La notizia è trapelata il primo aprile, come fosse il più classico dei pesci d’aprile, anche se in questo caso non è uno scherzo: il Tribunale Federale d’Appello della FIT ha annullato la sentenza di primo grado, con cui Camila Giorgi era stata condannata a una squalifica di nove mesi e a una multa di 30.000 euro. Un vero e proprio ribaltone. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di fare chiarezza.

Tutta la vicenda ha inizio nell’aprile dello scorso anno: l’Italia si apprestava a giocare un match durissimo di Fed Cup contro la Spagna – poi perso malamente-, quando Camila decise di non prendere parte alla sfida, malgrado la convocazione del capitano Barazzuti. Da lì, l’inizio di un enorme polverone mediatico. La tennista italoargentina e il padre Sergio furono accusati su più fronti, venne tirato in ballo un contratto con cui lei stessa si era impegnata ad accettare le convocazioni della FIT, in cambio di assistenza medica e un sostegno finanziario e pubblicitario. Per non parlare del mancato rispetto del regolamento della Federazione, per cui una tennista non può rifiutare una convocazione simile senza una valida motivazione.

Ovviamente il caso era arrivato in tribunale e a febbraio era giunta, in apparenza, la definitiva sentenza: 30.000 euro di sanzione pecuniaria e una squalifica di nove mesi.  Ma al di là del danno economico, tutt’altro che irreparabile, la carriera della tennista maceratese non veniva minimamente scalfita: la Giorgi infatti non avrebbe potuto giocare i match di Fed Cup – a cui lei stessa aveva voluto rinunciare -, o i tornei a squadre in Italia – a cui non ha mai partecipato in carriera  -, oltre a non poter godere di un’ipotetica wild card agli Internazionali d’Italia. Per il resto, nessun altro divieto.

Proprio per questo, la sentenza appariva definitiva: sembrava quasi inutile rivolgersi alla Corte d’Appello per una condanna che era tutt’altro che proibitiva da affrontare. Eppure l’avvocato della Giorgi ha preferito continuare l’azione legale, ottenendo un insperato quanto clamoroso successo. Per quale motivo? La sentenza parla di “sussistenza di un difetto di giurisdizione”. Una difetto direttamente correlato con un particolare che ha dell’incredibile: Camila Giorgi non ha la tessera FIT.

Proprio così, la tennista italiana più promettente degli ultimi anni non è tesserata con la FIT. Non lo è dal lontano 2011. E al di là dell’inevitabile stupore, questo è un dettaglio che non si può trascurare in sede giuridica: la Giorgi era stata condannata per non aver rispettato il regolamento della FIT, ma non essendo tesserata doveva necessariamente sottostare a quel regolamento? Se in prima battuta il responso era stato positivo, la Corte d’Appello ha invece ribaltato il verdetto.

Per giunta, il tutto sta avvenendo in un momento delicatissimo per il tennis femminile italiano. Il 22 e 23 aprile la nostra nazionale sarà impegnata nell’incontro di Fed Cup contro Taiwan, l’ultima chance per restare nel World Group II, evitando così una serie C che sembrerebbe un insulto alla storia recente del nostro movimento femminile. Il match sulla carta è più che abbordabile, visto che nessuna delle tenniste asiatiche si trova in Top100. Ma forse Tathiana Garbin, nuovo capitano della squadra, potrebbe aver bisogno di una tennista come Camila, per ottenere una vittoria sicura.

Ma la Giorgi potrebbe prendervi parte? Teoricamente sì. La sentenza ha annullato la squalifica, quindi a tutti gli effetti le permette di scendere in campo in Fed Cup. Sarebbe un risvolto clamoroso, visti gli attriti che da tempo incrinavano i rapporti tra l’entourage della tennista maceratese e i dirigenti della FIT. Ma l’addio di Barazzutti e l’insediamento di un nuovo capitano come la Garbin potrebbero cambiare le carte in tavola. Soprattutto quest’ultima ne gioverebbe molto: da un lato arricchirebbe la sua squadra con una tennista sì incostante, ma di assoluto talento; dall’altro verrebbe vista come una figura di riconciliazione, una sorta di paciere, andando quindi a rafforzare la sua immagine.

La situazione è ancora contorta, il caso rimane comunque spinoso, anche perché non sono state rese ancora note le motivazioni della sentenza della Corte d’Appello. Inoltre, non è ancora chiaro né quali siano le reali intenzioni della Giorgi, né che rapporti ci siano tra la tennista e la Garbin. Non ci resta che attendere novità, nella speranza che il tennis femminile esca dal  pantano in cui si è ritrovata e ritorni ai livelli che gli spettano.

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