Il nostro viaggio sui campi del calcio minore si trasferisce questa volta in Lombardia. Siamo a Sesto Calende, in provincia di Varese, una bella cittadina sulle rive del Lago Maggiore, anzi proprio il posto dove le sue acque passano nel fiume Ticino per continuare la loro corsa verso il Po’.

Andiamo a casa della Sestese, società seria che non fa passi più lunghi della gamba, ha una prima squadra in Eccellenza che fa giocare sempre molti giovani del vivaio e combatte per mantenere la categoria. Il centro sportivo dove gioca la Sestese è degno di nota, oltre al campo più importante con annessa tribuna da 300 posti ce n’è un secondo sempre a undici e uno più piccolo, sintetico per la partite dei più giovani. Uffici, spogliatoi,bar, servizi, una sala stampa chiusa da un ampia vetrata in cima alla tribuna e tre campi da tennis.

E’ domenica mattina e non seguirò una partita della prima squadra, ma una gara di allievi regionali, contro la Varesina, società di Venegono che coi grandi gioca in Serie D. La tribuna si riempie lentamente mentre i giocatori scendono in campo, nel vero senso della parola perché l’edificio degli spogliatoi è posto su una collinetta e al prato, si arriva percorrendo  una breve discesa. Sono con lo Zio di uno dei calciatori della Sestese, uno dei miei più vecchi e cari amici, Giuseppe detto Pinuccio, anche lui un personaggio che con lo sport ha forti legami. Portiere fin da ragazzino all’oratorio e nelle giovanili del CSI nel calcio e per la bandiera della sua scuola media, la gloriosa GB Monteggia di Laveno Mombello ai Giochi della Gioventù nella pallamano. Non una scelta la sua ma un destino: qualche chilo di troppo e piedi non troppo buoni. Ancora portiere fino a quarant’anni nel calcio a 5 senza perdersi un torneo, e milanista doc, in passato assiduo frequentatore di San Siro. Adesso, da un po’ di anni over 50, acciaccato per   problemi alle anche, dopo aver provato col carrom, una sorta di biliardo indiano che si gioca da seduti tirando con le dita, è diventato un grande sportivo da divano e sa qualsiasi cosa non solo di calcio ma di parecchio altro, con una gran predilezione per gli sport invernali e il ciclismo.

Suo nipote Gianluca gioca con un numero importante, il dieci. A differenza dello Zio ha i piedi buoni e un fisico minuto. La partita inizia. La Varesina gioca il primo pallone e lo trasforma subito nel gol del vantaggio, un gran gol, un tiro dal limite dell’area che si insacca all’incrocio dei pali opposto. Il livello generale è buono, le squadre si affrontano a viso aperto. In tribuna sono tutti molto tranquilli, solo qualche  contestazione all’arbitro da ambo le parti, come inevitabile che sia. Finisce il primo tempo, le squadre raggiungono gli spogliatoi stavolta andando in salita.


Pinuccio mi racconta un episodio che non conoscevo e che testimonia ancora di più la sua passione per lo sport: al nostro paese, anni fa veniva organizzata una folle e bellissima manifestazione, la 40 ore. Per quaranta ore consecutive squadre giunte da tutta Italia si confrontavano in vari sport senza sosta, alternandosi sui vari campi. Giuseppe ovviamente ci andava ogni anno per fare il portiere al calcetto, ma una volta, dalle parti delle tre del mattino del secondo giorno il suo team aveva in calendario un match due contro due di basket e chi doveva disputarlo se ne era andato, distrutto dalla fatica. Se la squadra non si fosse presentata in campo sarebbe stata penalizzata e quindi andò lui a fare il secondo giocatore, disputando il primo e unico incontro di pallacanestro della sua carriera sportiva:

– Perdemmo senza segnare un punto, e rischiai di accecare gli avversari con le unghie quando saltavo in difesa per cercare di non farli tirare… toccavamo la palla solo per la rimessa dopo aver subito il canestro, ma almeno la squadra non subì punti di penalità. –

Inizia il secondo tempo, la Sestese preme alla ricerca del pareggio, e dopo venti minuti ci arriva. Si vorrebbe però vincere, visto che i bianco azzurri di Sesto Calende hanno ottenuto finora quattro pareggi e tre sconfitte, ma nonostante un buon finale arriva solo il quinto pareggio stagionale, per 1-1. I calciatori si avviano in salita alle docce, sulle tribune è tempo di saluti, si va a pranzo vista l’ora, mezzogiorno passato da poco.

 

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