Un tema che ultimamente sta avendo sempre più risalto a livello mediatico è quello del “calcio popolare”, un termine che per molti potrebbe risultare vago; il calcio popolare non è altro che la risposta dal basso, portata avanti dai tifosi, al calcio moderno, ormai distante per motivi quali divieti di ogni tipo, burocratizzazione, accordi sotto banco, scommesse. Io gioco pulito si è sempre interessato a queste realtà che rappresentano l’ultimo baluardo di un calcio che forse non c’è più.

Abbiamo incontrato Gianluca De Cesare, presidente dell’Ideale Bari Calcio, squadra di Seconda Categoria pugliese, che sta salendo alla ribalta delle cronache locali e nazionali non solo per aver abbracciato gli ideali del calcio popolare, ma anche per i risultati sportivi.

Quando e perché nasce l’Ideale Bari?

L’Ideale Bari calcio nasce il 28 maggio del 2012, all’indomani dello scandalo scommesse che travolse il calcio italiano, e in particolare il Bari, da un’idea mia e di altri ragazzi che frequentavano lo stadio che ormai non si rispecchiavano più nei valori che il calcio moderno offre.

Sicuramente lo scandalo scommesse è stato l’episodio più eclatante, ma c’erano anche altre problematiche, specialmente in ambito repressivo, ad esempio l’introduzione della tessera del tifoso e gli eccessivi controlli che non facevano più vivere liberamente la nostra passione. Così nacque l’idea di creare una squadra di tifosi gestita interamente dai tifosi, che potessero portare delle istanze che nel calcio professionistico non possono essere portate.

Essendo una squadra ad azionariato popolare, come è organizzata la società?

C’è un organigramma, un consiglio direttivo, chiaramente, ma le decisioni vengono prese dalla totalità dei soci, che come abbiamo già detto, sono anche i nostri primi tifosi. Voglio specificare che sono loro al centro del nostro progetto, vedono la partita e vengono coinvolti in ogni decisione della squadra, infatti un terzo dei soci della squadra figura anche nell’organigramma depositato in federazione.

Come riesce a sopravvivere la società nel mondo del calcio dilettantistico, in cui i soldi sono pochi e i costi di gestione sono molto alti? E com’è il vostro rapporto con le istituzioni?

C’è una quota di accesso iniziale, che viene versata ad ogni inizio di stagione da tutti i soci, che varia dai 70 ai 100 euro, principalmente in base alla disponibilità di ognuno; mensilmente poi versiamo dai 10 ai 20 euro. Ovviamente siamo aiutati da alcuni sponsor, senza i quali sarebbe difficile sopravvivere, dato che come costi totali, per mantenere una squadra in Seconda Categoria ci vogliono in media 15000 euro all’anno.

In generale, però, non è facile a livello dilettantistico fare calcio perché la federazione non ci aiuta. Costi onerosi di iscrizione, eccessiva severità burocratica, attuare, gestire e promuovere un progetto come il nostro all’interno di un sistema federale come quello della figc, in particolare in Puglia, non è facile, soprattutto a causa degli ostacoli burocratici che ci si pongono davanti.

Lo sponsor però non è uno degli elementi che caratterizzano proprio il calcio moderno?

Sì, questo è vero, ma ribadisco come siano indispensabili per sopravvivere a questi livelli. Ci tengo però a precisare che la sponsorizzazione non è scelta a caso, infatti diamo spazio esclusivamente a piccole e medie imprese che vogliono darci una mano, non troverete mai sulle nostre maglie il grosso speculatore di danaro, o ad esempio un centro scommesse.

I giocatori percepiscono rimborsi spese?

No, i nostri tesserati non percepiscono un centesimo, quando firmano per noi sanno perfettamente che dovranno fare dei sacrifici, ma quasi sempre accettano e sposano appieno i nostri ideali.

I tifosi/soci dell’Ideale sono tutti ex tifosi del Bari che hanno ripudiato totalmente la squadra?

Abbiamo sempre puntato sul fatto che il nostro progetto non fosse un’alternativa al Bari, bensì complementare. Mi spiego meglio. Arriva dove una squadra professionistica non può arrivare, ossia trasferte libere, niente accordi sottobanco, e di esempi ce ne sarebbero veramente molti, a partire proprio dal Bari che venne coinvolto nel calcioscommesse.

Quali sono gli obiettivi calcistici ed extra-calcistici dell’Ideale Bari?

L’obiettivo calcistico è quello di arrivare più in alto possibile, mantenendo sempre l’umiltà che ci contraddistingue. Non a caso quest’anno nonostante la concorrenza spietata siamo terzi e ce la giocheremo fino alla fine.

Chiaramente l’obiettivo extra-calcistico è quello di diffondere ad un raggio sempre più ampio di persone le istanze e i principi che caratterizzano la nostra società. Infatti siamo molto attivi nel sociale: organizziamo raccolte di indumenti con una Onlus locale, iniziative culturali, ma anche dibattiti, cineforum, e collaboriamo con la Fondazione Gabriele Sandri.

Siamo molto attivi affinché il nostro verbo possa essere capito da quante più persone possibili.

Quali differenze ci sono tra un tifoso di calcio popolare e un tifoso di una squadra di Serie A?

L’unica differenza è che il tifoso dell’Ideale è anche dirigente della squadra, cosa che in qualsiasi altra società, dai dilettanti alla Serie A è impossibile, perché pur avendo la stessa passione non può essere coinvolto direttamente. Per il resto anche i nostri tifosi sono di ogni estrazione sociale, con pensieri politici diversi, a noi non interessa, la nostra gradinata è uno spazio libero e può venire chiunque rispetti la nostra identità e i nostri ideali.

Per concludere, c’è qualcosa che recuperate dal calcio moderno?

Sì, assolutamente. La passione dei tifosi. La passione dei tifosi dovrebbe essere sempre al centro degli interessi ed è l’obiettivo di questo sport, è questa la cosa che recuperiamo dal calcio moderno, perché è da lì che nasce tutto questo.

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