Gaucci, ti ricordi la Prinz nel calcio maschile? A Tijuana ce l’hanno fatta.

Anno 2000: nel nuovo statuto della Figc azzurra viene esplicitamente riconosciuto il calcio femminile si pongono ufficialmente le basi per una autonomia del calcio femminile all’interno della federazione. Anno 2003: a Perugia, il vulcanico presidente del Grifone Luciano Gaucci “corteggia” a lungo Birgit Prinz, mora calciatrice tedesca di Francoforte- più di 200 presenze nella nazionale e oltre 120 gol all’attivo, ritiratasi nel 2011 dopo la Coppa del Mondo – offrendole 100mila euro per sei mesi in serie A e vivere un’esperienza in Corso Vannucci, ma senza successo. L’operazione, vanificata dal mancato benestare della Fifa, suscitò una gigantesca mole di discussioni, dividendo tra serio e faceto chi e si domandava se una calciatrice femminile potesse in qualche modo competere con giocatori di serie A e chi invece temeva pessime figure per la Prinz. La quale, non del tutto convinta del trasferimento, declinò l’invito replicando quanto fatto qualche mese prima della svedese Hanna Ljungberg. 13 anni dopo, a migliaia di chilometri dall’Umbria, l’Atletico Baja è riuscito a far accedere le quote rosa nel calcio maschile: nome e cognome dell’evento che segna una nuova epopea conducono a Carolina Jaramillo, la prima calciatrice a indossare la divisa di una formazione maschile a livello professionistico: il debutto nella Major Arena Soccer League è avvenuto contro i Coyotes de El Paso. Il punteggio? 14-9, ma la Jaramillo è rimasta a secco di reti. E il suo allenatore Rene Ortiz ha avuto subito fiducia in lei.

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Tanti saluti al Xolos de Tijuana, la formazione femminile nella quale giocava, e la 22enne Jaramillo ha ammesso candidamente: “Sento i commenti delle persone, alcuni dicono che non è giusto e altri mi sostengono. Ma per me si tratta di una sfida. Darò il meglio di me stessa per difendere la maglia dell’Atletico Baja” ha spiegato nella conferenza di presentazione. Una donna sola, in un gruppo di soli uomini: e tanti saluti a Sepp Blatter, che nel 2003 gelò Gaucci e la sua idea, all’epoca forse avveniristica. “Esiste il calcio maschile e quello femminile, così come in tutti gli sport. Sono cose distinte e separate e tali devono rimanere” spiegava il numero 1 della Fifa. Nessun ricorso alla Corte europea o al Consiglio dell’ Onu: la Jaramillo ha sdoganato una barriera, vestendo la divisa del club originario di  Tijuana, fondato nel 2015.

E forse non è un caso che questa storia sia ambientata nella città più occidentale dell’America Latina continentale, il cui motto è Aquí empieza la patria. Il governo messicano lo intende come “la porta del Messico”, mentre per il cantautore Manu Chao– nella sua “Welcome to Tijuana“-ci si possono trovare agevolmente “tequila, sesso e marijuana”. E, d’ora in poi, anche una giovane calciatrice, classe 1994, protagonista di un debutto a suo modo eccezionale. Atletico Baja-Coyotes de El Paso 14-09: MAS(L) che una partita di calcio.

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