Connettiti con noi

Calcio

Calcio e arte, da Milano l’AS Velasca lancia la sua sfida alle stelle

Valerio Curcio

Published

on

A Milano c’è una squadra veramente unica al mondo. E non ce ne vogliano i tifosi rossoneri o nerazzurri se per una volta non si parla di uno dei pluridecorati club a strisce. La squadra a cui diamo spazio porta il nome e il simbolo della Milano postmoderna, della Milano del cambiamento costante, della Milano che si può odiare o amare, ma che non può lasciare indifferenti. Proprio come la Torre Velasca.

È difficile rendere un’idea del progetto in poche righe. Bastino per ora queste informazioni propedeutiche: 1) L’AS Velasca è una squadra milanese di calcio amatoriale; 2) L’AS Velasca ha la peculiarità di essere al contempo un progetto sportivo ed artistico; 3) L’AS Velasca è un club dilettantistico ma la sua identità visiva è curata in ogni dettaglio da numerosi artisti con eccellenti risultati; 4) L’AS Velasca nasce dal rifiuto e dalla disillusione verso il contemporaneo sistema-calcio dominato dal business e dall’entertainment.

Per conoscere qualcosa in più di questo giovane progetto abbiamo contattato il presidente dell’AS Velasca, Wolfgang Natlacen.

 

mostra

 

Wolfgang, cos’è l’AS Velasca?

È la cosa più chiara e al contempo vaga possibile: il calcio per noi è una forma d’arte. Questa è la base, il principio. Definire l’arte è difficile, il calcio pure, quindi non chiedermi di farlo. C’è una frase di Bukowski ci descrive bene: «Lo stile è una risposta a tutto. È un nuovo modo di affrontare un giorno noioso o pericoloso. Fare una cosa noiosa con stile è meglio che fare una cosa pericolosa senza stile. Fare una cosa pericolosa con stile è ciò che io chiamo arte».

Vi riconoscete in un movimento transnazionale di opposizione a ciò che viene (semplicisticamente) chiamato calcio moderno?

Il Velasca nasce come reazione a tutto ciò. La maggioranza dei dirigenti sono o erano tifosi del Milan, persone che non provano più il piacere di un tempo nel seguire la Serie A. Ma il Velasca non combatte direttamente il calcio mainstream: è un’alternativa. Aggreghiamo soprattutto persone mai o non più interessate al calcio. Oppure chi lo segue freddamente solo per un senso di dovere verso la propria squadra del cuore. Sono tifosi che vogliono cambiare aria ma che non hanno mai trovato sbocchi, ora col Velasca ci stanno riuscendo.

Per un’associazione di calcio dilettantistico la vera partita è sopravvivere. Come sopravvive il Velasca?

Il Velasca sopravvive grazie ai suoi tifosi e agli artisti. Gli artisti che collaborano con noi creano oggetti utili che altri club sono costretti a comprare. Così è stato ad esempio per il tabellone per i cambi, la fascia da capitano, le bandierine per i guardalinee: sono tutte opere di artisti differenti. Inoltre la nostra maglia, a dispetto del prezzo accessibile, è un’opera d’arte in edizione limitata. Così i nostri tifosi diventano “collezionisti” del club.

Infine, ogni anno abbiamo uno sponsor artistico: oltre a quelli che collaborano con il club, ogni stagione c’è un artista-sponsor differente. Ci aiuta economicamente e stampa sulle maglie una sua opera, proprio lì dove i club normali mostrano il main sponsor. Ma forse più che artista-sponsor dovrei definirlo mecenate: un artista che fa da mecenate a un progetto calcistico, un’inversione di ruoli interessante.

giocatori

Ho letto che volete divenire la terza squadra di Milano. Suppongo che non sia solo un intento sportivo, ma che abbia a che fare con l’immaginario collettivo dei tifosi. È così?

Hai già dato la risposta. Per me possiamo diventare la terza squadra di Milano continuando a fare il campionato del CSI.

Probabilmente siete il club dilettantistico italiano che più ha curato la propria brand identity. Questo è un aspetto trascurato da molti club di calcio amatoriale e professionistico.

L’identità visiva del club è il mezzo per uscire dall’anonimato, per farsi conoscere e riconoscere. Un esempio? Il font dei numeri sulle nostre maglie è stato creato da Francesco Fioretto rispettando le proporzioni e le forme della Torre Velasca. Il lato sportivo è importante, ovviamente i tifosi ci tengono e vogliono vincere le partite, ma noi vogliamo essere qualcosa di più che una squadra che milita in una categoria qualsiasi del calcio italiano. Guarda il Sankt Pauli: quanti dei suoi estimatori sanno in che serie gioca questa stagione? Non lo sanno perché il Sankt Pauli è oltre i propri risultati sportivi.

Anche io penso che da questo punto di vista molte squadre, anche in Serie A, siano molto indietro rispetto a noi. Altre poi, come Inter e Milan, fanno proprio il contrario del Velasca. Accanto al supermercato nello stadio ci mettono la galleria d’arte… Ma non è mecenatismo, è art-washing.

maglie

Bene, è arrivato il momento di dirci chi è l’artista-sponsor di questa stagione e cosa ha pensato per le maglie 2016-17.

Il nostro sponsor è l’artista francese Zevs, famoso per la sua “liquidazione” di grandi marchi. Per lui liquidare i marchi significa ucciderli. Ha iniziato a farlo nel 2005, facendo colare il logo Nike. Per il Velasca ha avuto l’idea di sovrapporre nella prima maglia il logo Nike a quello Adidas e viceversa nella seconda.

Nike e Adidas sono due marchi che alimentano il calcio-business, due marchi che si combattono e si annullano a vicenda, anche qui a Milano, dove si sono spartiti Inter e Milan. Così anche sulle nostre maglie si annullano a vicenda. E i due colossi, colando, muoiono, proprio come stanno lentamente morendo Inter e Milan. La cosa si complica perché questi due marchi si annullano a vicenda su un prodotto di un terzo marchio, il nostro sponsor tecnico Hummel.

È interessante il fatto che sia Nike che Adidas abbiano già da tempo copiato l’idea di Zevs, vendendo magliette con i marchi colati. La cosa più bella, dunque, è che gli sponsor tecnici di Inter e Milan hanno copiato Zevs, che però è presente in originale sulla maglia della terza squadra di Milano. Ora rido, ma è una cosa seria: noi ci consideriamo rappresentanti del calcio autentico e l’opera autentica è proprio sulle nostre maglie. E ti dirò di più: se guardi la maglia del Milan di quest’anno… cola.

Se doveste crescere molto come progetto tecnico, passereste mai dal dilettantismo al professionismo?

Se facciamo passo troppo lungo, è normale che inciampiamo, quindi per ora procediamo lentamente senza pensare ad obiettivi troppo distanti. Però allo stesso tempo ti dico: noi viviamo con un piede nel sistema e uno fuori. Ci opponiamo al calcio moderno ma la FIFA ci ha cercato per girare un cortometraggio su di noi. Se il club vuole crescere dovrà rispettare certi regolamenti, ma senza piegarsi: per noi è fondamentale crescere in maniera coerente con le idee che sono alla base del Velasca. Non ci poniamo limiti.

È più facile far apprezzare il calcio a un artista o l’arte a un calciatore?

La prima scommessa vinta dal Velasca è stata quella di avvicinare questi due mondi, che tuttavia non sono affatto lontani. Il calcio, come l’arte, è un ambito di massa ma pur sempre di nicchia. Il calcio stesso è pieno di esempi di giocatori-artisti, come Eric Cantona.

Molti artisti hanno sposato il progetto dicendo: il calcio è come una tavolozza per i colori. E allo stesso tempo i tifosi vivono l’attesa per scoprire le nuove maglie, trattandole come vere e proprie opere d’arte. Tra le persone che ci seguono, quelle più legate all’arte vivono la partita del Velasca come uno spettacolo, quasi una performance. I tifosi prettamente calcistici invece hanno la possibilità di scoprire l’arte contemporanea. Siamo un ponte fra due mondi.

sciarpa

“Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle! ”  F. T. Marinetti

Comments

comments

Calcio

Koulibaly, una rincorsa lunga una telefonata

Ettore zanca

Published

on

C’è chi dice che il treno delle occasioni passa una volta sola. E se non siamo bravi a prenderlo, la nostra vita non avrà la direzione che speravamo. Ogni scelta è un viale alberato o una discarica a seconda della scelta precedente. E invece c’è chi dice che a dispetto di futuro e coniugazioni varie, il nostro destino è segnato e va contro il nostro sbattergli la porta in faccia.

Oddio, il signore qui sotto il destino lo ha proprio sfidato, rischiando che fosse pure permaloso. Più che la porta in faccia, gli ha sbattuto il telefono in faccia.
Quel viso in foto, da ieri lo avete tutti familiare. Kalidou Koulibaly, senegalese, difensore del Napoli di Sarri. Angelo d’ebano sceso dal cielo ad incornare la palla che ha riaperto una stagione. All’ultimo respiro ha trafitto la Juve in casa sua, riaprendo i giochi per lo scudetto e creando paradisi artificiali di prostrazione e gioia orgasmica a seconda della prospettiva.

Ma fermiamo un attimo tutto. Come ci è arrivato Kalidou su quella palla? Su calcio d’angolo, direte voi. No, non dicevo quello, perchè per arrivare lì, il ragazzo è partito da lontano e ha rischiato di non arrivare. La sua rincorsa parte dal 2014. Si trova a casa e riceve una telefonata. Dall’altro lato una voce dice: “pronto, sono Rafa Benitez, allenatore del Napoli, vorrei sapere se sei interessato a venire a giocare da noi”, la risposta è di quelle che lascerebbero interdetto anche un maestro zen: “piantala con questi scherzi, dai vieni a casa che ti aspetto, smettila, non ci casca nessuno”, e Kalidou, sorridendo, mette giù. La voce richiama, riproponendo lo stesso refrain, dice di essere davvero Benitez e di allenare il Napoli, ma niente, nuovamente “smettila dai, non è bello questo scherzo”, e giù la cornetta.

Kalidou era convinto che a chiamarlo fosse un suo amico che gli faceva continuamente scherzi telefonici, aveva chiuso e si era rimesso seduto a guardare la tv. Dopo cinque minuti riceve un messaggio del suo agente: “sta per chiamarti Benitez, deve parlarti, rispondi al telefono”. A quel punto la disperazione, che dura poco per fortuna, perchè Benitez dimostra che “poscia più che la permalosità, potè insistere” parafrasando Dante. E ritelefona. Stavolta Kalidou si scusa quasi in ginocchio e ascolta l’allenatore del Napoli. Ecco da dove arriva tutta la rincorsa per quel gol. Capite bene che dare un colpo di testa dopo questo correre non poteva che essere una sassata. Ma Kalidou è recidivo però.

 

Qualche tempo dopo un magazziniere del Napoli lo avvicina e gli dice: “Kalidou, mi dai una tua maglia? me l’ha chiesta Maradona”, capirai, stavolta è uno scherzo davvero, Kalidou è generoso però, per cui prende la maglia ma ammonisce: “se volevi la mia maglia potevi chiederla senza tante scuse, poi addirittura che la voglia Maradona, dai…”, appunto, dai. Qualche giorno dopo Kalidou riceve un messaggio, contiene una foto. Diego Maradona con la maglia di Koulibaly, Diego gli ha scritto e lo ringrazia per il dono.

Vai a fidarti di chi dice che siamo artefici del nostro destino. Qui il destino è arrivato sfondando la porta e entrando di prepotenza. Più o meno come ha fatto Kalidou dopo una corsa, con quella sassata di testa nella porta bianconera. Veniva da lontano, nonostante tutto.

Comments

comments

Continua a leggere

Calcio

JAKO & IoGiocoPulito: Una partnership per riscoprire i valori ed il sogno sportivo

Utente

Published

on

Un’azienda importante come JAKO ha scelto anche IoGiocoPulito.it come strumento di comunicazione e partner editoriale per riportare sul mercato italiano un rinnovato messaggio che abbia lo scopo di veicolare l’educazione e la cultura sportiva.

Lo Sport, qualsiasi esso sia, e a qualunque livello venga praticato, non è solo questione di allenamento e abnegazione. Nel futuro delle discipline un ruolo sempre più centrale per l’ottenimento delle performance desiderate viene ricoperto dai materiali utilizzati, dalle tecniche di prevenzione, dalle tecniche di educazione e dalle tecnologie e le scienze connesse.

JAKO è un brand di abbigliamento e non possiamo negare che il fattore determinante per una prestazione di alto livello è spesso rappresentato dall’equipaggiamento dell’atleta;  la seconda pelle con cui uno sportivo deve potersi sentire a proprio agio, supportato dall’utilizzo di uno strumento in grado di migliorare il proprio benessere fisico e quindi anche mentale. Jako, società leader nel mercato tedesco (il suo know how d’eccellenza l’ha portata ad essere uno dei marchi più riconosciuti e apprezzati per quel che riguarda lo Sportswear e il Teamwear in Germania) è tutto questo, ma non solo.

Pronta a sbarcare anche nel mercato italiano, ha il grande merito di non voler puntare ad una comunicazione puramente commerciale o di prodotto, ma di voler in primis favorire la diffusione di quegli stessi principi educativi e tecnici che hanno permesso al calcio teutonico di divenire il primo movimento Europeo per quanto riguarda l’innovazione, la cultura e l’educazione allo sport come strumento di crescita.

“Il nostro obiettivo  è quello di poter dare alle scuole calcio, alle realtà associative di altri sport e discipline, strumenti e contenuti con cui informarsi per formare attraverso i giovani e giovanissimi i campioni del futuro dell’Italia”. Matteo Di Medio – Resp. Redazione IoGiocoPulito.

Non è un caso se JAKO è partner tecnico in Bundesliga di squadre del calibro del Bayer Leverkusen, Hannover 96 e Darmstadt le quali hanno scelto i prodotti dell’azienda tedesca per vestire le proprie squadre.  E non è un caso neanche se, grazie alla propria politica educativa, è leader in Germania anche nel Teamwear cioè nella fornitura di abbigliamento tecnico per l’attività sportiva di squadre, scuole e associazioni.

“Per noi di IoGiocoPulito questa è una grande opportunità per potenziare il lavoro che da anni portiamo avanti con dedizione e perseveranza. Con l’obiettivo di essere sempre trasparenti e puntuali sugli argomenti trattati. JAKO ci da oggi l’occasione di riportare ai nostri lettori qualcosa che nel giornalismo sportivo e nella comunicazione sportiva sembra essere perso in un limbo: il sogno di essere campioni, anche se per pochi minuti, compiendo un gesto atletico, un’impresa personale o collettiva. E noi non tradiremo né la loro, né la Vostra fiducia, quella di più di un milione di lettori.”

Giorgio Mottironi – Resp. Marketing & Sales IoGiocoPulito.

JAKO dunque supporterà l’attività giornalistica di IoGiocoPulito al fine di produrre contenuti che possano rappresentare un valore unico per i nostri lettori e che siano in linea con la nostra mission e con la loro. Avremo l’opportunità di lanciare nuove rubriche, portare i nostri giornalisti a contatto con tutte le realtà eccellenti del nostro panorama calcistico ed internazionale (personaggi e squadre), parlare di tecnica, educazione, dunque per dare maggiore consapevolezza ad appassionati, praticanti ed aspiranti professionisti di quale deve essere un cammino di formazione e crescita nel mondo dello SPORT.

 

JAKO è un’azienda altamente tecnologia, e la sua innovazione si riscontra non solo nel prodotto finale ma anche nella gestione dell’azienda e dei processi, oltre che delle proprie risorse. I vantaggi competitivi che ha raggiunto grazie all’uso di robotizzazione di ultima generazione li investe completamente nella sua mission sociale e nel miglioramento del servizio e nel  trattamento di dipendenti e fornitori.

Oltre alla qualità indiscutibile del prodotto, il servizio al top, la profondità dell’assortimento, la disponibilità dei prodotti 365/24, consegna dei prodotti velocissima, e una professionalità di alto livello sono i segni distintivi e il focus del marchio. 300 articoli e 30.00 varianti colore sono una gamma di prodotti in grado di poter soddisfare le esigenze di uomini, donne e bambini che praticano calcio, running, basket, volley, palestra, tennis, oltre a molti prodotti per il tempo libero.

Comments

comments

Continua a leggere

Calcio

Giornata Mondiale del Libro: 10+1 opere sul calcio che devi leggere

Canorro

Published

on

A partire dal 1996 il 23 aprile si celebra la Giornata Mondiale del Libro, un’occasione per incentivare la lettura e la riscoperta della carta stampata per le nuove generazioni, specie in un periodo come questo in cui il digitale è entrato prepotentemente nelle nostre vita, mettendo da parte l’esperienza di lettura che solo un libro può regalarci.

Ecco Dieci libri dieci (il numero per eccellenza di ogni fantasista che si rispetti) che negli anni sono diventati indispensabili per coloro che vogliono avere una libreria dedicata al calcio.

Partiamo con un evergreen, la biografia di Zlatan Ibrahimovic edita da Rizzoli (396 pagine, 5.90 euro), scritta dal campione svedese con il giornalista David Lagercrantz. “Io, Ibra”, questo il titolo del volume, contiene centinaia di aneddoti legati a luoghi e personaggi da scoprire. Partendo dall’infanzia, Ibrahimovic racconta i suoi numeri fuori e dentro il campo, gioie e follie di una vita sopra le righe. Interessanti, poi, due biografie dedicate ai fuoriclasse simbolo del Barcellona e del Real Madrid: “Pulce, la vita di Lionel Messi” (736 pagine, 17.90 euro) e “CR7” (406 pagine, 19.99 euro), edite da Piemme e scritte entrambe da Guillem Balague, giornalista spagnolo che collabora con varie tv e quotidiani sportivi. Nei libri si esalta il talento dei fuoriclasse, ma anche il loro cuore e una “testa” fuori dal comune.

Per gli appassionati di Premier League, particolarmente sfiziosa è la storia di sir Alex Ferguson narrata nel volume “La mia vita” (Bompiani, 464 pagine, 15 euro); il più grande mister nella storia del calcio inglese – ha allenato giocatori di livello assoluto come Roy Keane, Ryan Giggs, Eric Cantona, Cristiano Ronaldo e David Beckham, solo per citarne alcuni – si racconta per la prima volta. Ed è lo stesso Ferguson a curare la prefazione di “Pep Guardiola, un altro modo di vincere” (Libreria della Sport, 352 pagine, 17.90 euro), la biografia dedicata ad uno degli allenatori più carismatici e vincenti del mondo. Un racconto, anche qui scritto da Balague, che va in profondità nel tratteggiare l’attuale mister del Manchester City. Lo stesso principio di approfondimento (non banale) ha ispirato Carlo Ancelotti che, insieme al giornalista Alessandro Alciato, ha scritto l’autobiografia “Preferisco la coppa” (Rizzoli, 266 pagine, 5.90 euro).

Attenendosi semplicemente ai risultati, Carletto da Reggiolo ha vinto praticamente tutto. Eppure, la sua carriera non è stata sempre in discesa… E ancora, due volumi interessanti su due ex grandi protagonisti della Juventus: “Andrea Pirlo: penso quindi gioco” (Mondadori, 140 pagine, 10 euro) e “Metodo Conte” (Vallardi, 192 pagine, 9.90 euro), entrambi scritti dall’ottimo Alciato.

Se vuoi provarci fallo fino in fondo” (Rizzoli, 272 pagine, 17 euro) è invece il titolo del libro dedicato dal giornalista Malcom Pagani a mister Claudio Ranieri e al suo Leicester. Dai campetti di Testaccio all’incredibile impresa della vittoria nella Premier League, il racconto di un uomo che ha avverato il sogno di Davide contro Golia. Una lunga, intesa storia, come quella scritta a quattro mani da Marco Tardelli e da sua figlia Sara: “Tutto o niente” (Mondadori, 18 euro, 168 pagine). A distanza di oltre trent’anni dall’urlo di Madrid, Tardelli racconta di una passione totalizzante come il primo amore, che nessuna difficoltà è mai riuscita a fermare: il calcio.

Bonus track: l’ultimo consiglio che vogliamo dare riguarda “Johan Cruyff – La mia Rivoluzione”, l’autobiografia del fenomeno olandese che ci spiega la sua visione del calcio, ma soprattutto della vita.

Comments

comments

Continua a leggere

Trending