Ci sono manifestazioni che non possono essere considerate come semplici manifestazioni sportive. Eventi che custodiscono inevitabilmente un valore che esalta ed impreziosisce lo sport. Valori spesso difficili da veicolare con altri strumenti, permettendo così allo sport di divenire portatore di un messaggio sociale. Uno di questi tornei si svolge ogni anno ad Ivrea. Il suo nome è Canestri Senza Reti, il torneo internazionale della solidarietà.

Canestri Senza Reti è un torneo di pallacanestro che viene organizzato a Ivrea, città piemontese di circa 24 mila abitanti nei pressi di Torino. Dedicato ai ragazzi Under 14, la sua caratteristica principale è quella di invitare squadre da Paesi stranieri, organizzando il soggiorno di queste compagini che dura, ovviamente, per tutta la durata del torneo. Una caratteristica di internazionalità che ne negli anni ha conferito prestigio a questo evento sportivo annuale. Ma perché viene definito come torneo internazionale della solidarietà?

Tutto ebbe inizio nel 2000, quando un gruppo di volontari italiani si trovava a Kragujevac, la quarta città più grande della Serbia. All’interno della città, situata in un Paese che al tempo era stato messo in ginocchio dai recenti conflitti, un gruppo di ragazzi serbi di un orfanotrofio chiese ai volontari se ci fosse la possibilità di fare una partita di pallacanestro. Quei ragazzi non avevano mai avuto la possibilità di fare ciò con ragazzi stranieri e così Enrico Levati, medico e pacifista italiano, organizzò insieme alla società sportiva dilettantistica Lettera 22 la prima edizione di Canestri Senza Reti nell’anno seguente. Una prima edizione che ospitò alcune formazioni balcaniche e che vide la grande partecipazione dell’intera città di Ivrea, colpita dalla storia di questi ragazzi e pronta così a dare una mano. La finale, come se fosse stato scritto nel destino, fu tra una compagine serba ed una bosniaca: più precisamente proprio tra i ragazzi di Kragujevac ed il Klub Velez Mostar.

«In un’epoca in cui si innalzano nuove barriere e si costruiscono muri che separano, Canestri Senza Reti insegna ad abbattere i confini». Così ha descritto il torneo Arianna Francescato, ex cestista che per anni ha ospitato ragazzi diretti ad Ivrea per parteciparvi. Al giorno d’oggi la manifestazione è entrata nella vita degli eporediesi, aggettivo con il quale si identificano gli abitanti della città piemontese. Un torneo che garantisce anche una notevole ventata d’aria fresca per le attività locali, soprattutto ristoranti e strutture alberghiere, impegnati per circa dieci giorni nell’ospitare ragazzi provenienti da tutta Europa. L’ultima manifestazione, tenutasi a fine dicembre 2016, ha visto la vittoria della Stella Rossa di Belgrado, seguita sul podio da Trapani e dalla Rappresentativa Ligure.

Certo, l’atmosfera negli anni è diventata forse più competitiva, soprattutto nel senso sano del termine. Un aneddoto su tutti è rimasto impresso negli spettatori di questa edizione, la XVII dalla fondazione. Un ragazzino della Stella Rossa, una dei migliori giocatori della compagine serba, aveva perso la maglia con cui avrebbe dovuto disputare il torneo e così il suo allenatore è andato su tutte le furie. «Ancora più arrabbiata era la mamma adottiva», racconta uno spettatore, ricordando anche quale fu la risposta nei confronti del coach: «Non le permetto di urlargli dietro in questo modo e quindi se tratta così questo bambino lo tengo sempre io qui a Ivrea, mandandolo a basket e nelle migliori scuole».

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Un torneo che quest’anno ha visto la partecipazione, oltre che di numerose compagini italiane e della Stella Rossa vincitrice, anche dei serbi del Mladost Čačak e Foka Kragujevac, degli spagnoli del Sant Josep Badalona e per la prima volta del Bayern Monaco. Non sono mancate future stelle nelle edizioni passate: il croato Dario Šarić in NBA ai Philadelphia 76ers, il serbo Branko Lazić alla Stella Rossa, il bosniaco Nihad Đedović al Bayern Monaco, nonché Tommaso Baldasso e Riccardo Visconti, due nazionali U18 italiani rispettivamente alla Virtus Roma ed alla Reyer Venezia. Sono inoltre state avviate le pratiche per inserire il torneo nel calendario ufficiale della FIBA, l’International Basketball Federation.

Un torneo che nasce e si evolve con due minimi comun denominatori: la solidarietà e lo scambio culturale. «Siamo a Ivrea, nella palestra di una scuola, e siamo ovunque – ovunque nel mondo ci sia un ragazzino di fronte a un canestro. Il pallone è in volo. Niente e nessuno lo potrà fermare». Così ha definito questa manifestazione Emiliano Poddi su La Repubblica.

Perché una manifestazione sportiva possa meritare a pieno questa definizione essa deve essere portatrice sana di valori sani. Come nel caso di Canestri Senza Reti.

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