Calcio e politica. Due mondi teoricamente così lontani ma spesso vicinissimi. Un mondo composto da uomini ancor prima che da atleti e che quindi, in quanto uomini, possono manifestare idee sociali e politiche. Questo connubio, tuttavia, al giorno d’oggi sembra spaventare sia la platea dello sport più popolare al mondo sia i suoi addetti ai lavori, i quali spesso cercano di divincolarsi da questioni che definiscono banalmente come “extracalcistiche”. Proprio in questo contesto si colloca Minuto Settantotto, progetto editoriale fondato da Alessandro Colombini che settimanalmente tratta argomenti spinosi da un punto di vista politico chiaro, deciso e coerente. Un modo di raccontare il calcio coraggioso da parte di un progetto orgogliosamente di nicchia che però sta sempre più diffondendosi. Abbiamo fatto così quattro chiacchiere con l’intero collettivo.

«Il blog è stato aperto da Alessandro», affermano i ragazzi, «desideroso di avere uno spazio nel quale parlare liberamente di due delle sue principali passioni: il calcio e la politica». Un progetto che attualmente viaggia su due binari paralleli: da un lato il sito internet, dall’altro pagina Facebook e profilo Twitter. Se sul portale principale la redazione racconta una storia a settimana, sui canali social essi raccolgono notizie che legano calcio e politica nel mondo. «E sono molto più numerose di quanto si creda», affermano. Vietato chiedere loro di scindere queste due sfere. Cosa rispondono infatti a colo che avanzano questa richiesta? «Che non hanno capito il tipo di blog/pagina che hanno davanti», sostengono, aggiungendo anche che «noi peraltro dichiariamo subito il nostro approccio ma evidentemente non tutti si prendono un po’ di tempo per leggere le informazioni che forniamo». Da lì quindi un’altra accusa frequente, ovvero quella di essere “spocchiosi”. «Ci teniamo a chiarire che ci confrontiamo con tutti», continuano, «anche con persone ideologicamente lontanissime da noi ricorrendo al ban solo in occasioni rarissime». «Fa comunque piacere quando qualcuno ci dice che, pur non vedendo calcio e politica come due mondi vicini, apprezza il nostro modo di parlare di pallone», dichiarano orgogliosamente, «in quanto significa che il lavoro che portiamo avanti è comunque importante».

Perché spesso si ha così paura di associare politica e calcio, arrivando ad utilizzare aggettivi come “apolitico”? «Per noi tutto è politica, a maggior ragione uno sport come il calcio che unisce miliardi di persone in tutto il mondo». Il loro obbiettivo dichiarato è proprio quello di smontare la visione di chi «non riesce a considerare ogni cosa connessa e ragiona a compartimenti stagni». «La paura di associare campi apparentemente differenti ce l’ha invece chi governa», sostengono i ragazzi, «questa è l’epoca del disimpegno ed alla classe dirigente fa comodo che lo resti a lungo». Automatico il collegamento all’affaire tra Paolo Di Canio e SKY, che ha portato l’ex calciatore laziale prima ad essere allontanato dall’azienda e poi ad essere reintegrato. «La figura meschina l’ha fatta in primis SKY», affermano, «che ha mostrato al pubblico che ad alti livelli l’antifascismo è ipocrisia allo stato puro». «Un teatrino nauseante e veramente inutile», continuano, in quanto prima il colosso televisivo ha messo sotto contratto Di Canio «certamente consapevole del tipo di personaggio che stava portando in azienda», per poi «far finta di rimuoverlo per un tatuaggio che chiunque sapeva avesse su quell’avambraccio da anni». Sul fatto che l’ex bomber biancoceleste non abbia mai nascosto la sua posizione ideologica non ci sono dubbi, ma una cosa è certa dal loro punto di vista: «La sua intervista riparatrice è stata vergognosa, specie per uno che si è sempre vantato di avere un’ideologia di ferro».

Che la connotazione politica della pagina sia di matrice sinistrorsa, utilizzando una forse ingenerosa semplificazione, è chiaro a chiunque inizi a curiosare negli archivi. Di conseguenza, alla domanda riguardo i giocatori di tale ideologia che più li ha emozionati si apre evidentemente una sorta di “cassetto dei ricordi”. Gianmarco ricorda con piacere due giocatori contemporanei come Jamie Carragher e Riccardo Zampagna, «in particolare per le struggenti parole di quest’ultimo sul padre e sull’acciaieria di Terni». Edoardo, invece, viaggia indietro nel tempo citando Bruno Neri e Bruno Scher, rispettivamente «mediano-partigiano ucciso in combattimento dai nazisti» e «istriano che pagò la scelta di non aggiungere una “i” al cognome». Infine, Alessandro non si limita a citare un singolo calciatore: la sua scelta ricade sui croati dell’RNK Spalato, «i cui membri combatterono nella Guerra Civile spagnola al fianco delle Brigate Internazionali e che nel 1939 si sciolse temporaneamente per permettere a giocatori e dirigente di entrare nelle formazioni partigiane di Tito». A questo punto altre due domande sorgono spontanee: quale il giocatore di ideologia “sinistrorsa” che più li ha delusi ed il giocatore di ideologia invece “destrorsa” che invece li portati a fare valutazioni differenti. Per quanto riguarda la prima curiosità al risposa ha un nome ben definito: Paul Breitner, il quale «divenne famoso come il Maoista ritrattando però in seguito molte delle posizioni politiche assunte da giocatore». Per quanto riguarda, infine, il secondo quesito la risposta è ancora più netta: «Francamente nessuno, anche perché di solito i calciatori di destra sono personaggi inqualificabili».

Perché in Italia la composizione delle curve è più tendente al “nero” rispetto che al “rosso”? «Si tratta di una domanda molto complessa», esordiscono, «alla quale non basterebbero due o tre pagine per rispondere in modo esauriente». «Semplificando all’estremo», cercano di sintetizzare i ragazzi, «possiamo dire che la colonizzazione delle curve da parte della destra è dovuta sia al loro “lavoro” all’interno di tante realtà ultras», ma anche al «marcato distacco con cui troppe volte realtà di sinistra hanno guardato il calcio e i gruppi organizzati». Va comunque ricordato, secondo il collettivo, che «tutta la società italiana e non solo registra in questo momento uno spostamento verso destra sulla scorta di istanze xenofobe e razziste esasperate dalla crisi economica». «Le curve rispecchiano solo quello che accade nel Paese», concludono. C’è similitudine tra il rapporto gerarchico tra i componenti all’interno dei gruppi ultrà ed un metodo decisionale “fascista”? «Questa similitudine secondo noi non esiste», affermano i ragazzi. «Tante realtà di sinistra sono perfettamente organizzate» e «gruppi “rossi” sono espressione di città con forti tradizioni di sinistra», come per esempio Livorno e Trani. «In questi contesti un inserimento della destra è del tutto improbabile», concludono.

Nell’ultimo periodo si sono esposti politicamente più giocatori italiani o stranieri in Italia. Basti pensare a Giandomenico Mesto in Grecia sui migranti, ma anche recentemente a Borja Valero e Iago Falque circa la loro ideologia politica. Che idea si sono fatti di ciò i ragazzi del collettivo? «Diciamo che negli ultimi mesi», affermano, «ci sono stati vari esempi positivi di ragazzi che hanno preso le distanze dal modello imperante del “calciatore bomber” o del “calciatore ignorante”». Da un lato «Mesto ha rilasciato un’intervista di una sensibilità non comune», dall’altro «Borja e Iago hanno dimostrato che in Spagna la tradizione di giocatori pensanti è ancora viva». «Qualcosa si muove», continuano, aggiungendo amaramente però che «spesso sono le società a vietare ai giocatori di fare determinate dichiarazioni»: «un “dipendente” che rende pubblico il proprio pensiero», concludono, «per i club-azienda rappresenta un intralcio non da poco specie se conflittuale».

Quale il giocatore che più incarna lo spirito del progetto? «Jürgen Sparwasser è il simbolo di Minuto Settantotto ed a lui dobbiamo il nostro nome», affermano. Facile intuirne il perché: «non capita tutti i giorni di abbattere il capitalismo con un goal come fece lui ai Mondiali del ’74», segnato contro lo Germania Ovest. Ma sono anche altri i giocatori che trovano spazio sia nel cuore dei redattori sia nei loro articoli: Socrates, Paolo Sollier, Deniz Naki e Riccardo Zampagna, «che abbiamo nel cuore ed al quale è dedicato il sottotitolo del blog». Quale invece l’aforisma che sintetizza meglio il loro spirito? «Non si può ridurre il calcio al risultato, così come non si può ridurre l’amore all’orgasmo», storica frase di Ángel Cappa, giocatore ed allenatore argentino, nonché marxista di “fede”.

Quali i progetti e le prospettive future del collettivo? «Non seguiamo alcun programma e viviamo alla giornata», affermano orgogliosamente, «felici che il nostro progetto raccolga consensi e cresca ogni giorno di più». «Senza falsa modestia», concludono, «Minuto Settantotto inizia ad essere il punto di riferimento per chi nel calcio vede più di uno sport e noi ne siamo veramente orgogliosi».

 

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