per chiamarti Benitez, deve parlarti, rispondi al telefono”. A quel punto la disperazione, che dura poco per fortuna, perchè Benitez dimostra che “poscia più che la permalosità, potè insistere” parafrasando Dante. E ritelefona. Stavolta Kalidou si scusa quasi in ginocchio e ascolta l’allenatore del Napoli. Ecco da dove arriva tutta la rincorsa per quel gol. Capite bene che dare un colpo di testa dopo questo correre non poteva che essere una sassata. Ma Kalidou è recidivo però.

 

Qualche tempo dopo un magazziniere del Napoli lo avvicina e gli dice: “Kalidou, mi dai una tua maglia? me l’ha chiesta Maradona”, capirai, stavolta è uno scherzo davvero, Kalidou è generoso però, per cui prende la maglia ma ammonisce: “se volevi la mia maglia potevi chiederla senza tante scuse, poi addirittura che la voglia Maradona, dai…”, appunto, dai. Qualche giorno dopo Kalidou riceve un messaggio, contiene una foto. Diego Maradona con la maglia di Koulibaly, Diego gli ha scritto e lo ringrazia per il dono.

Vai a fidarti di chi dice che siamo artefici del nostro destino. Qui il destino è arrivato sfondando la porta e entrando di prepotenza. Più o meno come ha fatto Kalidou dopo una corsa, con quella sassata di testa nella porta bianconera. Veniva da lontano, nonostante tutto.

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JAKO & IoGiocoPulito: Una partnership per riscoprire i valori ed il sogno sportivo

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Un’azienda importante come JAKO ha scelto anche IoGiocoPulito.it come strumento di comunicazione e partner editoriale per riportare sul mercato italiano un rinnovato messaggio che abbia lo scopo di veicolare l’educazione e la cultura sportiva.

Lo Sport, qualsiasi esso sia, e a qualunque livello venga praticato, non è solo questione di allenamento e abnegazione. Nel futuro delle discipline un ruolo sempre più centrale per l’ottenimento delle performance desiderate viene ricoperto dai materiali utilizzati, dalle tecniche di prevenzione, dalle tecniche di educazione e dalle tecnologie e le scienze connesse.

JAKO è un brand di abbigliamento e non possiamo negare che il fattore determinante per una prestazione di alto livello è spesso rappresentato dall’equipaggiamento dell’atleta;  la seconda pelle con cui uno sportivo deve potersi sentire a proprio agio, supportato dall’utilizzo di uno strumento in grado di migliorare il proprio benessere fisico e quindi anche mentale. Jako, società leader nel mercato tedesco (il suo know how d’eccellenza l’ha portata ad essere uno dei marchi più riconosciuti e apprezzati per quel che riguarda lo Sportswear e il Teamwear in Germania) è tutto questo, ma non solo.

Pronta a sbarcare anche nel mercato italiano, ha il grande merito di non voler puntare ad una comunicazione puramente commerciale o di prodotto, ma di voler in primis favorire la diffusione di quegli stessi principi educativi e tecnici che hanno permesso al calcio teutonico di divenire il primo movimento Europeo per quanto riguarda l’innovazione, la cultura e l’educazione allo sport come strumento di crescita.

“Il nostro obiettivo  è quello di poter dare alle scuole calcio, alle realtà associative di altri sport e discipline, strumenti e contenuti con cui informarsi per formare attraverso i giovani e giovanissimi i campioni del futuro dell’Italia”. Matteo Di Medio – Resp. Redazione IoGiocoPulito.

Non è un caso se JAKO è partner tecnico in Bundesliga di squadre del calibro del Bayer Leverkusen, Hannover 96 e Darmstadt le quali hanno scelto i prodotti dell’azienda tedesca per vestire le proprie squadre.  E non è un caso neanche se, grazie alla propria politica educativa, è leader in Germania anche nel Teamwear cioè nella fornitura di abbigliamento tecnico per l’attività sportiva di squadre, scuole e associazioni.

“Per noi di IoGiocoPulito questa è una grande opportunità per potenziare il lavoro che da anni portiamo avanti con dedizione e perseveranza. Con l’obiettivo di essere sempre trasparenti e puntuali sugli argomenti trattati. JAKO ci da oggi l’occasione di riportare ai nostri lettori qualcosa che nel giornalismo sportivo e nella comunicazione sportiva sembra essere perso in un limbo: il sogno di essere campioni, anche se per pochi minuti, compiendo un gesto atletico, un’impresa personale o collettiva. E noi non tradiremo né la loro, né la Vostra fiducia, quella di più di un milione di lettori.”

Giorgio Mottironi – Resp. Marketing & Sales IoGiocoPulito.

JAKO dunque supporterà l’attività giornalistica di IoGiocoPulito al fine di produrre contenuti che possano rappresentare un valore unico per i nostri lettori e che siano in linea con la nostra mission e con la loro. Avremo l’opportunità di lanciare nuove rubriche, portare i nostri giornalisti a contatto con tutte le realtà eccellenti del nostro panorama calcistico ed internazionale (personaggi e squadre), parlare di tecnica, educazione, dunque per dare maggiore consapevolezza ad appassionati, praticanti ed aspiranti professionisti di quale deve essere un cammino di formazione e crescita nel mondo dello SPORT.

 

JAKO è un’azienda altamente tecnologia, e la sua innovazione si riscontra non solo nel prodotto finale ma anche nella gestione dell’azienda e dei processi, oltre che delle proprie risorse. I vantaggi competitivi che ha raggiunto grazie all’uso di robotizzazione di ultima generazione li investe completamente nella sua mission sociale e nel miglioramento del servizio e nel  trattamento di dipendenti e fornitori.

Oltre alla qualità indiscutibile del prodotto, il servizio al top, la profondità dell’assortimento, la disponibilità dei prodotti 365/24, consegna dei prodotti velocissima, e una professionalità di alto livello sono i segni distintivi e il focus del marchio. 300 articoli e 30.00 varianti colore sono una gamma di prodotti in grado di poter soddisfare le esigenze di uomini, donne e bambini che praticano calcio, running, basket, volley, palestra, tennis, oltre a molti prodotti per il tempo libero.

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Giornata Mondiale del Libro: 10+1 opere sul calcio che devi leggere

Canorro

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A partire dal 1996 il 23 aprile si celebra la Giornata Mondiale del Libro, un’occasione per incentivare la lettura e la riscoperta della carta stampata per le nuove generazioni, specie in un periodo come questo in cui il digitale è entrato prepotentemente nelle nostre vita, mettendo da parte l’esperienza di lettura che solo un libro può regalarci.

Ecco Dieci libri dieci (il numero per eccellenza di ogni fantasista che si rispetti) che negli anni sono diventati indispensabili per coloro che vogliono avere una libreria dedicata al calcio.

Partiamo con un evergreen, la biografia di Zlatan Ibrahimovic edita da Rizzoli (396 pagine, 5.90 euro), scritta dal campione svedese con il giornalista David Lagercrantz. “Io, Ibra”, questo il titolo del volume, contiene centinaia di aneddoti legati a luoghi e personaggi da scoprire. Partendo dall’infanzia, Ibrahimovic racconta i suoi numeri fuori e dentro il campo, gioie e follie di una vita sopra le righe. Interessanti, poi, due biografie dedicate ai fuoriclasse simbolo del Barcellona e del Real Madrid: “Pulce, la vita di Lionel Messi” (736 pagine, 17.90 euro) e “CR7” (406 pagine, 19.99 euro), edite da Piemme e scritte entrambe da Guillem Balague, giornalista spagnolo che collabora con varie tv e quotidiani sportivi. Nei libri si esalta il talento dei fuoriclasse, ma anche il loro cuore e una “testa” fuori dal comune.

Per gli appassionati di Premier League, particolarmente sfiziosa è la storia di sir Alex Ferguson narrata nel volume “La mia vita” (Bompiani, 464 pagine, 15 euro); il più grande mister nella storia del calcio inglese – ha allenato giocatori di livello assoluto come Roy Keane, Ryan Giggs, Eric Cantona, Cristiano Ronaldo e David Beckham, solo per citarne alcuni – si racconta per la prima volta. Ed è lo stesso Ferguson a curare la prefazione di “Pep Guardiola, un altro modo di vincere” (Libreria della Sport, 352 pagine, 17.90 euro), la biografia dedicata ad uno degli allenatori più carismatici e vincenti del mondo. Un racconto, anche qui scritto da Balague, che va in profondità nel tratteggiare l’attuale mister del Manchester City. Lo stesso principio di approfondimento (non banale) ha ispirato Carlo Ancelotti che, insieme al giornalista Alessandro Alciato, ha scritto l’autobiografia “Preferisco la coppa” (Rizzoli, 266 pagine, 5.90 euro).

Attenendosi semplicemente ai risultati, Carletto da Reggiolo ha vinto praticamente tutto. Eppure, la sua carriera non è stata sempre in discesa… E ancora, due volumi interessanti su due ex grandi protagonisti della Juventus: “Andrea Pirlo: penso quindi gioco” (Mondadori, 140 pagine, 10 euro) e “Metodo Conte” (Vallardi, 192 pagine, 9.90 euro), entrambi scritti dall’ottimo Alciato.

Se vuoi provarci fallo fino in fondo” (Rizzoli, 272 pagine, 17 euro) è invece il titolo del libro dedicato dal giornalista Malcom Pagani a mister Claudio Ranieri e al suo Leicester. Dai campetti di Testaccio all’incredibile impresa della vittoria nella Premier League, il racconto di un uomo che ha avverato il sogno di Davide contro Golia. Una lunga, intesa storia, come quella scritta a quattro mani da Marco Tardelli e da sua figlia Sara: “Tutto o niente” (Mondadori, 18 euro, 168 pagine). A distanza di oltre trent’anni dall’urlo di Madrid, Tardelli racconta di una passione totalizzante come il primo amore, che nessuna difficoltà è mai riuscita a fermare: il calcio.

Bonus track: l’ultimo consiglio che vogliamo dare riguarda “Johan Cruyff – La mia Rivoluzione”, l’autobiografia del fenomeno olandese che ci spiega la sua visione del calcio, ma soprattutto della vita.

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