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Azzardo e piaghe sociali

Calciatori e abuso di antidolorifici: torna la paura del “doping legale”

Matteo Luciani

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Un gran numero di importanti calciatori, a causa di un vero e proprio ‘abuso’ di antidolorifici legali, rischia la propria salute e potrebbe potenzialmente avere malattie pericolose nel corso della vita. Questo quanto sostiene l’ex capo dei medici della Fifa.

Circa la metà dei giocatori presenti nelle ultime tre edizioni della Coppa del Mondo ha assunto in modo costante farmaci anti-infiammatori non steroidei, come l’ibuprofene, afferma Jiri Dvorak.

Dvorak ritiene che sia assolutamente una “tendenza allarmante” tra i giocatori, compresi gli adolescenti. “E’ ormai diventata una questione culturale, è come se facesse parte del gioco”. “Si tratta di un’azione completamente sbagliata”, ha aggiunto il medico ceco, che ha lasciato Fifa nello scorso mese di novembre, dopo 22 anni.

Si tratta di abuso dei farmaci; è per questo che usiamo la parola allarmante“.

Tuttavia, l’associazione dei calciatori professionisti in Inghilterra ha replicato che l’abuso di antidolorifici ‘non è un grosso problema e neppure diffuso come si vuol far credere’ tra i suoi membri.

A smentire tutto ciò, ci ha pensato Danny Mills, ex mastino di difesa, inglese (conta pure diverse apparizioni in nazionale) ed oggi commentatore per la BBC.Gli antidolorifici nel calcio sono sempre stati molto diffusi e credo che lo saranno sempre. Sono stato in molti spogliatoi, dove ho visto giocatori subire pressioni forti per giocare con antidolorifici, piuttosto che rinunciare a match magari fondamentali per la squadra“.

Il professor Dvorak ha parlato alla BBC anche dell’interesse sviluppato sul tema dagli organi di governo britannici, i quali vogliono sponsorizzare una forte campagna contro l’uso di sostanze (anche non dopanti come nel caso degli antidolorifici legali) che tendono ad accrescere anche un modo di intendere lo sport diseducativo, ovvero quello della ‘vittoria ad ogni costo’.

Si prevedono riforme significative volte a migliorare il modo in cui gli atleti sono trattati ed in merito il professor Dvorak ha raccolto interessanti dati relativi al consumo di farmaci da parte di tutti i giocatori di ogni torneo Fifa tra il 1998 e il 2014.

E’ stato rilevato che quasi il 50% di essi ha assunto sostanze disponibili presso le farmacie “di tutti i giorni”. Il dott. Dvorak ritiene che alcuni club diano assoluta priorità al successo in campo piuttosto che al benessere del giocatore, e che ciò porta gli atleti a sentirsi costantemente “sotto pressione“, tanto da prendere farmaci per superare lievi ferite e giocare in partite importanti.

Dvorak in precedenza aveva già sollevato queste preoccupazioni quando era nella Fifa, ma a suo modo di vedere l’organo di governo mondiale non ha ancora affrontato la questione in modo appropriato.

L’abuso di farmaci, seppur legali, potrebbe “potenzialmente” creare grossi danni alla vita dei giocatori, sostiene e ribadisce più volte il professor Dvorak.

“Dobbiamo fare una dichiarazione forte per i giocatori: svegliatevi, e state attenti. Tutto ciò non è innocuo e non si può pensare che si può prendere un medicinale come i biscotti. Ha effetti collaterali”.

Dall’altra parte, però, sembra non esserci un gruppo di persone disposto ad ascoltare Dvorak.

Solo un calciatore con sede in Inghilterra ha sollevato preoccupazioni circa l’abuso di antidolorifici direttamente al PFA negli ultimi dieci anni, secondo il presidente dell’associazione calciatori inglese, Michael Bennett.

“Si è trattato di un atleta, con un problema alla schiena, che stava prendendo compresse di ibuprofene per non mancare mai in campo”, ha detto Bennett alla BBC Sport.

“Il problema è sorto più quando ha lasciato il calcio. Non riusciva a smettere di usare quella sostanza. Ha affrontato la questione andando dal suo medico personale e gradualmente ha diminuito il farmaco che stava prendendo, risolvendo il problema. Nel mio tempo di lavoro in questo campo, circa otto o nove anni, è l’unica persona che ha avuto un problema con gli antidolorifici”.

“Non è un grosso problema per noi”.

Un punto di vista parziale e pericoloso.

Il fatto viene confermato anche dal già citato Mills.Quando giocavo e mi facevano queste punture, l’unica cosa che chiedevo era se fosse legale, come ogni altro calciatore. Una volta avute le dovute rassicurazioni su ciò, si procedeva. Purtroppo, un calciatore ha solo voglia di scendere in campo, non pensa ad altro. Probabilmente, sarò onesto, con la testa da calciatore lo rifarei anche oggi”.

Eppure, tre ex calciatori della Premier League, Daniel Agger, Dominic Matteo e Ivan Klasnic hanno sofferto di gravi problemi a causa dell’abuso di antidolorifici.

Il primo svenne, con la maglia del Copenaghen, poco dopo che fu sostituito dopo solo 29 minuti di gioco in un importante match. Era in forte dubbio per la partita e assunse un numero esagerato di antidolorifici.

Il danese è stato costretto a smettere poco dopo perché il fisico non rispondeva più come avrebbe dovuto.

Ivan Klasnic, invece, incolpò i medici del Werder Brema per avergli prescritto dosi massicce di antidolorifici, fornendo una diagnosi sbagliata su un guaio fisico che, invece, necessitava di un intervento chirurgico. Il risultato fu un grave danno renale per il calciatore a causa dei troppi farmaci assunti.

In conclusione, il caso di Dominic Matteo, purtroppo il più grave. Il ragazzo ha dovuto subire un delicato intervento spinale perché, testimonianza del diretto interessato, “tanto col Liverpool quanto col Leeds, praticamente ogni sabato ricevevo una puntura per giocare e non sentire dolore, anche il minimo dolore”. Anche gli allenatori dovrebbero pensarci due volte prima di forzare un proprio atleta”.

Il messaggio è chiaro (soprattutto per i più giovani e, magari, più immaturi): pensateci due volte prima di subire un’iniezione di troppo.

 

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Azzardo e piaghe sociali

Decreto Dignità e Gioco d’Azzardo: Parola al Bookmaker

Emanuele Sabatino

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Il Decreto Dignità voluto dal Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha tra i suoi provvedimenti quello del divieto di pubblicità per quel che riguarda il gioco d’azzardo. Abbiamo intervistato Carmelo Mazza, amministratore delegato di Betaland, per capire le reazioni dei bookmakers alle decisioni del Governo. Ecco cosa ci ha detto.

Decreto Dignità quanto ci perdono in termini economici i bookmakers, calcolando il risparmio delle sponsorizzazioni e il mancato guadagno che questo potrebbe portare?

La risposta dipende molto dai diversi modelli di business legati alle scommesse (e sottolineo che non sto parlando degli altri comparti di gioco per i quali valgono altre considerazioni). Alcuni bookmakers hanno una presenza sulla rete retail che gli consente di assorbire la mancanza di pubblicità. In altri casi, e soprattutto per i nuovi entranti che hanno presentato richiesta di acquisire una concessione per il gioco telematico lo scorso marzo, non avere a disposizione la pubblicità rappresenta un limite molto consistente. Mi chiedo se questo non possa generare contenziosi.

Le persone, a prescindere dalle pubblicità sanno tutto su come scommettere: alla luce di questo, il decreto colpisce economicamente più le squadre o i bookmakers?

Sul bacino esistente di scommettitori, la pubblicità incide maggiormente nel rendere note promozioni specifiche. Circa il ruolo della pubblicità nell’attrarre chi non è ancora un giocatore, chiunque è nel settore sa quanto sia difficile. L’idea che la pubblicità convinca milioni di non giocatori a diventarlo è del tutto fantasiosa per quanto riguarda le scommesse sportive. Non voglio qui dare valutazioni non fondate, ma la mia sensazione è che nel breve il costo maggiore sarà per le squadre che dovranno sostituire il portafoglio degli investitori. Ma voglio sottolineare, ricordando esperienze passate con il tabacco, che le realtà più in vista facilmente troveranno rimedio mentre le seconde linee patiranno effetti negativi più a lungo. In questo senso interpreto la levata di scudi della Serie B di calcio e del basket.

Quali saranno le strategie pubblicitarie alternative visto il divieto su tv, radio, internet e giornali?

Bisognerà capire bene l’applicazione del decreto sul mondo digitale. Difficile adesso parlare di alternative tranne ipotizzare una maggiore rilevanza della rete retail di scommesse. 

Una postilla del decreto lascia vigenti gli accordi stipulati in precedenza: chi detiene questi contratti? vedremo accordi tutto d’un tratto molto lunghi? (come si fa nelle aziende che quando assumono fanno già firmare il foglio delle dimissioni lasciando la data in bianco)

E’ normale che, ad esempio, contratti di sponsorizzazione di squadre di calcio e di sport popolari possano avere durata pluriennale. Tuttavia non credo ad un’esplosione di contratti di lungo termine per attività pubblicitarie che normalmente sono pianificate trimestralmente. Semmai sarà curioso vedere una partita di calcio della Liga o della Premier dove i campi e le squadre sono fortemente sponsorizzate da bookmakers che sono anche concessionari in Italia, o partite di coppa tra squadre italiane e squadre estere sponsorizzate da bookmakers: sarà proibito loro mostrare il logo del bookmaker quando giocano in Italia? Avevo visto queste cose in passato, speravo di non vederle più; oggi in un mondo con copertura globale degli eventi sportivi mi sembra davvero voler tagliare il salame con il cucchiaino (per citare una vecchia clip del grandissimo Corrado Guzzanti) .

 

Avesse potuto scegliere, tra il divieto di pubblicità ed il rischio di un taglio netto all’offerta del palinsesto, cosa avrebbe scelto?

Come operatore legale preferisco il divieto di pubblicità; il taglio netto all’offerta del palinsesto renderebbe di nuovo felici gli operatori illegali. Basta chiedere all’Agenzia delle Dogane dei Monopoli per sapere di quanto si è limitato il fenomeno delle scommesse senza licenza italiana da quando il palinsesto è stato aperto. Ma, al di là della retorica imperante sul gioco, l’incidenza delle scommesse su avvenimenti minori è molto limitata e la gran parte delle scommesse sta sulle 4-5 tipologie principali. Pensare che si possa diventare ludopatici scommettendo sul numero di cartellini gialli in una partita di serie D è segno di una limitata conoscenza delle dinamiche del settore. Ma capisco che questo non è il tempo dell’approfondimento.

 

L’origine della Ludopatia è secondo lei dato dalla forte presenza della pubblicità o ha origine dal nucleo familiare ed amicale dell’individuo ludopatico?

Io credo che, come per tutte le addiction, la ludopatia sia l’effetto di una società più individualista ed alienante. Lo sviluppo delle addiction nasce da una tendenza a rinchiudersi e a non trovare supporto in reti di socializzazione (amicali o familiari) che fanno da paracadute rispetto a queste patologie, di fatto disinnescandole. E’ chiaro che in un contesto che sostiene meno chi è debole rispetto alle addiction, la presenza di pubblicità o di facili attrazioni ha un effetto maggiore. E questo merita una riflessione maggiore ed un’azione mirata per limitare l’accesso all’offerta di gioco. Io temo sempre le proibizioni a largo spettro perchè, non essendo mirate, finiscono per nascondere più che risolvere.

Io mi auguro fortemente che non sia così. Io mi auguro di confrontarmi con chi ha una visione del settore diversa dalla mia per spiegare le mie ragioni ed avere una regolamentazione equilibrata, non importa quanto restrittiva. Di sicuro, situazioni in cui si fanno iniziative legislative e poi si trovano scorciatoie o, semplicemente, non vi sono controlli, sono le peggiori possibili per chi vuole operare seriamente. Se mi è possibile dare un giudizio in merito, io mi auguro che il cambiamento politico in atto possa mettere in cantina definitivamente vecchi approcci come “fatta la legge trovato l’inganno” che tanto hanno nuociuto complessivamente al paese.

 Secondo lei, sempre al fine del rischio ludopatia, gioca un ruolo più importante la pubblicità o il fatto che si può scommettere su ogni partita, anche amatoriale, e soprattutto su ogni tipo di evento, anche il numero di fuorigioco, rimesse laterale, cartellini?

Ho risposto in parte in precedenza. Voglio però sottolineare che a spingere verso la ludopatie sono l’istantaneità e la ripetitività. Le scommesse non sono giochi caratterizzati da questi elementi. Se osservo l’andamento delle giocate, è praticamente inesistente la scommessa ripetuta su quegli eventi e, soprattutto, non vi è mai l’istantaneità dell’esito. Inoltre, come ho già detto, l’ammontare raccolto su quelle tipologie di giocate è molto limitato e normalmente viene ulteriormente limitato dai bookmaker. Non sono quelle le scommesse sulle quali i bookmaker costruiscono il loro conto economico, quindi faccio fatica a pensare che possano avere alcun effetto sull’estensione del fenomeno della ludopatia.

Da persona esperta del settore: cosa si sarebbe dovuto fare per evitare in primis il numero sempre crescenti di ludopatici e soprattutto che lo Stato italiano optasse per una legge ad hoc contro i bookmakers?

Io vorrei per prima cosa avere un dato attendibile sul numero dei ludopatici. Leggo a volte delle analisi che denotano più conformismo ad una retorica prevalente che una reale conoscenza del fenomeno. E vorrei anche poter distinguere tra tipologie di giochi. Detto questo, che non è certo elemento secondario per comprendere il fenomeno, per onestà intellettuale devo riconoscere che si è trattato il gioco con meno cura di quanto fosse opportuno. E per cura intendo una strategia cauta e condivisa di introduzione di nuove tipologie di giochi. Per la verità, questo è accaduto in una prima fase di apertura regolata del settore, diciamo tra il 2000 ed il 2010. Successivamente, all’apertura regolata si è sostituita un’apertura tout court, in cui si è consentito tutto troppo rapidamente. Se in quella fase il settore fosse stato più compatto e lungimirante ed avesse proposto una maggiore gradualità nel lancio di nuove tipologie di prodotto, forse oggi saremmo in una situazione migliore. Vero è, però, che accelerare è anche servito per riuscire a contrastare il fenomeno del gioco illegale che non si è riusciti a reprimere efficacemente, oltre che (è sempre bene ricordarlo) per aumentare il gettito erariale in anni di pesante contrazione delle entrate per via della crisi economica. Allora forse diventa evidente che la partita che si è giocata sul settore è stata molto più complessa di quanto emerge dalla poco informata vulgata sulle lobby del gioco e la politica.

C’è un rischio di ritorno al toto-nero con questo decreto?

Il toto-nero, nella sua versione 2.0, già esiste come spiegato in diverse inchieste giornalistiche che ho apprezzato molto da cittadino prima ancora che da esperto del settore. Diciamo che questo decreto non lo tocca e non crea condizioni per ridurne la diffusione. E, per la mia esperienza, alla disperazione del ludopatico si associa la spregiudicatezza dell’offerta di gioco. Tanto più si è ludopatici tanto più si è vittime di soggetti operano al di fuori delle regole sull’offerta di gioco ma che consentono di giocare a credito (cosa vietata nel sistema legale), di regolare mensilmente l’esito delle giocate e non volta per volta (altra cosa vietata), etc. Dove mancano tutele e regole per il giocatore si crea il perfetto brodo di coltura della ludopatia e non solo: su questo il decreto non incide.

Lei hai detto che la ripetitività delle azioni porta alla ludopatia. I bookmakers offrono anche scommesse virtuali su ogni sport ogni tre minuti. Non sono queste uno strumento fertile per creare ludopatici visto che sono costanti nel tempo, con esito immediato, ripetitive ma in realtà senza nessun abilità o approccio statistico matematico?
E’ vero che solo una parte del fatturato del gambling italiano deriva dalle scommesse sportive. E’ altresì vero che le scommesse, con approccio scientifico/matematico/statistico sono anche un gioco di abilità. Sarà possibile secondo te assistere, come già accaduto per il poker, italiano illegale perchè puro azzardo Texas legale perchè considerato gioco di abilità con buy-in prestabiliti all’origine, vedere una regolamentazione aspra per le macchinette e video lottery (creano ludopatici e sono ripetitive e dall’esito immediato) ed invece molto più blanda, quasi nulla, per le scommesse sportive? E’ uno scenario plausibile e che potrebbe accontentare tutti? Lo stato che tutela i giocatori, i bookmakers, e le squadre dei massimi campionati. 

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L’ Ormone della Crescita e le Ombre del Doping sulla Russia

Emanuele Sabatino

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Battuta la Spagna ai rigori e ottenuto il pass per i quarti di finale dove se la vedranno oggi contro la Croazia, il massimo momento di euforia della nazionale russa è minato da un caso particolarmente spinoso che sta tenendo banco in queste ore.

Quando si parla di Russia e soprattutto di trionfi russi, ecco che arriva il sospetto di doping. Stavolta però sembrerebbe esserci di mezzo una confessione che potrebbe inguaiare la nazionale ospitante il Mondiale. Secondo i media locali ci sarebbe un virgolettato, attribuito al padre di Denis Cheryshev, Dmitri, anche lui ex calciatore russo, che affermerebbe che il figlio abbia fatto uso dell’Ormone della Crescita prima dell’inizio del Mondiale.

L’uso di questa sostanza senza prescrizione medica è proibito e si rischia fino a quattro anni di squalifica. Alla fine della gara contro la Spagna l’attaccante russo ha risposto stizzito alle domande incalzanti dei cronisti: “Non so dove i giornalisti abbiano preso quella frase. Forse non hanno capito cosa stesse dicendo mio padre. Non ho preso nessuna sostanza proibita”.

A far eco alle parole della stella russa anche il direttore generale dell’Agenzia Anti-doping  nazionale Margarita Pakhnotskaya che al Sunday Telegraph ha affermato che l’agenzia indagherà a fondo sulla questione e soprattutto sulla provenienza di queste parole attribuite a Dmitri Cheryshev.

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Azzardo e piaghe sociali

Decreto Dignità e Azzardo: lo strumento di tutela teorico che mette in ginocchio il calcio italiano

Emanuele Sabatino

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La parte gialla del governo giallo-verde batte il primo colpo. Il Consiglio dei Ministri su proposta del Premier Giuseppe Conte e sulla spinta del Ministro Luigi di Maio ha approvato il “Decreto Dignità” con l’intento di rivoluzionare il mondo del lavoro ma non solo. Tra i cambiamenti in programma, infatti, anche il divieto per il settore Gambling e giochi a premi, fatte salve le lotterie, di fare pubblicità su ogni mezzo di comunicazione (televisione, radio e internet) e nelle manifestazioni sportive (niente nome ai campionati e niente sponsor sulle maglie).

IL PARAGONE CON LA LEGGE N.165 del 1962 CONTRO IL FUMO

Il Governo attuale ritiene giustamente la ludopatia la degenerazione di un vizio nocivo, quello del gioco,  proprio come quello del fumo che già dal 1962 con la legge numero 165 ha visto il settore regolato impedendo alle aziende produttrici di tabacco di fare pubblicità e da sponsor.

IL MONDO DELLO SPORT PROTESTA

La tendenza degli ultimi anni vede un mercato completamente saturo di spot di società legate al gioco d’azzardo con addirittura le quote delle partite prima e durante i maggiori eventi sportivi. Addirittura allo stadio, mentre la partita è in corso, sui cartelloni compaiono le quote sul prossimo goal. Assurdo. D’altronde più i bookmakers diventano ricchi e più investono in pubblicità.

I presidenti delle squadre, calcio soprattutto, lasciano trapelare il loro malumore perché questo settore così ricco si era molto legato ad esse facendo respirare i bilanci di queste ultime. Con il Decreto Dignità che entrerà in vigore il 1° Gennaio 2019, le squadre di Serie A perderanno in tutto circa 120 mln di euro in sponsor. L’unica consolazione è che tutti gli accordi stipulati in precedenza saranno fatti salvi col rischio di vedere in futuro qualche “impiccio”. Vedremo accordi  stipulati prima dell’entrata in vigore che si scopriranno decennali?

 

COSA RISCHIA CHI TRASGREDISCE?

Un’ammenda del 5% del valore della sponsorizzazione e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, ad un importo minimo di 50.000 euro.

L’INGHILTERRA CI SEGUE?

L’Inghilterra è la patria delle scommesse e lì il binomio squadra-bookmakers è molto solido e molto remunerativo. La metà delle squadre di Premier League ha il nome di un book sulla maglia e i soldi delle sponsorizzazioni derivanti dal gambling sono parti al 17% del totale. Anche nella terra della Regina però le cose potrebbero cambiare.

E’ in programma infatti una riforma simile al Decreto Dignità tant’è che le grandi squadre inglesi stanno dando il mandato alle grandi aziende di marketing di procacciare sponsor di settori diversi per non farsi eventualmente trovare impreparate.

 

 

BASTA A COMBATTERE LA LUDOPATIA?

Molti hanno detto, forse in preda al panico, che questo decreto porterà di nuovo al “toto nero”. Sbagliato perché il palinsesto dei bookmakers non cambia affatto e si potrà continuare a giocare tranquillamente. Proprio questo però è il problema, la falla in una legge che dovrebbe essere a tutela del giocatore. Il fatto che non ci sarà più pubblicità basterà a combattere la ludopatia? Ad una persona già ludopatica, che quindi ha già un problema, fa differenza se c’è la pubblicità o meno delle quote, o va nell’agenzia sotto casa come sempre fatto? Questo decreto combatterà il nascere di nuovi ludopatici? Quanto l’iniziazione alla pratica dello scommettere che poi degenera in ludopatia è attribuibile agli spot e quanto invece al nucleo familiare o agli amici? Domande che dovrebbero far pensare il legislatore e riflettere sulla ratio legis di questo decreto.

A nostro avviso la pubblicità non è il primo male del gambling e principale causa della ludopatia. Secondo noi questa è attribuibile allo sconfinato palinsesto e agli infiniti mercati proposti dal bookmaker. Un esempio: con la schedina non si diventava ludopatici, con le scommesse si. Prima si poteva scommettere 1X2, Under/Over, Goal/No Goal, ora di tutto.

La reazione dello scommettitore medio davanti al bookmakers quando vede un nuovo tipo di scommessa è sempre lo stesso: “No, puoi giocare anche questo!”, “Che quota sballata, sono soldi regalati, ti pare che non fanno…”

E quando ti trovi poi a sperare che Messi finisca in fuorigioco perché hai scommesso che l’Argentina farà più di 2 offsides nella partita, sia se vinci sia se perdi, sia se giochi 2 euro sia se ne giochi 1000, sei già ludopatico e forse non è colpa della pubblicità ma del palinsesto che anche dopo il Decreto Dignità rimarrà lì, intatto, intonso, sempre pronto ad ammaliarti e soprattutto ammalarti.

 

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