Parallelamente a quanto sta avvenendo in tutta Europa, come reazione alla commercializzazione del calcio e alla crisi economica che ha travolto numerose realtà locali (se ne parlava qui e qui), anche la Spagna ha sperimentato in questo ultimo decennio l’espandersi di iniziative di ‘cittadinanza attiva’ che hanno portato alla nascita di numerosi club votati alla partecipazione popolare e ad organizzazioni di tifosi che reclamano maggiore apertura e dialogo tra club e la base dei fan. Come in Italia, il sistema spagnolo nel suo complesso ha intrapreso un modello di ripartizione dei proventi, in particolare dei diritti TV, che ha finito per accentrare le risorse disponibili in pochi grandi club e lì, dove non sono arrivati proprietari stranieri ad acquisire società in svendita, spesso coinvolti con i discutibili fondi investimento e opache reti di procuratori, in molti contesti i tifosi hanno rappresentato l’ultimo appiglio per il salvataggio.

Agli occhi dei supporters più attenti appare sempre più evidente il fallimento delle riforme degli anni ’90 che forzarono la trasformazione da enti associativi in società di capitali, quelle per cui fu concessa la deroga per Barcellona, Real Madrid, Osasuna e Athletic Bilbao che mantennero e hanno tutt’ora lo status di associazione. Elaborate per risollevare i club dalle pesanti esposizioni debitorie ma che a distanza di anni non hanno prodotto i risultati sperati, e che, anzi, hanno favorito l’ingresso di soggetti internazionali spesso poco trasparenti e poco intenzionati a valorizzare le comunità. Le leghe e le istituzioni sportive poco hanno fatto per arginare questo fenomeno, a cui si sono aggiunti gli inasprimenti delle misure d’accesso negli stadi, è notizia di questi giorni che si stanno inaugurando nuovi rilevatori biometrici all’ingresso degli impianti, spingendo parte del tifo ad una presa di coscienza della necessità di stabilire percorso di cooperazione comune che favorisca il confronto e l’elaborazione di proposte per migliorare gli aspetti della gestione dei club e la vivibilità del rapporto tra società e supporters.

In questa scia si colloca dal 21 al 23 Luglio nel Centro Cívico a El Bercial, quartiere dell’area metropolitana di Getafe, a sud di Madrid, un interessante week end di incontro e di confronto tra i rappresentanti di circa 30 tra associazioni di tifosi e delegati di club di proprietà dei supporters, accompagnati da giornalisti sportivi e da alcuni ospiti internazionali, nell’ambito del ‘IV Encuentro de Fútbol Popular’ per dibattere sugli sviluppi del calcio moderno e presentare soluzioni e proposte per migliorare le relazioni tra club e base del tifo attraverso processi di coinvolgimento diretto.

L’evento aperto sarà ospitato dai volontari dell’Atlético Club de Socios, un’interessante realtà locale autogestita nata nel 2007 da un gruppo di tifosi nostalgici del vecchio Atletico Madrid, legati alla precedente forma associativa aperta, fortemente critici con la riforma delle SAD e che entrò in forte contrasto con l’allora proprietario, Jesús Gil. Seguendo le orme del FC United of Manchester fondarono la propria società, democratica e partecipata che conta ora a quasi 10 anni di distanza una formazione di calcio a 11, una di calcio a 7 e le rappresentative di rugby maschile e femminile che militano dei campionati dilettantistici locali.

A coordinare l’evento che vedrà presenti ospiti da tutta la Spagna e dall’Europa, con il network di SD Europe e per l’Italia ci sarà l’organizzazione Supporters in Campo, sarà la FASFE (Federación de Accionistas y Socios del Fútbol Español), l’organizzazione di coordinamento dei club di calcio spagnoli che si basano sulla partecipazione popolare e sul coinvolgimento attivo della comunità locale, e delle associazioni di tifosi spagnole che reclamano maggiore voce nei processi decisionali e propongono nuovi modelli di governance maggiormente trasparenti e sostenibili.

FASFE è da anni in prima linea nella promozione di un cambiamento sostanziale del modello di gestione delle società sportive, nella campagna #CambiemosElFútbol lanciata nel 2015 ha presentato alle istituzioni sportive e civili le proprie proposte e idee, con punti precisi per intervenire su: governance, sostenibilità, ruolo sociale del calcio e nella misure per lotta alle discriminazioni. A tal proposito in questa prima parte dell’approfondimento ho fatto qualche domanda a Emilio Abejon, presidente di FASFE, e attivamente coinvolto nelle attività del network europeo, per presentare i temi che saranno affrontati in questo interessante evento, ormai un appuntamento fisso per l’estate dei supporters spagnoli, per poi proseguire (nella seconda parte) con i responsabili del sito specializzato ‘Wanderers, el fútbol del pueblo’.

Diteci della rete di FASFE? Quando è nata e quali sono le linee guida della vostra attività in Spagna?

FASFE è la rete spagnola dei club ad azionariato popolare, o vocati alla partecipazione popolare, e delle associazioni di tifosi spagnole. Siamo nati nel 2008 e ad oggi contiamo ventinove membri affiliati. Come rete forniamo assistenza ai gruppi intenzionati a creare una voce rappresentativa della tifoseria per influenzare la gestione dei club. Da qualche tempo portiamo avanti una campagna che propone delle modifiche di legge per creare un ambiente più accogliente e per favorire un miglioramento delle condizioni delle nostre società

Quali sono le sfide più rilevanti che avete incontrato del corso di questi anni in prima linea?

Sicuramente quella di riportare all’ordine del giorno il tema dei club sotto il controllo delle nostre comunità. Molte sono le difficoltà per persuadere i nostri tifosi e le nostre società di calcio a portare questo tema al centro del dibattito, per favorire un’apertura maggiore e nell’opera di convincimento delle istituzioni sportive nel considerarci degli interlocutori.

C’è qualche storia particolarmente interessante che ci vuoi raccontare?

Ci sono diverse storie interessanti che hanno coinvolto i tifosi in questi anni. Fra le più recenti, per esempio, c’è la storia dell’associazione di tifosi del Recreativo Huelva (Recre Trust), la più antica squadra di calcio della Spagna. Hanno salvato il club la scorsa estate raccogliendo un milione di euro e sono ora presenti nel board direttivo del club. Anche le vicende dell’Unionistas de Salamanca CF, fondato quattro anni fa dagli appassionati dell’UD Salamanca dopo che è fallita la squadra storica per la pessima gestione di uno degli uomini più ricchi della Spagna. Ora stanno per essere promossi nella  2ªB (terzo livello) e si trovano a competere con un altro club locale privato, con lo stesso modello che portò al fallimento, che sta cercando di ‘rubargli’ l’eredità storica locale.

Cosa rappresenta per il vostro network l’incontro annuale dedicato al calcio popolare?Quali saranno i temi più rilevanti che affronterete?

L’Encuentro de Fútbol Popular è un raduno dei rappresentanti dei club di  proprietà dei tifosi, supporters e appassionati di calcio, gli attivisti che lavorano per promuovere il coinvolgimento attivo e in generale è rivolto all’intera comunità del calcio che vuole promuovere e mettere al centro gli aspetti sociali. Questa è la quarta edizione e sarà ospitato dall’Atlético Club de Socios, piccolo club della comunità con sede a Getafe, nei pressi di Madrid. Avremo presentazioni molto interessanti e casi studio di partecipazione attiva e di gestione sostenibile delle società di calcio. L’evento sarà anche l’occasione per dare il via alla creazione di un gruppo di lavoro al fine di redigere un documento con le proposte per una nuova legge che regolamenti lo sport, superando le attuali contraddizioni. E avremo anche la possibilità di assistere alle interessanti presentazioni dei nostri partner europei, SD Europe, Supporters in Campo e la Svenska Fotbollssupporterunionen a cui si aggiungeranno casi di finanza etica e cooperativa con l’esperienza della banca cooperativa ‘Banca Ética’. E’ il momento di costruire alleanze con il movimento cooperativo, un campo in cui non abbiamo progredito finora.

Avete in programma la creazione di un gruppo di lavoro per contribuire alla stesura di idee da proporre per la nuova legge sullo sport. Come sarà organizzato e quali i temi su cui lavorerete?

LA FASFE è stata invitata dal Ministero dello Sport a contribuire con le proprie proposte per una nuova legge dedicata allo Sport, quindi la creazione di un gruppo lavoro servirà a raccogliere tutte le proposte da parte dei gruppi di tutto il Paese. Partiremo dall’Encuentro de Fútbol Popular in cui molte rappresentative saranno presenti e il coordinamento delle attività del gruppo sarà poi affidato ad un avvocato che ha una vasta esperienza nel campo.

Avete fatto un grande lavoro in Spagna, come anche nella collaborazione con la rete europea, quanto è stato utile lo scambio di esperienze per la vostra crescita? Quali realtà europee vi hanno affascinato di più?

Il movimento in Spagna è cresciuto lentamente dal 1990, quando molti dei club professionisti sono stati obbligati a convertirsi in società per azioni. Ma la maggior parte di noi pensava che fosse un problema solo della Spagna. Al tempo non abbiamo avuto contatti con i fan provenienti da altri club all’estero. Con primi anni del 2000 abbiamo imparato a conoscere l’esistenza di Supporters Direct UK, lo studio di fattibilità per la creazione di Supporters Direct Europe, abbiamo conosciuto Antonia Hagemann e nel 2007 abbiamo incominciato il percorso di cooperazione insieme. E ‘stato allora che abbiamo visto le esperienze del movimento dei Supporters Trust nel Regno Unito e cominciato a ragionare su come sarebbe potuto essere un modello anche per noi in Spagna.

Quali similitudini e percorsi comuni vedete con l’Italia?

Seguiamo con grande interesse Supporters in Campo e l’intero movimento italiano del calcio popolare e delle associazioni di tifosi. E ‘stato bello vedere la crescita del movimento in Italia in così poco tempo. Inoltre, i nostri ambienti sono molto simili e molte idee e sviluppi potrebbero essere utili anche al nostro Paese.

 

 

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