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Azzardo e piaghe sociali

Calcioscommesse, Pm Di Martino: “Combine anche tra società. Sono stato lasciato solo”

Simone Nastasi

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Cinque anni dopo, l’inchiesta che la Procura di Cremona ha condotto sui casi di  calcioscommesse nel calcio italiano e che nel 2011 portò all’arresto di alcuni calciatori (tra i quali anche il laziale Stefano Mauri) è arrivata ad un punto cruciale. Giovedì 18 febbraio è stata infatti fissata l’udienza preliminare che si terrà davanti al GIP Pierpaolo Beluzzi. Le richieste di rinvio a giudizio, formulate dalla Procura lombarda sono 115 su un totale di 200 indagati tra calciatori e dirigenti. Spetterà adesso al giudice per l’udienza preliminare stabilire quale tra queste richieste potranno essere accolte o meno. E dunque, chi tra questi 115 dovrà subire il processo oppure, al contrario, ritenersi “salvo” (sempre che la Procura non presenti eventuale ricorso). I capi di imputazione vanno dall’associazione a delinquere alla frode sportiva. Alcuni indagati sono nomi eccellenti del calcio italiano come il CT Antonio Conte per il quale la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per frode sportiva. A pochi giorni dall’udienza preliminare, il procuratore di Cremona Roberto Di Martino accetta di rispondere alle domande a patto però, che si “giochi pulito”: non si entri troppo nel merito dell’inchiesta; non si facciano domande sugli indagati. Non sarebbe corretto dice il Procuratore, sia nei confronti del lavoro svolto dal suo ufficio che nei confronti degli indagati e dei loro legali. Insieme ad altri procuratori europei partecipa periodicamente ad incontri organizzati, nell’ambito di un programma portato avanti dalla Uefa per arginare il match fixing.

Buongiorno Procuratore. In tutti questi anni di inchieste, quali rapporti ha avuto con il mondo istituzionale del calcio e dello sport in generale?

Tavecchio mi ha telefonato una volta. Per un articolo che riportava la notizia che io fossi stato lasciato solo. Ma io non sono stato lasciato solo dalla Federazione

Si sente lasciato solo. Da chi?

“ La mia solitudine è di un altro tipo. E riguarda le richieste di aiuto che avevo avanzato al Ministero (della Giustizia ndr). Il ministero non si è mai preoccupato di inviare quelle risorse di cui invece avremmo avuto bisogno. Quando c’è stata la possibilità, qui a Cremona non è stato inviato alcuno del personale richiesto. In genere, in casi di processi questo tipo, si fornisce aiuto. Oggi, a pochi giorni dall’udienza preliminare, mi ritrovo con un carico di lavoro insostenibile”

Lei tra i magistrati attualmente in servizio è tra quelli ha indagato più a fondo sui problemi del calcio italiano. Alla luce degli elementi che ha raccolto in questi anni di indagini, secondo lei, il calcio italiano può essere ancora considerato uno sport credibile?

“Non posso rispondere a questa domanda in maniera precisa. Io ho fatto soltanto il mio dovere di magistrato. Non posso sapere quale sorte abbia la mia inchiesta. Posso soltanto dire che nel calcio attuale e non solo c’è sicuramente un problema”

Perché dice questo?

“Perché a prescindere dall’inchiesta penale, dal punto di vista sportivo, i fatti emersi da questa inchiesta come ad esempio le telefonate in cui si ascoltano persone parlare di questa o quella partita, restano fatti di rilievo. Inquietanti. A prescindere se siano o meno fatti rilevanti in sede di processo penale”

Perché dice non c’è solo nel calcio?

“ Io ho svolto indagini anche sul tennis. E posso dire che in quello sport, essendo uno sport individuale, le manipolazioni sono molto più semplici”

Questo problema di cui lei parla, come si può risolvere secondo lei?

“ Non posso essere io a fornire la risposta. Non è compito mio. Il problema andrebbe risolto in altre sedi rispetto alle aule di giustizia. Non è compito del magistrato trovare risposte diverse rispetto a quelle processuali. Però penso che qualcosa potrebbe essere fatto: si potrebbe agire sui giovani per esempio. Oppure in un’ottica di prevenzione, rivolgendo maggiore attenzione verso quelle partite più a rischio, come quelle di fine campionato. E ancora, sarebbe importante un’attività di moralizzazione. Non penso che queste persone, soprattutto tra i calciatori, abbiano bisogno di ottenere guadagni maggiori in modo illecito”

Alla luce delle indagini che ha svolto, quante potrebbero essere state secondo lei le partite manipolate?

Le partite finite sotto imputazione sono state circa 60. Ma le partite per le quali si dice qualcosa, anche di generico o fumoso, all’interno delle intercettazioni sono molte di più. Circa 150-200 e sono partite concentrate principalmente nel 2011 e che riguardano tutte il calcio italiano.”

Tra le categorie dei campionati italiani quale è il campionato più a rischio?

“Posso solo dirle che più il campionato è importante e più i controlli sono incisivi. E’ più difficile quindi che una partita venga manipolata quando si tratta ad esempio delle serie maggiori. Nelle serie minori l’attenzione è minore e di conseguenza anche i controlli sono meno incisivi. E le partite manipolate sono di più. E’ più facile ad esempio che in Lega Pro rispetto alla serie A un calciatore arrivi a manipolare una partita anche solo per poche migliaia di euro. Invece..”

Invece…

“Quello che può accadere sono gli accordi tra le società

Si spieghi, per favore. Come avvengono questi accordi?

“ Ci sono diversi livelli. Posso dirle quello che è emerso dalle indagini. E cioè che in alcune intercettazioni sono emerse situazioni in cui si è detto che alcuni dirigenti si erano parlati per mettersi d’accordo. Ma tuttavia nell’intercettazione non viene detto chi tra i dirigenti ha manipolato e di quale squadre. Dal punto di vista penale, quindi non sono pertanto stati elementi utilizzabili”

Da quello che lei ha avuto modo di apprendere, che genere di accordi hanno riguardato anche squadre di serie A?

“ Come abbiamo avuto modo di apprendere non dalle intercettazioni ma da altre fonti, ci sono stati accordi che hanno coinvolto anche squadre della massima serie. Nel corso delle indagini sono emersi casi come le partite della Lazio (nell’ambito delle quali sono stati coinvolti anche alcuni calciatori) oppure INTER-CHIEVO del 9/05/2010 dove il Chievo avrebbe chiesto di segnare almeno un gol. Ci sono poi state partite di serie A per le quali non siamo riusciti ad accertare se l’accordo abbia coinvolto tutte e due le squadre”

Nell’inchiesta, sono state avanzate anche alcune decine di richieste di custodia cautelare. Questi arresti che lei ha richiesto, hanno avuto gli effetti da lei sperati ?

In totale le custodie cautelari sono state circa una cinquantina. Posso dirle che non sono state richieste a caso perché la maggior parte di queste persone ha ammesso se non tutti buona parte degli addebiti che venivano mossi contro. Grazie alla collaborazione di una di queste persone (un singaporiano ndr), ad esempio, siamo riusciti a capire come funzionava lo schema

Di quale schema parliamo?

Dello schema attraverso il quale avvenivano queste manipolazioni. Che non è sempre lo stesso. Ci sono partite dove avviene una vera e propria corruzione diretta. E altre partite dove invece si sovrappone la presenza di più persone che facilitano il meccanismo illecito. In questo caso possiamo dire che ci sia stata una struttura piramidale, dove a capo ci sarebbero stati questi cosiddetti “singaporiani”. Personaggi provenienti da Singapore (dove la legislazione sulle scommesse è meno rigida rispetto a quella italiana) che hanno assoldato questa altra banda di slavi e ungheresi (anche detti gli “zingari”) che erano in contatto con i calciatori italiani. E’ emerso che questi “zingari” si recavano abitualmente con denaro in contanti sotto l’albergo dove alloggiavano i giocatori della squadra ospite, mostrando loro i soldi per indurli a manipolare la partita. Nel senso di conoscere quei calciatori o ex calciatori che sono facilmente avvicinabili e che come emerso dall’inchiesta sono state definiti da qualcuno “bandierine”. Nel senso di essere maggiormente propensi a vendersi una partita

Quando avvengono casi di illeciti sportivi, oltre alla giustizia ordinaria interviene anche la giustizia sportiva. L’impressione è che talvolta l’una e l’altra non camminino di pari passo. Addirittura che la giustizia sportiva arrivi a minimizzare il lavoro della giustizia ordinaria. E’ veramente così?

“Sono giustizie diverse. La giustizia sportiva ha un modo di raccolta delle prove diverso rispetto a quella ordinaria. E poi deve intervenire velocemente, con il rischio di non riuscire ad offrire le stesse garanzie che invece può offrire la giustizia ordinaria. Posso dire che ho avuto una strettissima collaborazione con il dottor Palazzi al quale ho trasmesso tutta la documentazione che avevo. Posso dirle che quando accendo la televisione la mia impressione è che il problema non esiste. Posso però lamentarmi del fatto che non ho mai visto prendere molto sul serio questo problema del calcio scommesse. Che è stato considerato come un problema che riguardava solo poche persone”.

Che cosa si aspetta da questo processo?

“Io sono quanto meno soddisfatto di aver sollevato il problema. Dal punto di vista penale, anche se molti hanno già patteggiato, bisognerà vedere che cosa stabilirà il giudice. Poi un altro risultato però l’ho ottenuto. Sono state inasprite le pene per coloro che decidono di manipolare una partita. Se prima il reato di frode era punito con una pena fino ad 1 anno, adesso arriva fino a 6. L’elevazione della pena consente inoltre ai magistrati di agire in maniera più incisiva anche dal punto di vista investigativo”

Mentre parla di questa inchiesta, trapela un po’ di rammarico in lei. E’ così?

“ Il rammarico c’è perché se avessi avuto l’organico pieno, questo processo sarebbe durato la metà. E tanti casi di partite non sarebbero andate verso la prescrizione”

FOTO: www.milano.corriere.it

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4 Commenti

4 Comments

  1. gianluca vusio

    febbraio 16, 2016 at 1:36 pm

    Caro pm tristemente multicolor, probabilmente si occupava di cose irrilevanti, com’è naturale che sia per posizioni come la sua.
    Se ne faccia una ragione e si cerchi un lavoro vero, se ne è capace.

  2. Stefano

    febbraio 16, 2016 at 2:35 pm

    A questa farsa non crede più nessuno. Di Martino si ritiri ha fatto una pessima figura.

  3. Luca

    febbraio 16, 2016 at 3:03 pm

    Io invece ritengo che abbia fatto un ottimo lavoro pur senza avere la struttura adeguata. Spero che chi debba pagare paghi ed anche salatamente. Non ritengo che giocatori di serie A abbiamo bisogno (etica ed onestà a parte) di manipolare una partita per avere ulteriori guadagni. Il nostro è un calcio malato e le numerose indagini che riguardano i vertici ne sono la conferma. Le scommesse rappresentano uno dei cancri del sistema. Spero che possano rappresentare un primo significativo passo verso una profonda pulizia del calcio italiano

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Azzardo e piaghe sociali

Decreto Dignità e Gioco d’Azzardo: Parola al Bookmaker

Emanuele Sabatino

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Il Decreto Dignità voluto dal Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha tra i suoi provvedimenti quello del divieto di pubblicità per quel che riguarda il gioco d’azzardo. Abbiamo intervistato Carmelo Mazza, amministratore delegato di Betaland, per capire le reazioni dei bookmakers alle decisioni del Governo. Ecco cosa ci ha detto.

Decreto Dignità quanto ci perdono in termini economici i bookmakers, calcolando il risparmio delle sponsorizzazioni e il mancato guadagno che questo potrebbe portare?

La risposta dipende molto dai diversi modelli di business legati alle scommesse (e sottolineo che non sto parlando degli altri comparti di gioco per i quali valgono altre considerazioni). Alcuni bookmakers hanno una presenza sulla rete retail che gli consente di assorbire la mancanza di pubblicità. In altri casi, e soprattutto per i nuovi entranti che hanno presentato richiesta di acquisire una concessione per il gioco telematico lo scorso marzo, non avere a disposizione la pubblicità rappresenta un limite molto consistente. Mi chiedo se questo non possa generare contenziosi.

Le persone, a prescindere dalle pubblicità sanno tutto su come scommettere: alla luce di questo, il decreto colpisce economicamente più le squadre o i bookmakers?

Sul bacino esistente di scommettitori, la pubblicità incide maggiormente nel rendere note promozioni specifiche. Circa il ruolo della pubblicità nell’attrarre chi non è ancora un giocatore, chiunque è nel settore sa quanto sia difficile. L’idea che la pubblicità convinca milioni di non giocatori a diventarlo è del tutto fantasiosa per quanto riguarda le scommesse sportive. Non voglio qui dare valutazioni non fondate, ma la mia sensazione è che nel breve il costo maggiore sarà per le squadre che dovranno sostituire il portafoglio degli investitori. Ma voglio sottolineare, ricordando esperienze passate con il tabacco, che le realtà più in vista facilmente troveranno rimedio mentre le seconde linee patiranno effetti negativi più a lungo. In questo senso interpreto la levata di scudi della Serie B di calcio e del basket.

Quali saranno le strategie pubblicitarie alternative visto il divieto su tv, radio, internet e giornali?

Bisognerà capire bene l’applicazione del decreto sul mondo digitale. Difficile adesso parlare di alternative tranne ipotizzare una maggiore rilevanza della rete retail di scommesse. 

Una postilla del decreto lascia vigenti gli accordi stipulati in precedenza: chi detiene questi contratti? vedremo accordi tutto d’un tratto molto lunghi? (come si fa nelle aziende che quando assumono fanno già firmare il foglio delle dimissioni lasciando la data in bianco)

E’ normale che, ad esempio, contratti di sponsorizzazione di squadre di calcio e di sport popolari possano avere durata pluriennale. Tuttavia non credo ad un’esplosione di contratti di lungo termine per attività pubblicitarie che normalmente sono pianificate trimestralmente. Semmai sarà curioso vedere una partita di calcio della Liga o della Premier dove i campi e le squadre sono fortemente sponsorizzate da bookmakers che sono anche concessionari in Italia, o partite di coppa tra squadre italiane e squadre estere sponsorizzate da bookmakers: sarà proibito loro mostrare il logo del bookmaker quando giocano in Italia? Avevo visto queste cose in passato, speravo di non vederle più; oggi in un mondo con copertura globale degli eventi sportivi mi sembra davvero voler tagliare il salame con il cucchiaino (per citare una vecchia clip del grandissimo Corrado Guzzanti) .

Avesse potuto scegliere, tra il divieto di pubblicità ed il rischio di un taglio netto all’offerta del palinsesto, cosa avrebbe scelto?

Come operatore legale preferisco il divieto di pubblicità; il taglio netto all’offerta del palinsesto renderebbe di nuovo felici gli operatori illegali. Basta chiedere all’Agenzia delle Dogane dei Monopoli per sapere di quanto si è limitato il fenomeno delle scommesse senza licenza italiana da quando il palinsesto è stato aperto. Ma, al di là della retorica imperante sul gioco, l’incidenza delle scommesse su avvenimenti minori è molto limitata e la gran parte delle scommesse sta sulle 4-5 tipologie principali. Pensare che si possa diventare ludopatici scommettendo sul numero di cartellini gialli in una partita di serie D è segno di una limitata conoscenza delle dinamiche del settore. Ma capisco che questo non è il tempo dell’approfondimento.

L’origine della Ludopatia è secondo lei dato dalla forte presenza della pubblicità o ha origine dal nucleo familiare ed amicale dell’individuo ludopatico?

Io credo che, come per tutte le addiction, la ludopatia sia l’effetto di una società più individualista ed alienante. Lo sviluppo delle addiction nasce da una tendenza a rinchiudersi e a non trovare supporto in reti di socializzazione (amicali o familiari) che fanno da paracadute rispetto a queste patologie, di fatto disinnescandole. E’ chiaro che in un contesto che sostiene meno chi è debole rispetto alle addiction, la presenza di pubblicità o di facili attrazioni ha un effetto maggiore. E questo merita una riflessione maggiore ed un’azione mirata per limitare l’accesso all’offerta di gioco. Io temo sempre le proibizioni a largo spettro perchè, non essendo mirate, finiscono per nascondere più che risolvere.

La parte gialla del governo giallo-verde ha dovuto battere un colpo, c’è davvero timore per questo decreto nel mondo del Gambling o si ha la sensazione che siamo di fronte alla classica legge italiana dove una volta fatta, si trova subito l’inganno e soprattutto non c’è controllo?

Io mi auguro fortemente che non sia così. Io mi auguro di confrontarmi con chi ha una visione del settore diversa dalla mia per spiegare le mie ragioni ed avere una regolamentazione equilibrata, non importa quanto restrittiva. Di sicuro, situazioni in cui si fanno iniziative legislative e poi si trovano scorciatoie o, semplicemente, non vi sono controlli, sono le peggiori possibili per chi vuole operare seriamente. Se mi è possibile dare un giudizio in merito, io mi auguro che il cambiamento politico in atto possa mettere in cantina definitivamente vecchi approcci come “fatta la legge trovato l’inganno” che tanto hanno nuociuto complessivamente al paese

Secondo lei, sempre al fine del rischio ludopatia, gioca un ruolo più importante la pubblicità o il fatto che si può scommettere su ogni partita, anche amatoriale, e soprattutto su ogni tipo di evento, anche il numero di fuorigioco, rimesse laterale, cartellini?

Ho risposto in parte in precedenza. Voglio però sottolineare che a spingere verso la ludopatie sono l’istantaneità e la ripetitività. Le scommesse non sono giochi caratterizzati da questi elementi. Se osservo l’andamento delle giocate, è praticamente inesistente la scommessa ripetuta su quegli eventi e, soprattutto, non vi è mai l’istantaneità dell’esito. Inoltre, come ho già detto, l’ammontare raccolto su quelle tipologie di giocate è molto limitato e normalmente viene ulteriormente limitato dai bookmaker. Non sono quelle le scommesse sulle quali i bookmaker costruiscono il loro conto economico, quindi faccio fatica a pensare che possano avere alcun effetto sull’estensione del fenomeno della ludopatia.

Da persona esperta del settore: cosa si sarebbe dovuto fare per evitare in primis il numero sempre crescente di ludopatici e soprattutto che lo Stato italiano optasse per una legge ad hoc contro i bookmakers?

Io vorrei per prima cosa avere un dato attendibile sul numero dei ludopatici. Leggo a volte delle analisi che denotano più conformismo ad una retorica prevalente che una reale conoscenza del fenomeno. E vorrei anche poter distinguere tra tipologie di giochi. Detto questo, che non è certo elemento secondario per comprendere il fenomeno, per onestà intellettuale devo riconoscere che si è trattato il gioco con meno cura di quanto fosse opportuno. E per cura intendo una strategia cauta e condivisa di introduzione di nuove tipologie di giochi. Per la verità, questo è accaduto in una prima fase di apertura regolata del settore, diciamo tra il 2000 ed il 2010. Successivamente, all’apertura regolata si è sostituita un’apertura tout court, in cui si è consentito tutto troppo rapidamente. Se in quella fase il settore fosse stato più compatto e lungimirante ed avesse proposto una maggiore gradualità nel lancio di nuove tipologie di prodotto, forse oggi saremmo in una situazione migliore. Vero è, però, che accelerare è anche servito per riuscire a contrastare il fenomeno del gioco illegale che non si è riusciti a reprimere efficacemente, oltre che (è sempre bene ricordarlo) per aumentare il gettito erariale in anni di pesante contrazione delle entrate per via della crisi economica. Allora forse diventa evidente che la partita che si è giocata sul settore è stata molto più complessa di quanto emerge dalla poco informata vulgata sulle lobby del gioco e la politica.

C’è un rischio di ritorno al toto-nero con questo decreto?

Il toto-nero, nella sua versione 2.0, già esiste come spiegato in diverse inchieste giornalistiche che ho apprezzato molto da cittadino prima ancora che da esperto del settore. Diciamo che questo decreto non lo tocca e non crea condizioni per ridurne la diffusione. E, per la mia esperienza, alla disperazione del ludopatico si associa la spregiudicatezza dell’offerta di gioco. Tanto più si è ludopatici tanto più si è vittime di soggetti operano al di fuori delle regole sull’offerta di gioco ma che consentono di giocare a credito (cosa vietata nel sistema legale), di regolare mensilmente l’esito delle giocate e non volta per volta (altra cosa vietata), etc. Dove mancano tutele e regole per il giocatore si crea il perfetto brodo di coltura della ludopatia e non solo: su questo il decreto non incide.

Lei hai detto che la ripetitività delle azioni porta alla ludopatia. I bookmakers offrono anche scommesse virtuali su ogni sport ogni tre minuti. Non sono queste uno strumento fertile per creare ludopatici visto che sono costanti nel tempo, con esito immediato, ripetitive ma in realtà senza nessun abilità o approccio statistico matematico?

Certamente le scommesse virtuali, introdotte dalla regolazione italiana nel 2014, hanno caratteristiche diverse dalle scommesse sportive. Tuttavia per ripetitività e istantaneità (l’altro carattere che induce alla ludopatia) sono ancora molto meno aggressive di altri prodotti di gioco come le slot e le videolotteries. Però non vorrei neanche mettermi a fare una classifica tra “giochi buoni” e “giochi cattivi”: tutti i giochi sono buoni se fatti con moderazione, tutti i giochi sono cattivi se fatti in modo estremo. Il problema reale è rendere l’offerta più controllata ed avere la capacità di intervenire quando fenomeni di ludopatia emergono nei comportamenti concreti dei giocatori. La rete retail deve meglio attrezzarsi in questo senso, il gioco online, già estremamente controllato e limitato, ha al suo interno tutti i dati perchè possa esserci un monitoraggio continuo. E, soprattutto, dobbiamo ricordarci che tutte queste iniziative possono essere fatte insieme agli operatori legali, mentre in reti illegali e parallele nessuna di queste azioni è possibile. Ogni volta che si agisce nel settore del gioco bisogna ricordarsi che esiste una rete illegale nella quale, di sicuro, non accade nulla che possa tutelare il giocatore. Creare spazi, indirettamente, in cui queste reti possono trovare sviluppo significa abbassare le tutele complessive per i giocatori che si vogliono proteggere

E’ vero che solo una parte del fatturato del gambling italiano deriva dalle scommesse sportive. E’ altresì vero che le scommesse, con approccio scientifico/matematico/statistico sono anche un gioco di abilità. Sarà possibile secondo te assistere, come già accaduto per il poker, italiano illegale in forma cash perchè puro azzardo, Texas legale in forma torneo, perchè considerato gioco di abilità con buy-in prestabiliti all’origine, vedere una regolamentazione aspra per le macchinette e video lottery (creano ludopatici e sono ripetitive e dall’esito immediato) ed invece molto più blanda, quasi nulla, per le scommesse sportive? E’ uno scenario plausibile e che potrebbe accontentare tutti? Lo stato che tutela i giocatori, i bookmakers, e le squadre dei massimi campionati?

Personalmente, la distinzione tra giochi buoni e cattivi non la comprendo. Io credo che sia opportuno responsabilizzare chi offre gioco e chi gioca. Limitare in modo eccessivo ciò che non piace può generare oggi effetti opposti inattesi. Io credo che sia opportuno aumentare le tutele ai giocatori e la qualità della rete retail in termini di attenzione al giocatore. Se poi si vuole ridurre la pubblicità per ridurre l’induzione al gioco posso essere d’accordo. E’ l’idea di usare la regolamentazione di settore per reprimere qualcosa che non piace (per motivi morali, sanitari o altro) che mi sembra sbagliata. Questo intento punitivo, associato ad una retorica piena di imprecisioni sul settore, mi sembra davvero un approccio molto deludente ad un problema che io per primo dico che esiste. Tuttavia parlarne tirando fuori i dati sulla tassazione calcolata sulla raccolta per dire che la pressione fiscale sul gioco è bassa (come ancora vedo fare anche da illustri opinionisti) mi pare più che una notizia giornalistica interessante un segno di sciatteria nell’analisi. E mi chiedo quanto il settore del gioco ha sbagliato negli scorsi anni per meritarsi adesso tanta approssimazione nel modo in cui viene rappresentato…

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Azzardo e piaghe sociali

L’ Ormone della Crescita e le Ombre del Doping sulla Russia

Emanuele Sabatino

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Battuta la Spagna ai rigori e ottenuto il pass per i quarti di finale dove se la vedranno oggi contro la Croazia, il massimo momento di euforia della nazionale russa è minato da un caso particolarmente spinoso che sta tenendo banco in queste ore.

Quando si parla di Russia e soprattutto di trionfi russi, ecco che arriva il sospetto di doping. Stavolta però sembrerebbe esserci di mezzo una confessione che potrebbe inguaiare la nazionale ospitante il Mondiale. Secondo i media locali ci sarebbe un virgolettato, attribuito al padre di Denis Cheryshev, Dmitri, anche lui ex calciatore russo, che affermerebbe che il figlio abbia fatto uso dell’Ormone della Crescita prima dell’inizio del Mondiale.

L’uso di questa sostanza senza prescrizione medica è proibito e si rischia fino a quattro anni di squalifica. Alla fine della gara contro la Spagna l’attaccante russo ha risposto stizzito alle domande incalzanti dei cronisti: “Non so dove i giornalisti abbiano preso quella frase. Forse non hanno capito cosa stesse dicendo mio padre. Non ho preso nessuna sostanza proibita”.

A far eco alle parole della stella russa anche il direttore generale dell’Agenzia Anti-doping  nazionale Margarita Pakhnotskaya che al Sunday Telegraph ha affermato che l’agenzia indagherà a fondo sulla questione e soprattutto sulla provenienza di queste parole attribuite a Dmitri Cheryshev.

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Azzardo e piaghe sociali

Decreto Dignità e Azzardo: lo strumento di tutela teorico che mette in ginocchio il calcio italiano

Emanuele Sabatino

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La parte gialla del governo giallo-verde batte il primo colpo. Il Consiglio dei Ministri su proposta del Premier Giuseppe Conte e sulla spinta del Ministro Luigi di Maio ha approvato il “Decreto Dignità” con l’intento di rivoluzionare il mondo del lavoro ma non solo. Tra i cambiamenti in programma, infatti, anche il divieto per il settore Gambling e giochi a premi, fatte salve le lotterie, di fare pubblicità su ogni mezzo di comunicazione (televisione, radio e internet) e nelle manifestazioni sportive (niente nome ai campionati e niente sponsor sulle maglie).

IL PARAGONE CON LA LEGGE N.165 del 1962 CONTRO IL FUMO

Il Governo attuale ritiene giustamente la ludopatia la degenerazione di un vizio nocivo, quello del gioco,  proprio come quello del fumo che già dal 1962 con la legge numero 165 ha visto il settore regolato impedendo alle aziende produttrici di tabacco di fare pubblicità e da sponsor.

IL MONDO DELLO SPORT PROTESTA

La tendenza degli ultimi anni vede un mercato completamente saturo di spot di società legate al gioco d’azzardo con addirittura le quote delle partite prima e durante i maggiori eventi sportivi. Addirittura allo stadio, mentre la partita è in corso, sui cartelloni compaiono le quote sul prossimo goal. Assurdo. D’altronde più i bookmakers diventano ricchi e più investono in pubblicità.

I presidenti delle squadre, calcio soprattutto, lasciano trapelare il loro malumore perché questo settore così ricco si era molto legato ad esse facendo respirare i bilanci di queste ultime. Con il Decreto Dignità che entrerà in vigore il 1° Gennaio 2019, le squadre di Serie A perderanno in tutto circa 120 mln di euro in sponsor. L’unica consolazione è che tutti gli accordi stipulati in precedenza saranno fatti salvi col rischio di vedere in futuro qualche “impiccio”. Vedremo accordi  stipulati prima dell’entrata in vigore che si scopriranno decennali?

 

COSA RISCHIA CHI TRASGREDISCE?

Un’ammenda del 5% del valore della sponsorizzazione e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, ad un importo minimo di 50.000 euro.

L’INGHILTERRA CI SEGUE?

L’Inghilterra è la patria delle scommesse e lì il binomio squadra-bookmakers è molto solido e molto remunerativo. La metà delle squadre di Premier League ha il nome di un book sulla maglia e i soldi delle sponsorizzazioni derivanti dal gambling sono parti al 17% del totale. Anche nella terra della Regina però le cose potrebbero cambiare.

E’ in programma infatti una riforma simile al Decreto Dignità tant’è che le grandi squadre inglesi stanno dando il mandato alle grandi aziende di marketing di procacciare sponsor di settori diversi per non farsi eventualmente trovare impreparate.

 

 

BASTA A COMBATTERE LA LUDOPATIA?

Molti hanno detto, forse in preda al panico, che questo decreto porterà di nuovo al “toto nero”. Sbagliato perché il palinsesto dei bookmakers non cambia affatto e si potrà continuare a giocare tranquillamente. Proprio questo però è il problema, la falla in una legge che dovrebbe essere a tutela del giocatore. Il fatto che non ci sarà più pubblicità basterà a combattere la ludopatia? Ad una persona già ludopatica, che quindi ha già un problema, fa differenza se c’è la pubblicità o meno delle quote, o va nell’agenzia sotto casa come sempre fatto? Questo decreto combatterà il nascere di nuovi ludopatici? Quanto l’iniziazione alla pratica dello scommettere che poi degenera in ludopatia è attribuibile agli spot e quanto invece al nucleo familiare o agli amici? Domande che dovrebbero far pensare il legislatore e riflettere sulla ratio legis di questo decreto.

A nostro avviso la pubblicità non è il primo male del gambling e principale causa della ludopatia. Secondo noi questa è attribuibile allo sconfinato palinsesto e agli infiniti mercati proposti dal bookmaker. Un esempio: con la schedina non si diventava ludopatici, con le scommesse si. Prima si poteva scommettere 1X2, Under/Over, Goal/No Goal, ora di tutto.

La reazione dello scommettitore medio davanti al bookmakers quando vede un nuovo tipo di scommessa è sempre lo stesso: “No, puoi giocare anche questo!”, “Che quota sballata, sono soldi regalati, ti pare che non fanno…”

E quando ti trovi poi a sperare che Messi finisca in fuorigioco perché hai scommesso che l’Argentina farà più di 2 offsides nella partita, sia se vinci sia se perdi, sia se giochi 2 euro sia se ne giochi 1000, sei già ludopatico e forse non è colpa della pubblicità ma del palinsesto che anche dopo il Decreto Dignità rimarrà lì, intatto, intonso, sempre pronto ad ammaliarti e soprattutto ammalarti.

 

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