E’ la notizia successiva alla Pasquetta, e ripresenta un tema caldo per le frange più accese di tifosi, e freddo agli occhi del calcio moderno. Danilo Cataldi, ventiduenne in prestito secco al Genoa, di proprietà della Lazio, è stato accusato dai tifosi biancocelesti, in particolare dalla Curva Nord, di qualcosa che forse è difficile definire: oltraggio alla lazialità? Mancanza di rispetto per la squadra che l’ha cresciuto e che tifa? In ogni caso, la frase è eloquente: «per te alla Lazio non c’è più posto», come riporta cittàceleste.it. Il fatto incriminato? L’esultanza del giovane Cataldi al gol del vantaggio del Genoa, il momentaneo 2-1 siglato da Goran Pandev, altro ex di giornata, che a Roma non ha lasciato un bel ricordo, dopo aver indossato per tanti anni la maglia della Lazio. Il Comunicato della Curva Nord è diretto e conciso: «complimenti per il tuo fantastico atteggiamento tenuto da te e dalla tua futura moglie al gol di un giocatore che ci infanga e ci disprezza da anni. Riteniamo che sia un insulto alla Lazio e ai suoi tifosi, da una persona, come te, che si è sempre dichiarata laziale. Ti auguriamo una lunga permanenza a Genova perché ora, nella Lazio, per uno come te non c’è più posto. Arrivederci e grazie!».

 Cataldi ha subito lasciato a Instagram la sua risposta, raccontando di come la Lazio non sarà mai una squadra qualunque, di come l’abbia fatto diventare uomo da bambino e poi professionista, e di come la sua testa oggi debba – legittimamente – pensare al Genoa, la squadra per cui gioca.

 

La Lazio per me non è e non sarà mai un semplice club. È una famiglia, una casa nel mio cuore in cui sono entrato quando avevo 12 anni. E non dimenticheró mai ogni momento vissuto con il biancoceleste addosso e con l’aquila sul petto. Grazie alla Lazio, da bambino sono diventato uomo. E soprattutto professionista. La carriera di un calciatore è anche questo, sono orgoglioso dell’opportunità di giocare nel Genoa che ha creduto in me, di proseguire il mio percorso di crescita in una società così importante. Oggi, Cataldi dà l’anima per il Genoa come ha sempre fatto e se ci sara la possibilita continuera a fare per la Lazio.Senza voler mancare di rispetto a nessuno sia da parte mia che della mia futura moglie,che come giusto che sia,tifa e tiferà sempre la maglia che indosso. Questo è il mio percorso, con la testa al Genoa; come da sempre e per sempre grato e legato ai colori biancocelesti. Un abbraccio a tutti! Danilo

Un post condiviso da Danilo Cataldi ✔️ (@danilocat32) in data:


La reazione laziale al post di Instagram, è altalenante: si va dai commenti di stima e comprensione agli svariati mercenario, «per te la maglia si indossa, per noi è qualcosa di più», «chi ama non tradisce…buona fortuna a Genova». Il tutto, per un’esultanza che ha fatto discutere, in un match terminato col punteggio più giusto, in parità. Il giovane Danilo finisce così in un vortice che lo sobbalza da una parte e dall’altra, ben descritto dal suo agente: «i tifosi del Genoa accusano Cataldi di pensare troppo alla Lazio. I tifosi biancocelesti gli augurano di rimanere a Genova perché feriti da un’esultanza col Grifone. La realtà è che Cataldi è un vero professionista nonostante abbia solo 22 anni». Il commento prosegue con quelli che sono già i numeri del centrocampista (ottimo impatto con l’Under 21, tra i più giovani capitani della Lazio), e le difficoltà del momento. Giocare in questo Genoa, in declino da gennaio, non è facile per nessuno. Richiedono invece pochi commenti quelli che riguardano la co-esultanza della futura moglie assieme a Danilo, dopo il gol di Pandev. Insomma, la questione è a parere di chi scrive talmente di lana caprina, che non trova spazio per un contraddittorio. Un’esultanza ad un gol, resta un’esultanza, a maggior ragione se il ragazzo incriminato non è l’autore della rete. L’usanza di non esultare con una ex, è praticata da molti, e chi decide di lasciarsi andare dalla foga post-gol, solitamente ha buoni motivi per farlo, motivati da attriti o ruggine rimasti sedimentati nel cambio di casacca. Il resto, sono sottigliezze che riguardano il comportamento del singolo giocatore – che può essere una testa calda o un onesto working class hero – o di un’intera tifoseria, che può essere amichevole, ostile, puntigliosa ed esigente, pur restando il motore del supporto ai giocatori in campo. In questo caso però, la Curva Nord è forse andata un po’ oltre le righe, chiudendo le porte in faccia ad un giocatore che, carte alla mano, è ancora di proprietà della Lazio. Da un lato, è eccessivo sostenere che i tifosi gestiscono la società, come molti presidenti spesso amano sostenere, dall’altro lato, è difficile prendere le difese dei supporters biancocelesti, davanti ad un fatto che, nell’economia del rapporto tra Cataldi e Lazio, e anche tra le due squadre, Genoa e Lazio, non ha nessuna ricaduta. Inoltre, le immagini degli highlights, estratti dal canale YouTube ufficiale della Serie A, rischiano di dare torto ai tifosi della Lazio, stando al fulmineo frammento a disposizione.

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Danilo Cataldi serve sulla fascia destra Lazovic, che poi effettua il cross sul secondo palo, dove arriva la zuccata vincente di Pandev. Al momento del gol, Cataldi è l’unico giocatore che si trova al centro dell’area di rigore. Le immagini non lo ritraggono spasmodicamente festoso a rincorrere Pandev, anzi. La prima reazione è pacata, semplice, quasi a dimostrare da un lato il malessere per il momento difficile al Genoa, dove fatica a trovare spazi, e dall’altro lato una fede laziale troppo forte. In seguito (le immagini non lo mostrano), il giocatore andrà ad abbracciare l’autore del gol, ma questo fa parte dello spirito di squadra. Il Genoa ha sfiorato la vittoria; una vittoria arrivata in una sola occasione durante il girone di ritorno. Cataldi sino a fine campionato è un giocatore del Genoa, in prestito secco. Astenersi dall’esultare un gol, il primo di Pandev in maglia rossoblù, per far fede alla sua lazialità? Non fa parte di questo sport.