Parma piange, Catania non ride, il pallone rotola non si sa dove. Potrebbe essere questo il titolo di un film che racconta la storia di questi ultimi due giorni di calcio italiano. Bisognerebbe scegliere il regista e, forse, data la trama tremendamente horror, la scelta potrebbe ricadere su Stanley Kubrik o Dario Argento. I luoghi delle riprese sarebbero necessariamente le città di Parma e Catania, rispettivamente sconvolte dalle vicende che riguardano, le squadre di calcio locali.

Nei giorni in cui il Dg della Figc Michele Uva aveva annunciato “l’inizio di una nuova era” per il calcio nostrano,  sono arrivate le due notizie che per il pallone di casa nostra, hanno gli effetti di due cazzotti nello stomaco.  La prima, annunciata da tempo, è il fallimento ufficiale del Parma Calcio, società storica della massima serie, già retrocessa, agonizzante da mesi, e aggrappata alla speranza che l’arrivo di un presunto cavaliere bianco potesse salvarla. Alla fine, dopo alcuni discussi passaggi di consegne, l’unico che si è presentato è stato Giampiero Manentiche più che “bianco” è sembrato un “cavaliere nero”, che avrebbe voluto fare l’affare mettendoci di tasca sua il becco di un quattrino. Questa è solo l’impressione, dato che di certo, c’è solo la notizia che Manenti, non ha fatto in tempo a mettere piede al Tardini, che è stato subito arrestato, per una vicenda di carte clonate.  Qualcuno allora dirà che era inevitabile che finisse così.

L’altra notizia, che è giunta poche ore dopo l’ufficialità del fallimento del Parma Calcio, è arrivata da Catania, e ha sempre a che fare con la giustizia. Altri arresti “eccellenti” sono avvenuti nel mondo del calcio. Questa volta è toccato ad  Antonino Pulvirenti, da anni patron del Catania. Con lui, sono stati arrestati anche, altri 6 dirigenti della squadra etnea. L’arresto è avvenuto nella mattinata di oggi e la richiesta è arrivata dalla Procura di Catanzaro che sta indagando su una serie di partite sospette, che sarebbero state “comprate” e a vantaggio proprio del Catania.

La tesi della Procura è che grazie a queste partite, il Catania è potuto rimanere in serie B, scongiurando il rischio di retrocedere in Lega Pro. A conferma di questa tesi, il contenuto di alcune intercettazioni, pubblicate sul sito del Fatto Quotidiano, in cui il presidente del Catania al telefono con l’ex direttore sportivo Delli Carri, farebbe riferimento “parlando in codice” ad alcune “partenze di treni” che  secondo la tesi della Procura, in realtà, altro non erano che riferimenti alle partite da comprare. Tra le conversazioni intercettate ce ne sarebbe una che coinvolgerebbe in modo particolare Pulvirenti. “ Se non ci pensavamo noi – avrebbe detto il presidente del Catania al telefono con l’ex dg Delli Carri– per queste 5 partite eravamo già retrocessi”.

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