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Calcio

Cataldi Gate: una gratuita mancanza di rispetto

Lorenzo De Vidovich

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E’ la notizia successiva alla Pasquetta, e ripresenta un tema caldo per le frange più accese di tifosi, e freddo agli occhi del calcio moderno. Danilo Cataldi, ventiduenne in prestito secco al Genoa, di proprietà della Lazio, è stato accusato dai tifosi biancocelesti, in particolare dalla Curva Nord, di qualcosa che forse è difficile definire: oltraggio alla lazialità? Mancanza di rispetto per la squadra che l’ha cresciuto e che tifa? In ogni caso, la frase è eloquente: «per te alla Lazio non c’è più posto», come riporta cittàceleste.it. Il fatto incriminato? L’esultanza del giovane Cataldi al gol del vantaggio del Genoa, il momentaneo 2-1 siglato da Goran Pandev, altro ex di giornata, che a Roma non ha lasciato un bel ricordo, dopo aver indossato per tanti anni la maglia della Lazio. Il Comunicato della Curva Nord è diretto e conciso: «complimenti per il tuo fantastico atteggiamento tenuto da te e dalla tua futura moglie al gol di un giocatore che ci infanga e ci disprezza da anni. Riteniamo che sia un insulto alla Lazio e ai suoi tifosi, da una persona, come te, che si è sempre dichiarata laziale. Ti auguriamo una lunga permanenza a Genova perché ora, nella Lazio, per uno come te non c’è più posto. Arrivederci e grazie!».

 Cataldi ha subito lasciato a Instagram la sua risposta, raccontando di come la Lazio non sarà mai una squadra qualunque, di come l’abbia fatto diventare uomo da bambino e poi professionista, e di come la sua testa oggi debba – legittimamente – pensare al Genoa, la squadra per cui gioca.

 

La Lazio per me non è e non sarà mai un semplice club. È una famiglia, una casa nel mio cuore in cui sono entrato quando avevo 12 anni. E non dimenticheró mai ogni momento vissuto con il biancoceleste addosso e con l’aquila sul petto. Grazie alla Lazio, da bambino sono diventato uomo. E soprattutto professionista. La carriera di un calciatore è anche questo, sono orgoglioso dell’opportunità di giocare nel Genoa che ha creduto in me, di proseguire il mio percorso di crescita in una società così importante. Oggi, Cataldi dà l’anima per il Genoa come ha sempre fatto e se ci sara la possibilita continuera a fare per la Lazio.Senza voler mancare di rispetto a nessuno sia da parte mia che della mia futura moglie,che come giusto che sia,tifa e tiferà sempre la maglia che indosso. Questo è il mio percorso, con la testa al Genoa; come da sempre e per sempre grato e legato ai colori biancocelesti. Un abbraccio a tutti! Danilo

Un post condiviso da Danilo Cataldi ✔️ (@danilocat32) in data:


La reazione laziale al post di Instagram, è altalenante: si va dai commenti di stima e comprensione agli svariati mercenario, «per te la maglia si indossa, per noi è qualcosa di più», «chi ama non tradisce…buona fortuna a Genova». Il tutto, per un’esultanza che ha fatto discutere, in un match terminato col punteggio più giusto, in parità. Il giovane Danilo finisce così in un vortice che lo sobbalza da una parte e dall’altra, ben descritto dal suo agente: «i tifosi del Genoa accusano Cataldi di pensare troppo alla Lazio. I tifosi biancocelesti gli augurano di rimanere a Genova perché feriti da un’esultanza col Grifone. La realtà è che Cataldi è un vero professionista nonostante abbia solo 22 anni». Il commento prosegue con quelli che sono già i numeri del centrocampista (ottimo impatto con l’Under 21, tra i più giovani capitani della Lazio), e le difficoltà del momento. Giocare in questo Genoa, in declino da gennaio, non è facile per nessuno. Richiedono invece pochi commenti quelli che riguardano la co-esultanza della futura moglie assieme a Danilo, dopo il gol di Pandev. Insomma, la questione è a parere di chi scrive talmente di lana caprina, che non trova spazio per un contraddittorio. Un’esultanza ad un gol, resta un’esultanza, a maggior ragione se il ragazzo incriminato non è l’autore della rete. L’usanza di non esultare con una ex, è praticata da molti, e chi decide di lasciarsi andare dalla foga post-gol, solitamente ha buoni motivi per farlo, motivati da attriti o ruggine rimasti sedimentati nel cambio di casacca. Il resto, sono sottigliezze che riguardano il comportamento del singolo giocatore – che può essere una testa calda o un onesto working class hero – o di un’intera tifoseria, che può essere amichevole, ostile, puntigliosa ed esigente, pur restando il motore del supporto ai giocatori in campo. In questo caso però, la Curva Nord è forse andata un po’ oltre le righe, chiudendo le porte in faccia ad un giocatore che, carte alla mano, è ancora di proprietà della Lazio. Da un lato, è eccessivo sostenere che i tifosi gestiscono la società, come molti presidenti spesso amano sostenere, dall’altro lato, è difficile prendere le difese dei supporters biancocelesti, davanti ad un fatto che, nell’economia del rapporto tra Cataldi e Lazio, e anche tra le due squadre, Genoa e Lazio, non ha nessuna ricaduta. Inoltre, le immagini degli highlights, estratti dal canale YouTube ufficiale della Serie A, rischiano di dare torto ai tifosi della Lazio, stando al fulmineo frammento a disposizione.

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Danilo Cataldi serve sulla fascia destra Lazovic, che poi effettua il cross sul secondo palo, dove arriva la zuccata vincente di Pandev. Al momento del gol, Cataldi è l’unico giocatore che si trova al centro dell’area di rigore. Le immagini non lo ritraggono spasmodicamente festoso a rincorrere Pandev, anzi. La prima reazione è pacata, semplice, quasi a dimostrare da un lato il malessere per il momento difficile al Genoa, dove fatica a trovare spazi, e dall’altro lato una fede laziale troppo forte. In seguito (le immagini non lo mostrano), il giocatore andrà ad abbracciare l’autore del gol, ma questo fa parte dello spirito di squadra. Il Genoa ha sfiorato la vittoria; una vittoria arrivata in una sola occasione durante il girone di ritorno. Cataldi sino a fine campionato è un giocatore del Genoa, in prestito secco. Astenersi dall’esultare un gol, il primo di Pandev in maglia rossoblù, per far fede alla sua lazialità? Non fa parte di questo sport.

 

 

 

 

 

 

 

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Koulibaly, una rincorsa lunga una telefonata

Ettore zanca

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C’è chi dice che il treno delle occasioni passa una volta sola. E se non siamo bravi a prenderlo, la nostra vita non avrà la direzione che speravamo. Ogni scelta è un viale alberato o una discarica a seconda della scelta precedente. E invece c’è chi dice che a dispetto di futuro e coniugazioni varie, il nostro destino è segnato e va contro il nostro sbattergli la porta in faccia.

Oddio, il signore qui sotto il destino lo ha proprio sfidato, rischiando che fosse pure permaloso. Più che la porta in faccia, gli ha sbattuto il telefono in faccia.
Quel viso in foto, da ieri lo avete tutti familiare. Kalidou Koulibaly, senegalese, difensore del Napoli di Sarri. Angelo d’ebano sceso dal cielo ad incornare la palla che ha riaperto una stagione. All’ultimo respiro ha trafitto la Juve in casa sua, riaprendo i giochi per lo scudetto e creando paradisi artificiali di prostrazione e gioia orgasmica a seconda della prospettiva.

Ma fermiamo un attimo tutto. Come ci è arrivato Kalidou su quella palla? Su calcio d’angolo, direte voi. No, non dicevo quello, perchè per arrivare lì, il ragazzo è partito da lontano e ha rischiato di non arrivare. La sua rincorsa parte dal 2014. Si trova a casa e riceve una telefonata. Dall’altro lato una voce dice: “pronto, sono Rafa Benitez, allenatore del Napoli, vorrei sapere se sei interessato a venire a giocare da noi”, la risposta è di quelle che lascerebbero interdetto anche un maestro zen: “piantala con questi scherzi, dai vieni a casa che ti aspetto, smettila, non ci casca nessuno”, e Kalidou, sorridendo, mette giù. La voce richiama, riproponendo lo stesso refrain, dice di essere davvero Benitez e di allenare il Napoli, ma niente, nuovamente “smettila dai, non è bello questo scherzo”, e giù la cornetta.

Kalidou era convinto che a chiamarlo fosse un suo amico che gli faceva continuamente scherzi telefonici, aveva chiuso e si era rimesso seduto a guardare la tv. Dopo cinque minuti riceve un messaggio del suo agente: “sta per chiamarti Benitez, deve parlarti, rispondi al telefono”. A quel punto la disperazione, che dura poco per fortuna, perchè Benitez dimostra che “poscia più che la permalosità, potè insistere” parafrasando Dante. E ritelefona. Stavolta Kalidou si scusa quasi in ginocchio e ascolta l’allenatore del Napoli. Ecco da dove arriva tutta la rincorsa per quel gol. Capite bene che dare un colpo di testa dopo questo correre non poteva che essere una sassata. Ma Kalidou è recidivo però.

 

Qualche tempo dopo un magazziniere del Napoli lo avvicina e gli dice: “Kalidou, mi dai una tua maglia? me l’ha chiesta Maradona”, capirai, stavolta è uno scherzo davvero, Kalidou è generoso però, per cui prende la maglia ma ammonisce: “se volevi la mia maglia potevi chiederla senza tante scuse, poi addirittura che la voglia Maradona, dai…”, appunto, dai. Qualche giorno dopo Kalidou riceve un messaggio, contiene una foto. Diego Maradona con la maglia di Koulibaly, Diego gli ha scritto e lo ringrazia per il dono.

Vai a fidarti di chi dice che siamo artefici del nostro destino. Qui il destino è arrivato sfondando la porta e entrando di prepotenza. Più o meno come ha fatto Kalidou dopo una corsa, con quella sassata di testa nella porta bianconera. Veniva da lontano, nonostante tutto.

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JAKO & IoGiocoPulito: Una partnership per riscoprire i valori ed il sogno sportivo

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Un’azienda importante come JAKO ha scelto anche IoGiocoPulito.it come strumento di comunicazione e partner editoriale per riportare sul mercato italiano un rinnovato messaggio che abbia lo scopo di veicolare l’educazione e la cultura sportiva.

Lo Sport, qualsiasi esso sia, e a qualunque livello venga praticato, non è solo questione di allenamento e abnegazione. Nel futuro delle discipline un ruolo sempre più centrale per l’ottenimento delle performance desiderate viene ricoperto dai materiali utilizzati, dalle tecniche di prevenzione, dalle tecniche di educazione e dalle tecnologie e le scienze connesse.

JAKO è un brand di abbigliamento e non possiamo negare che il fattore determinante per una prestazione di alto livello è spesso rappresentato dall’equipaggiamento dell’atleta;  la seconda pelle con cui uno sportivo deve potersi sentire a proprio agio, supportato dall’utilizzo di uno strumento in grado di migliorare il proprio benessere fisico e quindi anche mentale. Jako, società leader nel mercato tedesco (il suo know how d’eccellenza l’ha portata ad essere uno dei marchi più riconosciuti e apprezzati per quel che riguarda lo Sportswear e il Teamwear in Germania) è tutto questo, ma non solo.

Pronta a sbarcare anche nel mercato italiano, ha il grande merito di non voler puntare ad una comunicazione puramente commerciale o di prodotto, ma di voler in primis favorire la diffusione di quegli stessi principi educativi e tecnici che hanno permesso al calcio teutonico di divenire il primo movimento Europeo per quanto riguarda l’innovazione, la cultura e l’educazione allo sport come strumento di crescita.

“Il nostro obiettivo  è quello di poter dare alle scuole calcio, alle realtà associative di altri sport e discipline, strumenti e contenuti con cui informarsi per formare attraverso i giovani e giovanissimi i campioni del futuro dell’Italia”. Matteo Di Medio – Resp. Redazione IoGiocoPulito.

Non è un caso se JAKO è partner tecnico in Bundesliga di squadre del calibro del Bayer Leverkusen, Hannover 96 e Darmstadt le quali hanno scelto i prodotti dell’azienda tedesca per vestire le proprie squadre.  E non è un caso neanche se, grazie alla propria politica educativa, è leader in Germania anche nel Teamwear cioè nella fornitura di abbigliamento tecnico per l’attività sportiva di squadre, scuole e associazioni.

“Per noi di IoGiocoPulito questa è una grande opportunità per potenziare il lavoro che da anni portiamo avanti con dedizione e perseveranza. Con l’obiettivo di essere sempre trasparenti e puntuali sugli argomenti trattati. JAKO ci da oggi l’occasione di riportare ai nostri lettori qualcosa che nel giornalismo sportivo e nella comunicazione sportiva sembra essere perso in un limbo: il sogno di essere campioni, anche se per pochi minuti, compiendo un gesto atletico, un’impresa personale o collettiva. E noi non tradiremo né la loro, né la Vostra fiducia, quella di più di un milione di lettori.”

Giorgio Mottironi – Resp. Marketing & Sales IoGiocoPulito.

JAKO dunque supporterà l’attività giornalistica di IoGiocoPulito al fine di produrre contenuti che possano rappresentare un valore unico per i nostri lettori e che siano in linea con la nostra mission e con la loro. Avremo l’opportunità di lanciare nuove rubriche, portare i nostri giornalisti a contatto con tutte le realtà eccellenti del nostro panorama calcistico ed internazionale (personaggi e squadre), parlare di tecnica, educazione, dunque per dare maggiore consapevolezza ad appassionati, praticanti ed aspiranti professionisti di quale deve essere un cammino di formazione e crescita nel mondo dello SPORT.

 

JAKO è un’azienda altamente tecnologia, e la sua innovazione si riscontra non solo nel prodotto finale ma anche nella gestione dell’azienda e dei processi, oltre che delle proprie risorse. I vantaggi competitivi che ha raggiunto grazie all’uso di robotizzazione di ultima generazione li investe completamente nella sua mission sociale e nel miglioramento del servizio e nel  trattamento di dipendenti e fornitori.

Oltre alla qualità indiscutibile del prodotto, il servizio al top, la profondità dell’assortimento, la disponibilità dei prodotti 365/24, consegna dei prodotti velocissima, e una professionalità di alto livello sono i segni distintivi e il focus del marchio. 300 articoli e 30.00 varianti colore sono una gamma di prodotti in grado di poter soddisfare le esigenze di uomini, donne e bambini che praticano calcio, running, basket, volley, palestra, tennis, oltre a molti prodotti per il tempo libero.

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Giornata Mondiale del Libro: 10+1 opere sul calcio che devi leggere

Canorro

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A partire dal 1996 il 23 aprile si celebra la Giornata Mondiale del Libro, un’occasione per incentivare la lettura e la riscoperta della carta stampata per le nuove generazioni, specie in un periodo come questo in cui il digitale è entrato prepotentemente nelle nostre vita, mettendo da parte l’esperienza di lettura che solo un libro può regalarci.

Ecco Dieci libri dieci (il numero per eccellenza di ogni fantasista che si rispetti) che negli anni sono diventati indispensabili per coloro che vogliono avere una libreria dedicata al calcio.

Partiamo con un evergreen, la biografia di Zlatan Ibrahimovic edita da Rizzoli (396 pagine, 5.90 euro), scritta dal campione svedese con il giornalista David Lagercrantz. “Io, Ibra”, questo il titolo del volume, contiene centinaia di aneddoti legati a luoghi e personaggi da scoprire. Partendo dall’infanzia, Ibrahimovic racconta i suoi numeri fuori e dentro il campo, gioie e follie di una vita sopra le righe. Interessanti, poi, due biografie dedicate ai fuoriclasse simbolo del Barcellona e del Real Madrid: “Pulce, la vita di Lionel Messi” (736 pagine, 17.90 euro) e “CR7” (406 pagine, 19.99 euro), edite da Piemme e scritte entrambe da Guillem Balague, giornalista spagnolo che collabora con varie tv e quotidiani sportivi. Nei libri si esalta il talento dei fuoriclasse, ma anche il loro cuore e una “testa” fuori dal comune.

Per gli appassionati di Premier League, particolarmente sfiziosa è la storia di sir Alex Ferguson narrata nel volume “La mia vita” (Bompiani, 464 pagine, 15 euro); il più grande mister nella storia del calcio inglese – ha allenato giocatori di livello assoluto come Roy Keane, Ryan Giggs, Eric Cantona, Cristiano Ronaldo e David Beckham, solo per citarne alcuni – si racconta per la prima volta. Ed è lo stesso Ferguson a curare la prefazione di “Pep Guardiola, un altro modo di vincere” (Libreria della Sport, 352 pagine, 17.90 euro), la biografia dedicata ad uno degli allenatori più carismatici e vincenti del mondo. Un racconto, anche qui scritto da Balague, che va in profondità nel tratteggiare l’attuale mister del Manchester City. Lo stesso principio di approfondimento (non banale) ha ispirato Carlo Ancelotti che, insieme al giornalista Alessandro Alciato, ha scritto l’autobiografia “Preferisco la coppa” (Rizzoli, 266 pagine, 5.90 euro).

Attenendosi semplicemente ai risultati, Carletto da Reggiolo ha vinto praticamente tutto. Eppure, la sua carriera non è stata sempre in discesa… E ancora, due volumi interessanti su due ex grandi protagonisti della Juventus: “Andrea Pirlo: penso quindi gioco” (Mondadori, 140 pagine, 10 euro) e “Metodo Conte” (Vallardi, 192 pagine, 9.90 euro), entrambi scritti dall’ottimo Alciato.

Se vuoi provarci fallo fino in fondo” (Rizzoli, 272 pagine, 17 euro) è invece il titolo del libro dedicato dal giornalista Malcom Pagani a mister Claudio Ranieri e al suo Leicester. Dai campetti di Testaccio all’incredibile impresa della vittoria nella Premier League, il racconto di un uomo che ha avverato il sogno di Davide contro Golia. Una lunga, intesa storia, come quella scritta a quattro mani da Marco Tardelli e da sua figlia Sara: “Tutto o niente” (Mondadori, 18 euro, 168 pagine). A distanza di oltre trent’anni dall’urlo di Madrid, Tardelli racconta di una passione totalizzante come il primo amore, che nessuna difficoltà è mai riuscita a fermare: il calcio.

Bonus track: l’ultimo consiglio che vogliamo dare riguarda “Johan Cruyff – La mia Rivoluzione”, l’autobiografia del fenomeno olandese che ci spiega la sua visione del calcio, ma soprattutto della vita.

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