A ventiquattro ore dall’ordinanza che ha portato all’arresto dieci persone nell’ambito dell’indagine sul calcioscommesse e il ruolo della camorra nel truccare partite del campionato di Serie B, il difensore campano del Genoa e della Nazionale, Armando Izzo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, si difende dalle accuse mosse dagli inquirenti. Direttamente dal ritiro azzurro, Izzo, che è cresciuto a Scampia, periferia popolare di Napoli, tuona: “Non ho mai pensato di truccare una partita”, riprendendo un discorso già affrontato tempo fa sulla difficoltà che un giovane calciatore ha, abitando in un quartiere così, di cadere nella tentazione di venire avvicinato dai clan camorristici.

Continua dicendo di aver appreso la notizia direttamente sui giornali e di essere completamente estraneo alla vicenda. Aggiunge, inoltre, che nelle partite incriminate, Avellino-Reggina e Modena-Avellino, era infortunato e non aveva preso parte alle sfide. Ma, secondo il racconto dei pentiti, Izzo sarebbe stato il contatto tra il Clan Vanella Grassi, a cui sarebbe imparentato, e l’Avellino in cui giocava all’epoca.

Secondo le indicazioni del pentito Antonio Accurso, boss dei Vanella Grassi tra il 2007 e il 2010, Izzo, già ai tempi della Triestina, aveva dato disponibilità per una combine, ma non se ne fece nulla. Sempre secondo i collaboratori di giustizia si evidenzia come il calciatore volesse abbandonare il mondo dello sport e affiliarsi con la Camorra, salvo poi desistere su indicazione dello zio Salvatore O’Marenar, uno dei presunti boss del clan che voleva per lui una carriera nel calcio, visto il talento e il volere del padre di Izzo, prematuramente deceduto.

Le accuse per adesso restano tali e devono essere confermate, ma il giocatore è certo del lavoro della magistratura e di poter chiarire la sua posizione.

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