Diceva il giornalista Franco Rossi, che dopo Fidel Castro, Franco Carraro è stato una delle persone rimaste al potere per più tempo. Nello sport come nella politica. Giovanissimo presidente della Federazione Sci Nautico, poi numero uno del Milan, ancora presidente della Figc e del CONI e di nuovo della FIGC fino all’inchiesta di “Calciopoli”.

In politica, democristiano prima socialista poi, ministro del Turismo e sindaco di Roma. Oggi è un senatore di Forza Italia. Le sue carriere, nello sport come nella politica, sono sempre state interrotte dalle inchieste giudiziarie: Mani Pulite prima, Calciopoli poi. Che però riguarderanno gli altri, perché lui, che sarà comunque costretto alle dimissioni, dalle inchieste uscirà sempre indenne. Come nel 2006 quando l’indagine a suo carico della Procura di Napoli, si concluderà con un nulla di fatto. Possibile che Carraro non sapesse nulla di quello che stava succedendo? Se lo domandarono in molti. “Ha fatto il palo” scriverà il sito di Beppe Grillo nel 2006. Ma saranno soltanto sospetti, illazioni, perché alla fine Franco Carraro ne uscirà pulito.

E anche del “Grande Scandalo” che travolse il mondo del calcio nel 2006 l’ex presidente della FIGC è tornato a parlare nel corso di un’intervista concessa al quotidiano Libero, pubblicata lunedì. “Fu giusto togliere gli scudetti alla Juve, sbagliato fu assegnarli all’Inter” . Se la Vecchia Signora, oltre gli scudetti tolti, finirà addirittura in serie B, l’Inter verrà soltanto sfiorata dall’inchiesta ma in ambito sportivo. Nel 2011 l’allora Procuratore federale Palazzi, riconoscendo “l’improcedibilità delle situazioni” per intervenuta prescrizione dei reati, parlerà di “illecito sportivo” anche per quanto riguarda l’Inter, in relazione ai comportamenti tenuti dall’allora presidente Giacinto Facchetti, deceduto nel settembre del 2006. Nei confronti del quale per ovvi motivi, non verrà aperta alcun indagine. Ma per Carraro, come dichiarato sul giornale di Vittorio Feltri, l’assegnazione degli scudetti è stata piuttosto “un eccesso di zelo, perché non esiste che uno scudetto vada assegnato a tavolino”.


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