Aveva detto, una sera di maggio di 11 anni fa che il mondo del calcio non sarebbe più stato il suo. Che, quello che era successo e stava per succedere, gli avevano “tolto l’anima”. Undici anni dopo quel maggio caldo del 2006 che segnò per lui la fine del suo rapporto con la Juventus e il calcio italiano, Luciano Moggi da Monticiano (per gli amici Lucianone o Big Luciano), ex dg bianconero, per anni considerato il grande “dominus” del nostro calcio, è tornato ufficialmente nel mondo del pallone. Anche se lui di ritorno ufficiale non vuole proprio sentir parlare. “Darò solo qualche consiglio” si è limitato a dire Lucianone dall’alto dei suoi quasi ottant’anni. Ma la notizia del suo accordo di consulenza con il Partizan Tirana (ufficializzato guarda caso qualche settimana più tardi la sentenza del Consiglio di Stato che ha confermato in via definitiva la radiazione), non è passata inosservata. Come non possono passare inosservate le sue dichiarazioni che raccontano (come nel caso dell’ultima intervista a Libero rilasciata nel marzo scorso) la sua versione di Calciopoli.

L’ inchiesta, la più grande avvenuta nella storia del calcio italiano, che lo ha visto protagonista nel ruolo del grande accusato. Volevano farmi fuori e ci sono riusciti ha detto Moggi al quotidiano Libero (del quale è anche un collaboratore) diretto da Vittorio Feltri. E lo hanno fatto fuori, è vero. Perché Moggi oltre alle condanne penali si è beccato anche e soprattutto la radiazione dal calcio italiano. A vita. Ma l’impressione diffusa, anche a distanza di anni, è che fatto fuori Sansone alla fine, tanti filistei siano sopravvissuti. Se Moggi e l’ex ad bianconero Giraudo sono stati radiati, gli altri “pezzi da novanta” tra presidenti e dirigenti coinvolti nell’inchiesta sono ancora qua: come i fratelli Della Valle della Fiorentina, il patron della Lazio Lotito, l’ex ad del Milan Adriano Galliani. Non che dovessero pagare chissà che cosa (alla fine anche se poco ma hanno pagato pure loro) ma se come stabilito dai processi, il contesto di allora era di un sistema diffuso all’insegna del “così fan tutti”, non si può non dire che Moggi (che aveva tutte le sue colpe e venne considerato dalla Cassazione l’ideatore di un sistema di condizionamento delle partite) alla fine da possibile predatore si sia trasformato in preda. E che l’inchiesta di Calciopoli proprio come il precedente più illustre di Tangentopoli, sia servita a togliere di mezzo un sistema di malaffare sportivo dove però chi ha pagato, forse, lo ha fatto anche per gli altri.

Non bisogna ergersi (né tantomeno lo si vuole) a difensori di Luciano Moggi (che ha già i suoi bravi avvocati) per dire che né l’inchiesta né il processo siano riusciti a fare giustizia e chiarire del tutto come siano realmente andate le cose. Tra prescrizioni provvidenziali (come quella che ha salvato anche Moggi dall’accusa di associazione a delinquere già stabilita dalla Corte d’Appello nel processo penale di Napoli) e intercettazioni saltate fuori in un secondo momento (a processo penale già iniziato e grazie ai difensori di Moggi) che avrebbero tirato in ballo anche l’Inter (al quale venne assegnato d’ufficio lo scudetto della stagione 2005-06) e del quale parlarono anche, ospiti in una puntata della trasmissione Matrix condotta da Enrico Mentana, gli allora designatori arbitrali Paolo Bergamo e Luigi Pairetto. Dicendo di aver ricevuto telefonate anche da alcuni dirigenti nerazzurri. Ma anche l’Inter, come Moggi nel processo penale, potè beneficiare della prescrizione nei confronti della giustizia sportiva e dell’allora procuratore Palazzi che una volta aperte le indagini, alla fine, non volle chiedere il deferimento proprio perché i reati sportivi contestati all’Inter (illecito sportivo) erano caduti in prescrizione. E anche l’allora capo dei pm di Calciopoli Giandomenico Lepore disse che “se della Juventus abbiamo accertato per primi le responsabilità, gli imbrogli venivano anche da altri”. Molti dei quali, si potrebbe aggiungere, hanno continuato, e continuano ancora oggi, a far parte del mondo del calcio. Una volta proprio Moggi disse che una volta morto Sansone, sarebbe dovuto toccare anche ai filistei. Sansone è morto, ma che fine hanno fatto i filistei?

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