Dalla musica del panorama Sanremese, da sempre a rappresentare il nazional popolare (e non solo), torna prepotente l’ode alla vita, ‘benedetta’ per dirlo con le parole di Fiorella Mannoia. Non mancano le risposte, ironiche e divertenti nel testo di Occidentali’s Karma, di Francesco Gabbani, il vincitore, che si insinuano tra i perché di ogni giorno.
Mancanze di  tempo, la ricerca dello stesso e non averne mai a sufficienza, sembra un ritornello del quotidiano di ognuno, diventato ‘termometro’ di una condizione sociale.
La nostra, di questi ultimi anni, tutta italiana.

Siamo disponibili a guardare le novità di vestiti e tendenze, poco importa se saranno scomode o deleterie per la nostra salute.
Siamo pronti a perdere il de minimis della civilizzazione intesa come rispetto alla minima opposizione in vista.
Obsoleta è la parola, attesa,  posizionata al primo posto insieme alla frenetica ossessione di correre. Dove, perché? Non c’è risposta che tenga, tutto è diventato ‘urgenza’.

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Il qui e ora, regna sovrano dentro una ‘scatola di 24 ore’ che dovrebbe poter contenere spazi per respiri lunghi, concentrazione, ascolto, attesa e tra parentesi la parola ‘desiderare’.
Non c’è più tempo per desiderare un nuovo frutto da assaporare nella giusta stagione, né il tempo per lasciar maturare un sogno, una aspettativa, un amore, il raggiungere un luogo, il tempo del mare, della montagna, del sole.

L’apparenza dell’apparire, sopra una giacca, un abito con dentro un corpo che via via scompare divenendo copia dello scheletro lasciato negli armadi.
Vale anche per il sovrappeso e le giacche resistenti ai gradi sottozero, il risultato finale non cambia.

Ce le cantano e ce le suonano, scegliendo accuratamente testi.
I musicisti colgono l’attimo e le quantità perdute di sensazioni, emozioni e dolori sparsi. Provano a modo loro a restituirci la concentrazione necessaria affinché tra un ritornello orecchiabile e l’altro ci si possa ‘fermare’ per lasciar entrare qualche domanda da rivolgerci allo specchio.

Tenco, De Andrè, Battisti, Pino Daniele, Dalla, Dalida, Mina,Vanoni e poi i nuovi cantautori, gli artisti stranieri, quelli che gli adolescenti amano tradurre, Bob Dylan con il suo eterno “Blowing in the wind” e moltissime altre hanno avuto un senso. Rappresentare stati d’animo, dove cullarsi e riconoscersi, ballare freneticamente per smaltire adrenalina in circolo, abbracciarsi dentro le note di musica in grado di rapirci.

Una cura, avremmo bisogno di una cura. Non lasciarsi portare via, senza uno scopo, una ragione o un motivo troppo sbiadito. Prenderci il tempo delle pellicole nelle camere oscure di lasciar fuori uscire i colori.
Questo tempo bianco e nero, troppo astratto ha bisogno di un libro, di riposo, di noia, di approfondire un sogno, di raggiungere a piccoli passi un desiderio. Corriamo, sì. Corriamo il rischio di non sapere cos’è un traguardo se non abbiamo il tempo di ‘assaggiarlo’ per la smania di passare velocemente a quello che sembra il successivo.

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Siamo davvero ‘scimmie nude pronte a rialzarci’..come scrive Desmond Morris e canta Gabbani? Occidentali ‘senza peli sulla pelle’ e speriamo senza, anche sulla lingua, nel senso di ribellarci finalmente per qualcosa che valga.

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