“È ufficiale, non sono più il capo della società. La mia nuova posizione è quella di presidente onorario, anche se non so cosa significhi”.

È così che Bernie Ecclestone ha detto addio, o è stato costretto a dirlo, al circus, da lui stesso creato, della Formula 1. Dopo 40 anni di gestione, l’inglese lascia lo scettro al colosso americano Liberty Media in procinto di acquistare la massima serie automobilistica per una cifra intorno a 7,5 miliardi di euro. La società d’oltreoceano ha così dato un contentino ad Ecclestone, affibbiandogli la carica di presidente onorario avente un valore puramente ornamentale e per nulla decisionale. Un ringraziamento infimo, infinitesimale, nei confronti di un uomo che ha preso lo sport automobilistico inteso come Formula 1 seguito da un pubblico di nicchia, di pochi appassionati, negli anni ‘70 e lo ha reso un evento su scala globale.

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Sotto di lui sono passati i più grandi piloti della storia: da Piquet a Lauda, da Senna a Mansell passando per il suo amato Alain Prost, fino ad arrivare ai più o meno recenti Schumacher, Alonso, Vettel ed Hamilton. Bernie ha accarezzato con vigore tutte le epoche del grande automobilismo, non esiste Gran Premio, salvo qualche episodio, che non lo abbia visto passeggiare e sorridere per il paddock.

Il personaggio Ecclestone ha visto nel corso della propria carriera essere paragonato a diverse figure, ma due su tutte vanno riportate agli onori della cronaca. La prima è quella dello “iettatore”, del porta sfiga in parole povere, dato che, quando ancora non gestiva la società e vestiva invece i panni d’agente dei piloti, ben due dei suoi assistiti persero la vita in gara. Lewis-Evans, scudiero della Connaught, morì al seguito di un terribile incidente durante il GP di Monaco del 1958; Jochen Rindt scomparso nel 1970 anch’egli dopo un incidente nel GP di Monza del 1970. L’immagine più affascinante e al contempo superstiziosa è quella, però, che lo vedrebbe a capo della progettazione della cosiddetta “rapina del secolo”, ovvero il colpo al treno postale Londra-Glasgow dell’8 agosto 1963 dove vennero rubati oltre 2 milioni e mezzo di sterline. Intervistato poi molti anni dopo dal quotidiano Indipendent sulla vicenda dichiarò, sempre facendo ricorso alla sua straordinaria dialettica: “Su quel treno non c’era abbastanza denaro. Io avrei saputo fare di meglio”.

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Forse la situazione attuale della Formula 1 era troppo imbrigliata nei fasti di un tempo, si specchiava con quella che non era più la realtà; il circus stava man mano perdendo di peso, aveva imboccato la parabolica della noia e un cambio generazionale si è probabilmente pensato necessario. L’istituzione F1, perché di questo ormai si tratta, non vedrà più un monarca a tessere le fila bensì un duo di uomini chiamati a mantenere a galla la nave e a portarla verso mari ancor più limpidi. A capo della parte relativa al marketing e ai diritti televisivi ci sarà il già collaudato Chase Carey che in passato ha diretto Century Fox e lavorato per ESPN; dovrebbe quindi essere una garanzia per esperienza e qualità. Gestirà, invece, il reparto prettamente sportivo Ross Brawn, ex team principal Mercedes ed ex direttore tecnico Ferrari su cui pesano gran parte delle aspettative per la riuscita del progetto: “Abbiamo un’opportunità quasi senza precedenti di lavorare insieme con squadre e promotori, al fine di migliorare la Formula 1 per chi ci lavora e, soprattutto, per i tifosi”, queste sono state le sue prime parole che lasciano davvero sperare in qualcosa di buono.

Ecclestone è per il circus il passato, presente e l’uomo che ha gettato le basi per il futuro; il suo nome riecheggerà sempre tra un rombo e una staccata e probabilmente poteva essere congedato in maniera migliore. Ora tocca ai nuovi portare avanti la baracca d’oro; la macchina e la benzina ci sono, la palla passa ai nuovi piloti messi al comando.

 

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