Da domani potremmo chiamarla l’a-morale di Lotito. La “morale” ma con la prima lettera dell’alfabeto davanti, per distinguerla bene dalla “morale” e basta. Quella che tanto per intendere, potrebbe fare un prete, dopo aver letto le 150 pagine di motivazioni della sentenza della Cassazione sul processo di Calciopoli.

Dalla quale esce fuori di tutto, dallo “strapotere di Moggi” ad un ruolo incredibile, soltanto a pensarci, di Fini. Si, proprio lui, Gianfranco, l’ex presidente della Camera dei Deputati. Il quale, come scrivono gli “ermellini” del Palazzaccio, sarebbe intervenuto in alcune vicende, tra le quali a quanto pare, il salvataggio della Lazio nel campionato 2004-05 e “ con esiti positivi”.

Domanda: che significa “esiti positivi”? Ma il ruolo di Fini, da quanto si legge, sarebbe niente in confronto invece a quello di  Claudio Lotito. Il quale, se le motivazioni servissero come sceneggiatura di un film, avrebbe forse la parte del co-protagonista, dato che quella del protagonista principale, spetterebbe di diritto a Lucianone da Monticiano, alias Luciano Moggi.

Lotito, da quando lo conosciamo nelle vesti di numero uno biancoazzurro, ha sempre definito la sua presenza nel calcio, come quella di un “moralizzatore”. Come colui che avrebbe salvato la Lazio e ripulito il calcio dalle sozzerie degli anni precedenti. Adesso però la Cassazione ci racconterebbe un altro Lotito, completamente diverso da come si era presentato. Semplicemente, tutta un’altra persona. Il contrario dell’uomo tutto chiesa e villa San Sebastiano, che si era sempre presentato.

Ma cosa sarà successo? Stando al contenuto della sentenza di Cassazione, Lotito, neanche un anno dopo essere approdato nel mondo del calcio, avrebbe già capito come funzionava. O meglio come forse funziona ancora, il mondo del calcio in Italia. E quindi avrebbe, come scrivono i giudici, in barba alle regole elementari della sana competizione sportiva, messo in piedi una congerie di telefonate compromettenti” e “con manovre pressorie rappresentato un fenomeno degenerativo di condotte idonee all’alterazione di una gara”. E di tutto questo, ci sarebbero prove inequivocabili. L’attuale presidente di Lazio e Salernitana, all’epoca dei fatti, sarebbe stato pizzicato mentre al telefono chiacchierava con l’allora vice presidente della Figc Innocenzo Mazzini, un altro di quelli che venivano considerato i cavalli della scuderia di Luciano Moggi.

Lotito e Mazzini, non parlavano del più e del meno, e in una di queste telefonate Mazzini avrebbe garantito a Lotito che la sua “mediazione” sui quelli che erano all’epoca i designatori degli arbitri, cioè Bergamo e Pairetto, avrebbe “aiutato” la Lazio ad ottenere un occhio di favore. Lo stesso che invece i giudici di Cassazione non sembrano aver avuto nei confronti di Lotito del quale, giudicano il comportamento spiegando che non è chi non veda ai fini della rilevanza penale l’assenza di sostanziali differenze tra la condotta di chi offre o dà denaro a soggetti appartenenti ad un’altra squadra per assicurarsi la vittoria o il vantaggio in classifica e la condotta di chi persegua tale scopi in maniera più subdola”.

In un modo o nell’altro Lotito l’avrà comunque fatta franca. Per i reati che gli sono stati contestati, è infatti intervenuta la prescrizione. Adesso se vuole, il presidente della Lazio, potrà solo chiarire, gli aspetti torbidi di questa vicenda, a partire da questa sua auto-definizione di “moralizzatore”. Come se un amico lo incontrasse per strada e gli dicesse: “A Clà, com’era, er moralizzatore? Che te possino

FOTO: DAGOSPIA.COM

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