Giorni intensi per Josè Mourinho. L’ex tecnico dell’Inter, oltre ai pensieri legati al suo approdo al Manchester United e la necessità di un mercato all’altezza per poter conquistare la Premier League già dal primo anno, deve fare i conti con una situazione che risale alla scorsa stagione, ai tempi in cui era ancora allenatore del Chelsea.

E’ notizia di poche ore fa, infatti, che l’allora responsabile dello staff medico Eva Carneiro abbia rifiutato un risarcimento di 1,5 milioni di euro da parte dei Blues nell’ambito di una causa intentata dalla bella dottoressa nei confronti del club di Londra e dello Special One che, a quanto si dice, sia stato il primo responsabile del licenziamento della stessa.

Le motivazioni del contenzioso vanno ricercate in un episodio accaduto durante un match di Premier contro lo Swansea. Durante uno scontro di gioco, la Carneiro, entrata in campo a soccorrere un giocatore, avrebbe sentito da parte del tecnico portoghese un insulto, a suo dire, sessista. Che i rapporti tra Mourinho e la Carneiro non fossero buoni è cosa risaputa avendo lo stesso Josè accusato il medico nativo di Gibilterra di essere una delle cause del flop del suo Chelsea, avendo rapporti troppo intimi con alcuni giocatori ( dello stesso avviso anche l’ex fidanzato). Tornando ai fatti, la frase dello scandalo sarebbe “filha da puta” che lascia poco spazio a facili traduzioni. La Football Association ha già scagionato Mourinho dall’accusa di discriminazione dopo aver consultato un esperto di linguistica portoghese, aggiungendo anche che attraverso i video della partita non si può stabilire con esattezza il destinatario della frase ingiuriosa.

Al riguardo Josè ha confermato di aver esclamato l’ingiuria non nei confronti della Carneiro, ma in generale a causa della concitazione della partita. Il legale del medico, Mary O’Rourke, ha dichiarato che la sua assistita è convinta del contrario, essendo l’unica donna nel rettangolo di gioco e per questo, è decisamente intenzionata a portare avanti la causa e trascinare lo Special One in tribunale.

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