Gianluca Manoli rimarrà negli annali per aver realizzato il primo centone dello snooker Italiano. Un traguardo storico agognato un po’ da tutti gli azzurri che abbiano mai saggiato il panno verde. Semifinalista messinese dell’ultima edizione dei campionati italiani, si sta preparando per la sua seconda trasferta europea a Cipro in programma dal 12 marzo al 19 marzo.

IGP17ITW02F

Da dove nasce la tua passione per lo snooker e chi ha accompagnato il tuo percorso di crescita sportiva?

Iniziai a giocare sui vecchi biliardi da birilli con le buche strette al gioco dell’8-15, che dalle mie parti viene chiamato Shanghai, all’età di 14 anni, ma senza poter partecipare ad alcuna gara in quanto non esisteva una federazione. Iniziai a vedere lo snooker in TV circa 8 anni fa e poi riuscii a convincere Guerrera, Master di 5 birilli e titolare dell’omonima accademia a Messina, a piazzare 2 tavoli regolamentari Riley. Gli dissi che avrei mosso le acque insieme ad altri 4-5, alcuni poi hanno mollato finché siamo rimasti in due e la motivazione è scesa a picco. Ho smesso per un periodo, e poi ho ripreso con Caperna alla MBM di Roma, dopo essermi trasferito nella capitale 5 anni fa. Poi, nei miei viaggi di ritorno a casa, è nata l’amicizia con il giovane e talentuoso Maisano.

A Roma ti sei consacrato uno dei migliori giocatori a livello Italiano, come hai raggiunto questo status?

Giocavo molto con Andrea Bendinelli, uno dei primi ad andare in Inghilterra a imparare e a fare break sopra 50. Ora non gioca più a snooker, ma dalle nostre parti è stato uno dei pionieri, anche nell’epoca in cui i pochi appassionati erano rintanati in qualche blog. Mi alleno al club 70 un paio di volte a settimana per 2 o 3 ore, ma sto intensificando in vista degli europei. Prendo le Routine da un sito che ha materiale dal medio livello in su, poi compilo e studio i miglioramenti. Mi concentro molto sulla serie finale dei colori: provo a farla almeno 5 volte di fila e recentemente sono arrivato a 10. Di solito non impazzisco troppo dietro a un singolo esercizio e se non lo risolvo in 10 minuti cambio. Ultimamente ho studiato anche l’apertura del cluster, dalla nera o dalla blu per poi ripulire il tavolo. Credo che la “pink cross” sia la più difficile in cui mi sto cimentando. Per governare il tavolo alleno il passaggio blu-gialla e blu-rosa per iniziare e chiudere i colori: la combinazione fra effetto, colpo e misura è fondamentale per portare a casa frame combattuti alla prima occasione.

IGP17ITW02A

Non ti è ancora riuscito un acuto ai campionati nazionali. Come giudichi le tue prestazioni nella massima competizione?

Al primo nazionale del 2015 ero fuori forma e oltretutto ero impostato ancora un po’ troppo da pool. Mi muovevo, non facevo back pause. Talento, punto palla e mira li avevo, ma avevo bisogno di più disciplina tecnica dato che non riuscivo a migliorare. Sapevo che con la nuova impostazione sarebbe arrivato un calo di prestazioni, ma ho insistito e nell’ultimo anno sono risalito e i risultati sono arrivati e ho molta più sicurezza. Nel 2016 ho raggiunto la semifinale, ma ho giocata molto male. Rivara è stato molto bravo e il momento chiave è stato alla nera di spareggio nel terzo frame: ho scelto il raddoppio per non lasciargli il traversino e lui ha comunque imbucato a tutto biliardo per il 3-0. Non trovavo la linea di tiro, forse stanco dal match della sera prima con Giuseppe De Franceschi. Avevo finito alle 2, per l’adrenalina mi sono addormentato alle 5-6 e poi partita di nuovo alle 9. Rivara lo temevo un po’ già dai turni precedenti, pensavo che superato quello scoglio avrei potuto vincere anche la finale.

Veniamo ora alla tua grande impresa, com’è la transizione da dilettante a centurione?

Ho coronato un sogno perché era un traguardo lontano. Ero arrivato a 97, anni fa, ma poi ho sbagliato la gialla per andare a 99 in favore di un piazzamento sulla verde. Pensavo che avrei avuto molto difficilmente un’ altra simile occasione. La chiave è stata non pensarci. Il ricordo con Paolo è ancora nitido: mi sono accorto di aver finito le 14 rosse che c’erano, ho sistemato l’ultimo cluster e poi i colori fino a forzare la blu per andare a prendere la rosa a sponda, ma sapevo di aver già superato il 100. Il momento critico è arrivato sugli 80, mi sono accorto del traguardo con poche rosse e i tiri obbligati. Ho fatto 2 giri intorno al tavolo prendendo grossi respiri. Ripetevo a me stesso di fare quello che sapevo fare, i tiri davanti non erano difficili in sé. Ora ragiono diversamente, anche sopra i 50 sono molto più sicuro. Alla mia età senza scuola adeguata è difficile migliorare e per sfornare break di qualità con costanza servono un coach e molto allenamento. Aver tagliato questo traguardo con le mie forze è incoraggiante ma consiglio ai neofiti di rivolgersi da subito ad una accademia con coach qualificati. Consideravo il layout da centone come un allineamento di pianeti, lo vedevo distante e pensavo sarebbe stata l’occasione della vita.

Ora testa agli europei. L’anno scorso ti sei fatto valere ma è mancata la qualificazione, come l’hai vissuta?

L’Anno scorso sono partito senza aspettative, il livello era molto alto ma pensavo di poter vincere qualcosa se avessi mostrato il mio gioco. L’olandese ad esempio era fortissimo ma debole al centro. A un certo punto lasciavo volontariamente bilie al centro e lui da attaccante non si tirava indietro. Ne avrà sbagliate 7 in 4 frame e dal 2-0 ho recuperato fino alla nera decisiva. Da lì ho realizzato di poter superare i gironi, mi sono spaventato pensando di avere qualcosa da perdere e mi sono irrigidito. Alla fine è passato proprio l’olandese che comunque aveva un best sopra i 140. L’Irlandese invece era fuori portata, la scuola anglosassone si vedeva subito per la tattica unita al resto. Recentemente a Rankweil ho ricevuto i complimenti di Alexander Ursenbacher per un 1-3 in cui abbiamo giocato alla pari. Quest’anno cercherò di passare il girone, voglio giocare con tutti tenendo la testa leggera.

Dopo questa nuova dimensione che il centone ti ha dato anche in termini di fiducia, quali sono le tue ambizioni?

Il primo obiettivo è vincere il Campionato Nazionale, 2 anni fa sono arrivato scarico e sono uscito arrabbiato, l’anno scorso pensavo di potercela fare e ci sono andato vicino. Il titolo nazionale, come prestigio, per me è a pari livello con il centone, anche se in realtà vedevo più tangibile il titolo. Il centone che invece aleggiava da tempo, sarebbe potuto arrivare anche fra 5 anni o mai, ho solo avuto fiducia.

Sui social si notano le tue amicizie di rilievo tramite lo snooker: regalaci un aneddoto per concludere.

Lo snooker ha un pubblico davvero eterogeneo ed i profili di altri sportivi attirati dalla precisione e difficoltà del gioco sono ben presenti. Negli ultimi tempi ho avuto la fortuna di conoscere Stephan El Shaarawy, talmente appassionato da aver preso un tavolo regolamentare per casa. Spesso sono invitato a giocare con lui e devo dire che il suo talento motorio e la coordinazione si notano anche sul tavolo verde. Per ora riesco a spuntarla ma spero proprio che non mi chieda mai la rivincita con un pallone ai piedi …

 

 

Close