Se la vita fosse un film incapace di contemplare l’idea di lieto fine, Federico Melchiorri avrebbe chiuso la sua carriera con una sola presenza in Serie A.

Correva l’anno 2006. Un giovane di belle speranze come tanti altri esordisce nella massima serie alle porte del Natale, indossa la maglia del Siena e affronta l’Empoli in un classico derby toscano. Non segna, ma porta con sé una valigia piena di speranze e buoni propositi. Quell’attaccante di 19 anni non poteva sapere che la sua carriera, appena iniziata, si sarebbe trasformata in un calvario segnato da due gravi cadute ed un conto col destino sempre in attivo. Federico Melchiorri da Treia non poteva sapere che avrebbe rivisto la Serie A dopo dieci anni, in una notte cagliaritana d’inizio autunno. Il lieto fine, a prescindere da come andrà, c’è già stato. E il suo è un film dai contorni drammatici, una vita nella quale nascita, caduta e rinascita sono componenti centrali e ricorrenti. Per raccontare la sua storia, indicare un bivio non basta. Ne servono almeno cinque.

Torniamo indietro per una seconda volta. Dopo aver chiuso l’esperienza con il Siena, Melchiorri capisce che i tempi per imporsi in A non sono ancora maturi. Viene ceduto in compartecipazione alla Sambenedettese che lo gira poi in prestito al Giulianova, in C2. Un disastro, o quasi. Nella stagione 2007/2008, l’attaccante marchigiano segna solo 2 reti in 14 presenze.  L’anno dopo il bilancio è ancora più negativo:  la punta mette insieme la miseria di 16 partite con le maglie di Sambenedettese e Poggibonsi, senza fare un gol. Troppo poco per un giocatore col suo talento. Nel calcio, come nella vita, è fondamentale trovarsi al posto giusto al momento giusto. E serve una buona dose di fortuna. Quella che Melchiorri non ha nel 2010 quando, dopo esser tornato al Giulianova, scopre di avere un cavernoma venoso, una particolare patologia che porta all’attorcigliamento dei vasi sanguigni del cranio. Federico si trova di fronte al primo bivio, il più importante. Resta fuori dai campi da gioco per 7 mesi, vince la sfida col destino e riprende ad inseguire il suo sogno. Mai come in questo momento è stato lontano dalla A, appena assaggiata quattro anni prima. Molti si sarebbero arresi, lui no. Alla caduta è seguita una lenta rinascita, costruita dal basso gol dopo gol.

Melchiorri ha 24 anni e riparte dall’Eccellenza, indossando di nuovo la maglia del Tolentino, squadra nella quale era cresciuto. Federico, forgiato nello spirito dalla vittoria più importante della sua vita, giganteggia e mette a referto 45 reti in 71 presenze tra il 2010 e il 2012. La scalata verso la massima serie continua con la Maceratese, neopromossa nel l’ultimo girone infernale del calcio dilettantistico. Melchiorri trascina la squadra della sua città a suon di gol, segnando 26 reti in 34 partite. La D è troppo poco per uno col suo talento e il doppio salto che lo porta nella serie cadetta è una naturale conseguenza. Secondo bivio e nuova destinazione con vista sulla A. Da Macerata a Padova il passo è breve, ma non mancano gli ostacoli. Nonostante segni 6 gol in 30 partite, non riesce ad evitare la retrocessione della sua squadra. Lui, di tornare in Lega Pro dopo aver assaporato il sapore agrodolce della B, non ci pensa nemmeno e il Pescara decide di puntare su di lui.

La stagione 2014/2015 lo consacra definitivamente. Melchiorri, galvanizzato dalla titolarità fissa e da un contesto capace di valorizzarlo pienamente, incanta la B con 14 gol, alcuni dei quali di pregevole fattura. L’utopia della A si trasforma in una realtà possibile, ma Federico si trova di fronte un terzo bivio. Gli abruzzesi, trascinati dalle sue giocate, arrivano fino alla finale dei playoff della serie cadetta. La sfida col Bologna, una corazzata costruita con i soldi americani di Tacopina e Saputo, mette in palio un biglietto di sola andata per la A. Dopo 9 anni, Melchiorri ha la possibilità di tornare da protagonista assoluto nell’unico palcoscenico degno di ospitare il suo talento.  Questo film a lieto fine, tuttavia, sembra esser stato scritto a tratti da Hitchcock e il marchigiano deve chinare il capo di fronte ad un palo ed una traversa, distribuiti equamente tra andata e ritorno. Il destino gli gioca l’ennesimo scherzo e l’appuntamento con la A è rimandato. Ancora una volta, tuttavia non per molto. Melchiorri ha la possibilità di realizzare il suo sogno indossando la maglia del Carpi (matricola assoluta nella massima serie), ma lui decide di sposare il progetto del Cagliari di Giulini e firma un triennale con i sardi il 23 giugno del 2015. La cavalcata trionfale verso il Paradiso è scandita anche dai suoi gol, 8 in 27 partite, ma la sfortuna, certe volte, si accanisce nei confronti degli eroi che venerano la dea Eupalla. Mai un pesce d’aprile fu più indigesto: il primo aprile del 2016 Melchiorri si procura in allenamento la lesione del crociato anteriore del ginocchio destro.  Stagione finita, i bivi della sua vita umana e calcistica non si contano più e Federico è costretto a star lontano dai campi da calcio per sei lunghi mesi. Il Cagliari gli resta vicino e il nostro eroe riprende presto a correre faticosamente verso la gloria. Quella che assapora il 26 settembre, quando torna in campo acclamato dal Sant’Elia. Dopo dieci anni e tante vite vissute, Melchiorri sbarca di nuovo in Serie A e raccoglie la seconda presenza, meritata come poche altre.

La storia di un grande talento e la cronaca delle ultime settimane si incrociano a quel punto nel segno del pragmatismo che deve caratterizzare un bomber di razza, seppure atipico. Il Cagliari, raggiunto sul pari dalla Sampdoria a pochi minuti dalla fine, ha bisogno di un gol per portare a casa tre punti fondamentali e meritati. Melchiorri, stavolta, è al posto giusto al momento giusto e approfitta di una papera di Viviano, propiziata da un movimento furbo della punta. La porta si sviluppa con la stessa ampiezza in qualunque categoria, Federico lo sa e la inquadra freddamente con un  piatto morbido che spinge il pallone in rete. Gol. A Cagliari esplode una bolgia infernale e Melchiorri respira il profumo dolce del Paradiso. Ha vinto lui, a prescindere da come andrà. Ha trionfato lui, incantando San Siro due settimane dopo con una rete meravigliosa nella quale ha mixato sapientemente un innato senso del gol e dei mezzi tecnici fuori dal comune. La fortuna, a quel punto, ha servito un nuovo assist e lo ha reso protagonista anche di una seconda rete, seppure gli archivi riporteranno un’ autorete di Handanovic. La vita è un film che contempla l’idea di lieto fine e Federico lo sa. Ora lo sa. Ma non finisce qui: domenica il Cagliari incontrerà la Fiorentina e un’altra sfida lo attende. C’è un nuovo bivio da scoprire e la sua partita, a 29 anni, è appena a metà. Corre l’anno 2016: Federico Melchiorri da Treia ha un’altra vita da vivere. L’ennesima.

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